Personal tools
You are here: Home Legend Il mio indimenticabile pranzo di Natale
Navigation
Log in


Forgot your password?
New user?
« September 2008 »
Su Mo Tu We Th Fr Sa
1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30
 
Document Actions

Il mio indimenticabile pranzo di Natale

In quel lontano 1943, la mia famiglia era composta dal nonno e dalla nonna, poi il papà e la mamma, mio fratello Pietro di dodici anni, mia sorella Maddalena di undici anni, Ester di otto anni, io e Simeone, il più piccolino.

Vivevamo in campagna, in una fattoria a pochi chilometri dalla città e come tutte le case di campagna di allora, anche noi avevamo un pollaio con galline (poche), oche (pochissime), conigli (molti, ma loro servivano per essere venduti al mercato) e un cane dal pelo color ruggine di nome Cola (in seguito ogni nostro cane ebbe lo stesso nome). Quella specie di babau ringhiante era il vero signore del cortile, tant'è che gli altri animali dovevano sempre tener conto dei suoi umori, mentre l'attraversavano.

Cola, oltre che essere mio amico personale, aveva un compito primario; impedire l'ingresso e l'uscita a tutti gli intrusi o presunti tali…compresi i tedeschi.

Avevamo anche una gatta nera come la notte, ma di lei ci si doveva fidare poco, specialmente quando iniziava a sfregarsi contro le gambe di chi le capitava a tiro, poiché all'improvviso poteva mordere e scappare, e per questa sua predisposizione finiva quasi sempre con il buscarsi qualche colpo di scopa e i rimbrotti della nonna, che era solita scacciarla con le solite parole:

«Vai fuori brutta farabutta di una ladrona, vai a dare la caccia ai topi!».

Lei, «la gatta», non aveva un vero nome, la chiamavamo soltanto «la gatta» e probabilmente questo nomignolo non doveva essere di suo gradimento, perché senza far torti a nessuno, lei si mostrava scontrosa e scorbutica con tutti i membri della famiglia.
Lei si cibava di quel poco, anzi pochissimo, che riusciva a trovare incustodito (ricordo il giorno in cui vidi piangere la mamma perché la pantera era riuscita a rubare un intero pezzo di burro che le era costato una mattina di lavoro), oppure, come la incitava giustamente la nonna, dando la caccia ai topi che in campagna non mancavano.
D’inverno se ne stava beatamente sul tetto a ridosso della cappa del camino, al riparo delle tegole, mentre la notte preferiva trascorrerla nella legnaia dove tenevamo, oltre alla legna da ardere, tutto ciò che in casa non serviva, compreso il materiale che il babbo non utilizzava nella sua bottega di maniscalco, e soprattutto tanti stracci d'ogni genere (La nonna era sarta e lavorava in casa con altre due vicine) che noi bambini, ogni tre o quattro mesi, barattavamo con lo stracciaiolo per avere in cambio un pezzetto di preziosa liquirizia.
Perciò «la gatta» trovava sempre modo di starsene al calduccio anche fuori di casa.

Come dicevo, c’erano le oche e le galline, queste ultime erano intoccabili per via delle uova che servivano a noi bambini, mentre le oche, prima di essere mangiate (obbligatoriamente a Natale) dovevano mangiare.

Portarle a pascolare era il compito di noi due più piccoli, ma in realtà soltanto mio; mi rivedo con in braccio il piccolo Simeone che non aveva ancora compiuto tre anni, ed in mano il bastoncino che serviva a "guidare" le oche, avviarmi al solito posto, una striscia di prato incustodita che diventava il loro pascolo e anche il mio luogo di gioco.
Non ero mai libera del tutto, perché sebbene qualche volta per giocare trascuravo i miei compiti di custode, sia Samuele che le oche non correvano pericoli.

Insomma una vera fatica anche giocare!

Poi, con mio sommo piacere, le oche cominciarono a diventare sempre più grasse e questo significava che il Natale si avvicinava, ed io, ma anche i miei fratelli, già pregustavano il pranzo natalizio.

Io quel Natale l'attendevo per quattro diversi motivi: per vedere il presepe che nostro padre preparava di nascosto la sera della vigilia dopo averci mandato a letto presto, per la bella tovaglia bianca che la mamma quel giorno avrebbe usato per apparecchiare la tavola (che da sola mi dava l’idea della festa grande e delle cose buone da mangiare), per la mia prima letterina che avrei messo sotto il piatto del babbo e per la bambola che avrei avuto in dono, (sempre la stessa!) che era già stata il balocco delle sorelle maggiori e che pochi giorni dopo sarebbe «sparita» per riapparire il Natale successivo.
Finalmente venne il grande giorno, ed io, che fino ad allora non mi ero ben resa conto della guerra (A quel tempo avevo sei anni), ebbi modo di farne conoscenza proprio a Natale!
Quella mattina la mamma aveva guidato la mia mano a scrivere la letterina da mettere sotto il piatto del babbo, e con tanta fatica avevo impiastricciato poche righe che avrebbero dovuto avere questo senso;

Questa mattina ho chiesto al mio cuore:
– Suggeriscimi tu le parole
   da dire al babbo in ogni momento.
E il mio cuore ha indicato, felice e contento:
– Fagli un sorriso e digli soltanto:
   Ti voglio bene...ma tanto, tanto, tanto...

Il pranzo era atteso da tutti noi e consisteva obbligatoriamente in un bel piatto fumante di polenta gialla e dalla nostra oca con patate cotte nel suo grasso. Una vera leccornia!

Non potrò mai dimenticare il delizioso profumo dell’oca che arrostiva nell’enorme tegame sulla stufa a legna e soprattutto l'emozione per le esclamazioni di sorpresa che il babbo avrebbe avuto al ritrovamento della mia letterina sotto il piatto, quando improvvisamente un rumore sordo e cattivo riempì l’aria terrorizzandomi.
Il nonno prese noi piccini e ci portò di corsa nella bottega del babbo, ci fece sdraiare sotto la forgia che, disse, ci avrebbe riparato dai proiettili degli aerei.
Obiettivo dell’incursione degli aerei alleati era un piccolo aeroporto poco distante dalla nostra casa.
La paura tentò di farmi impazzire, ma fu il rumore delle esplosioni che si prese la bambina che ero stata, e per la prima volta capii che da allora tutto sarebbe cambiato per colpa della guerra…proprio nel giorno tanto atteso del presepe, della letterina, della tovaglia bianca e dell’oca!

Poi, passato il pericolo e riavutami dalla paura, sentii il grido disperato della nonna: «l’oca, l’oca!»

Era successo che nel trambusto creato dal bombardamento, nessuno aveva curato «la gatta», che sfidando bruciature e scopa, aveva scoperchiato la grossa pentola e si era impadronita del nostro prezioso pranzo natalizio.
Per fortuna mio fratello Pietro recuperò l’oca in un angolo del cortile, un po' lacerata dalle sue unghie, ma ancora in carne, e così il nostro pranzo ebbe inizio tra i mugugni della nonna e il «magone» della mamma.

Che Natale fu quello! La paura della guerra, sommata al dispiacere della mamma, mi tolse la gioia della festa.

Ma si sa, a noi bambini basta poco per dimenticare le cose brutte che ci circondano, e grande fu il mio stupore quando, alcune settimane più tardi, una domenica, in tavola, oltre alla solita polenta c’era la tovaglia bianca e la mia letterina, assieme ad un fumante e profumatissimo coniglio arrosto che divorai con gusto

 

Quello si che fu il mio indimenticabile pranzo di Natale.

Maria Santander
1^ media, sezione B della scuola Nazario Sauro

 

by Legend — 2006-04-11 02:21 - © tutti i diritti riservati autore

NO!

Posted by BarbaraX at 2007-03-09 22:28

L'oca arrosto, il coniglio al forno: ma non sarebbe ora di educare chi legge ad una dieta vegetariana? Che orrore considerare come cose degli esseri senzienti. Che orrore. L'uomo nuovo, se mai si affaccerà all'orizzonte di questo pianeta-latrina, sarà colui che non torturerà e non massacrarerà le vite degli altri esseri viventi, visto che ne può benissimo fare a meno. Chi scrive ha l'obbligo morale di educare al rispetto per la vita. Su questo pianeta siamo tutti uguali, nessuno è inferiore. C'è solo un pirla che si crede superiore agli altri, ed è l'uomo. Antispecismo siempre!

Eccessivo

Posted by marina at 2007-03-12 10:47

Non entro in merito al discorso vegetariano ma pensare di descrivere certe realtà distorcendole mi sembra fuori luogo. Mi suonerebbe strano leggere di un racconto delle cene preistoriche, oppure degli antichi romani ,ovvero dei banchetti medievali escludendo la carne. Forse si vuole proporre di non parlarne per niente ma questo mi sembra integralismo e, qualunque sia la motivazione, diventa una censura di idee.

Completamente fuori luogo

Posted by BarbaraX at 2007-03-14 14:11

L'umanità dovrebbe crescere, evolversi, giusto? Ti sembra il sintomo di un'evoluzione il fatto che l'uomo si ritenga superiore alle altre specie viventi e abbia deciso di disporne a suo piacimento? Io, personalmente, censuro con forza tutte quelle idee che implicano la distruzione della vita altrui: sono stata chiara? Dimmi tu cosa c'è di sbagliato in questo. Per fortuna non siamo nel medioevo o nella preistoria: o a qualcuno fa comodo restarci solo per il consumo di carne? L'uomo di oggi può benissimo farne a meno. Il natale senza tacchino?... Che brutto. La pasqua senza agnello sgozzato?... Che brutto. Vero? E invece io dico: che mostruosità. Capisci? Si può discutere se tu fai il tifo per una squadra di calcio e io per un'altra; ma se io non contribuisco a torturare e ad ammazzare esseri senzienti, se io non li considero inferiori a me, e se tu fai l'opposto, mi sembra evidente che la ragione -eticamente e scientificamente- non sta certo dalla tua parte. Continua a cibarti di carne, se non hai la forza (minima, peraltro) di diventare vegetariana, ma almeno abbi il buon gusto di non venirmi a dire che io sostengo tesi errate o che ho atteggiamenti integralisti. Io sono obiettiva, mi pare di avertelo dimostrato ampiamente.

Che rispondere?

Posted by marina at 2007-03-15 11:54

Che dire ad una persona che si definisce "io sono obiettiva"? E' possibile mai discutere? L'unica possibilità di parlare con te e darti ragione. Capisco il tuo calore ma per favore almeno non attribuire dichiarazioni ad altri che non sono state fatte, nella fattispecie a me. Qui si discute di un racconto se non ti piace il modo di scrivere va bene parliamone, ma pretendere di decidere gli argomenti da trattare mi sembra troppo. Se davvero vuoi portare proseliti alla tua causa non è con l’aggressività che la otterrai, anzi. Mi auguro di leggere la stessa passione nelle vicende che vedono orribili soprusi sugli esseri umani, leggero con piacere le tue vigorose vergate. Con rispetto

Rispondimi con obiettività, per favore

Posted by BarbaraX at 2007-03-17 15:49

Io non contribuisco da tanti anni alla tortura e alla morte di animali, di esseri senzienti, nei mattatoi e negli allevamenti, mentre tu invece sì: come puoi pensare che su questo tema la ragione stia dalla tua parte? Su questo tema (e solo su questo) io, come tanti altri, sono oggettivamente inattaccabile, che ti piaccia o no. Quanto al mettere il becco nei racconti degli altri, ci sono persone molto più qualificate di me che già lo fanno. Soltanto mi chiedevo: non sarebbe ora che sul piano dei contenuti si cominciasse ad educare anche per quanto riguarda certe tematiche? Quanto invece agli orribili soprusi perpetrati ai danni degli esseri umani, ti invito a leggere il mio di racconto, "Una notte nera, poi l'alba", dove non si fa menzione della filosofia animalista, ma dove la persona presa di mira è una transessuale: brutto argomento, vero? In definitiva, io ho solo voluto portare anche qui la mia "battaglia" di civiltà: se qualcuno vorrà riflettere sulle mie parole, ne sarò felice.

Che vuol dire no?

Posted by Legend at 2007-03-17 16:37

Ecco un altro commentatore arrabbiato. A BarbaraX da fastidio l'uomo che si nutre di carne. A me danno fastidio commenti che invece di cucire un giudizio sull'opera, spendono parole in aria fritta, spesso per soddisfare le loro idee. A me sembra che non sia compito di un autore che pubblica sulla rete convincere il mondo se essere vegetariani o no. Ognuno ha le sue idee, non credi? E per concludere se proprio ti senti un pirla sono affari tuoi . personalmente mi sento ne più ne meno un essere umano, ma senza strane idee per la testa siempre!

Dialogo tra sordi?

Posted by BarbaraX at 2007-03-18 12:16

Non sono arrabbiata, sono triste. Si tratta di due sentimenti molto diversi fra loro. E perché sono triste? Perché, sia tu che la commentatrice precedente, avete detto di tutto senza affrontare le questioni sulle quali vi invitavo a riflettere. I miei rilievi non hanno alcuna connotazione letteraria, non ho le capacità per commentare o recensire uno scritto. Comunque, se proprio insisti, ti "cucisco un giudizio sull'opera" da semplice lettrice: il tuo racconto, dal punto di vista stilistico e dei contenuti, lo trovo imbarazzante. Ma torniamo alla questione di fondo. Le mie "strane idee" non implicano la tortura e l'uccisione di esseri senzienti e indifesi: torno a chiederlo ancora una volta: come si può attaccarmi? Le idee e le opinioni degli altri sono degne di attenzione solo se non implicano la distruzione di altre vite. In caso contrario, io, come altri, ho tutto il diritto (e il dovere) di farlo notare. Io non appartengo a nessuna setta e non ho alcuna strana idea per la testa: semplicemente rispetto la vita e non considero inferiore a me nessun essere vivente. Paradossalmente, invece di tutte queste circonlocuzioni, avrei preferito che qualcuno mi rispondesse: "Sono un uomo, sono l'essere superiore, faccio degli altri esseri viventi tutto ciò che mi pare, compreso il prenderli a calci e a bastonate nei mattatoi, perché se prima di crepare non soffrono, non mi danno una buona carne". E' un concetto eticamente orrendo, ma è la concezione dei più, è la realtà. Dunque, che lo si ammetta. Io sono per una scrittura orientata verso la tutela dei diritti dei più deboli fra i deboli.

Appunto idee degli altri

Posted by marina at 2007-03-19 18:10

Scusa Barbara, tu cosa ne sai se io sono vegetariana o no? Ci conosciamo? Non mi pare. Perchè dovrei risponderti come vuoi tu? Perchè vuoi in mettere in bocca agli altri idee e parole che non gli appartengono? Per essere considerata da te devo rispondere necessariamente come vuoi tu? Sia nel bene che nel male le persone devono dare una risposta che ti consenta di classificarle catalogarle ed etichettare, proprio come le mucche al macello. Comunque ho visto che hanno aperto il forum se vuoi discutere di altre cose quello è perfetto ma per quanto riguarda gli scritti io resto dell'opinione che se si racconta qualcosa quel qualcosa va raccontata come è. Nel 1943 io non c'ero e sono sicuramente neanche tu, io leggo quello che ha da raccontarmi chi ha vissuto la tragedia grande che è la guerra. Con affetto

Che discorsi

Posted by BarbaraX at 2007-03-21 21:49

Che discorsi: è ovvio che non sei vegetariana, altrimenti mi avresti appoggiata. Non voglio assolutamente che tu o altri mi rispondiate in un certo modo piuttosto che in un altro; semplicemente vi sto dicendo: abbiate il coraggio di ammettere certe vostre scelte che io e altri consideriamo mancanze di natura etica. Vuoi sentirne una al riguardo? Anni fa, quando non c'erano ancora certi negozi, un amico mi disse: "Barbara: le scarpe che indossi sono di vera pelle?". E io, mesta, gli risposi: "Sì, sono vecchi cadaveri". Ma quando sono tornata a casa, non me la sono presa con lui: il torto stava dalla mia parte, considerate le idee che sostengo. Lui aveva ragione, io dovevo solo starmene zitta: ed è quello che ho fatto. Poi, sono anche riuscita a rimediare, grazie al fiorire nell'ultimo decennio di negozi che vendono calzature "cruelty free". E comunque adesso basta con questo tormentone della sottoscritta che metterebbe in bocca ad altri parole che non hanno mai detto: è una delle poche cose che non ho mai fatto. Tu non hai nessun bisogno di essere considerata da me, i miei pensieri non contano nulla. Ciao.

 

Powered by Plone, the Open Source Content Management System

This site conforms to the following standards: