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Per il piccolo Tommaso Onofri


Non ho seguito i primi notiziari,

ho goduto del sole e della primavera.

E’ quasi buio,

una voce lapidaria e senza sconto

mi entra dentro.

No, non è vero,

ho pedalato troppo,

forse sono stanco,

mi devo riposare.

Balle.

Non riesco a trattenermi,

gli argini si rompono,

mi nascondo dallo sguardo di mia madre,

perché mi vergogno

e non ne so il motivo.

Cerco di asciugarmi,

ma non c’è verso di rimanere asciutto.

Preso alle spalle,

sedotto da due occhi azzurri

come la verità,

mi sento mutilato,

incapace di comprendere

il potere di un veleno senza antidoto,

più grande di me.

Ho le mani fredde,

riesco ad odiare,

batto i piedi sul parquet

e se dovessi dar fastidio

è quello che voglio.

Voglio far rumore,

perché tutti sentano,

perché non siano distratti.

Se domani inciamperò un’altra volta

nella tua dolcezza che era la vita,

dovrò essere cinico,

per sopravvivere.

Mi sento piccolo, hai ragione,

oggi hai vinto tu.

Ciao Tommaso.

 

 

by Tiziano Torchetti — 2007-11-08 16:31 - © tutti i diritti riservati autore

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