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Il regalo del gatto

Veterinario "rispolvera" il dramma di una gatta accaduto cinque anni prima...


 Mattinata della vigilia di Natale. Davide Sabani, oramai prossimo a “conquistare” la sua pensione d’anzianità, prediligeva quella mattinata seduto su una poltrona, tra la solitudine e il silenzio: il fuoco del grande camino del salotto era la sua unica visione spettacolare. Al calore della fiamma, la sua giornata “invernale” si alternava con letture, musica radiofonica, computer. A volte evitava questi “oggetti di compagnia” per poter meditare sul passato, sulla sua giovinezza, sul ricordo dei banchi scolastici…

   La neve aveva appena smesso di cadere; il panorama campagnolo sembrava uscire da un racconto di Dickens: la spessa coltre sul selciato e sui cornicioni; le luci colorate degli alberi natalizi dietro i vetri delle finestre, che facevano un caldo contrasto con le bianche colline circostanti e lontane. Quella mattina, dirimpetto a un fuoco più che mai ardente, il suo pensiero era legato a una certa gattina, di nome “Sissi”. La vide per la prima volta una gelida mattina d’autunno di cinque anni prima, quando la sua domestica si rivolse a lui perché in qualità di veterinario visitasse la bestiola dal pelo nero.

   “Non sapevo che avesse un gatto, Clara!”

   “Non l’abbiamo, dottor Sabani. Questa è una trovatella. L’abbiamo chiamata “Sissi”; viene da me due o tre volte la settimana. Io e i miei familiari le diamo da mangiare.”

   “Non avete mai pensato che, magari, voglia restare sempre da voi?”

   “No. È una creatura timida. Entra in casa furtivamente, prende il cibo e poi se ne va. Ha un’aria simpatica, ma sembra non gradire interferenze di sorta nella sua vita privata.”

   Il dottor Sabani osservò la gatta. La prese tra le sue braccia, ma subito l’animale si divincolò. A terra, la gatta s’accostò, pacificamente, sulla prima base del camino. C’era qualcosa di strano nel comportamento di Sissi. Seduta diritta come un fuso sullo spesso tappeto davanti al fuoco, non pensava neppure ad acciambellarsi o a lavarsi o a fare qualsiasi altra cosa che non fosse il semplice guardare davanti a sé. Qualcosa nel suo pelo polveroso, nel suo aspetto macilento e un po’ selvatico fece intuire al veterinario la verità sul suo conto.

      “Sembra quasi che voglia concedersi un lusso.”, annuì il dottore. “Sta assaporando una sensazione di benessere insperata nella sua esistenza quotidiana!”

   L’uomo provò a fare amicizia con l’animale. Parlandole con voce dolce e suadente riuscì ad accarezzarle la guancia con un dito. Rispose strofinandosi contro la sua mano, poi uscì furtivamente dalla stanza e si eclissò. La domestica fece un gesto amabile e dichiarò il suo dispiacere che la gatta circoli nelle stanze credendo nell’ira del suo datore; ma così non fu: il dottor Sabani rise divertito alla reazione della gatta.

   “La lasci stare. Finita la sua giornata se la può portare a casa. È una straordinaria gatta; la curi e la protegga.”, replicò generoso come sempre.

   Era la mattina dell’Epifania quando il veterinario ebbe di nuovo notizie da Clara, e il suo tono di voce era di scusa.

   “Dottor Sabani, mi spiace disturbarla proprio oggi.”, disse. La sua naturale gentilezza non riusciva a nascondere la preoccupazione che si avvertiva nitida nella voce. “Si tratta di Sissi. C’è qualcosa che non quadra; per favore, vorrebbe raggiungere casa mia. È comparsa all’improvviso circa due ore fa; sembrava reggersi a fatica sulle zampe e teneva in bocca un gattino.”

   “Accorro subito, non si preoccupi!”

   Sissi giaceva immobile su un fianco, e rannicchiato vicino a lei c’era un gattino nero. Il dottor Sabani s’inginocchiò e passò la mano sul collo e sulle costole; era più magra del solito, con il pelo sporco e incrostato di fango. Quando le abbassò la palpebra e notò che la congiuntiva era bianca, ebbe un presentimento. Palpò l’addome e constatò una massa dura tra i visceri: un linfosarcoma. Per giunta a uno stadio avanzato e senza speranza di guarigione.

   “Sta morendo. È in coma e ormai non soffre più.”, dichiarò.

   “Povera bestiola!”, singhiozzò la donna. “Cosa deve aver passato! Avrei dovuto fare molto per lei!”

   “Nessuno avrebbe potuto fare di più di lei, Clara.”

   “Avrei dovuto tenerla qui, al caldo. Dev’essere stato orribile rimaner fuori al gelo così malaticcia, e avendo avuto i gattini, per giunta! Chissà quanti ne sono nati!”

   “Non lo sapremo mai. Forse, ne ha avuto uno solo. Capita, a volte; e lo ha portato a lei, vede?”

   “Un bel gesto!”, disse commossa, Clara; non appena l’ebbe preso in braccio, il micino aprì la piccola bocca in un muto miagolio. “Davvero strano, dottore! Stava morendo e ha condotto qui il suo “figliolo”. Amore di mamma gatta!”

   Sabani si chinò e mise la mano sul cuore di Sissi; non si udì alcun battito. Avvolse la bestiola in un lenzuolo e la portò nel bagagliaio della macchina. Quando ritornò dalla sua domestica, lei stava ancora accarezzando il gattino e non piangeva più. Disse che lo volle con sé…

   Il micino divenne presto un bel gatto dal pelo lucente e dall’indole violenta, a cui mise il nome di Buster. Sotto ogni aspetto era l’esatto contrario di sua madre. Camminava sui pregiati tappeti come un re. Durante le visite, Sabani  osservò la sua crescita, ma il momento che gli era rimasto più impresso fu l’Epifania dell’anno dopo  al suo arrivo in casa di Clara. Buster saltava addosso ai gomitoli di Clara, le orecchie tese, gli occhi fiammeggianti, toccandoli prima con una zampa, per poi fuggirsene via.

   “Vede, dottor Sabani… si diverte a tormentarli!”, rise Clara. “Voglio farle vedere una cosa.”

   Clara prese una palla di gomma e uscì, seguita da Buster. Gettò la palla nel prato gelato e poco innevato, e il gatto le si precipitò dietro, i muscoli tesi sotto il nero lucente del suo pelo. Afferrò la palla con i denti, la riportò alla padrona, la lasciò cadere e attese impaziente. Sabani rimase a bocca aperta, incredulo. Un cane da riporto travestito da felino!

   “Ha mai visto niente di simile, dottor Sabani?”

   “Accidenti!”, esclamò aggrottando la fronte. “ Mai! È decisamente un fenomeno questo gatto!”

   Buster era il ritratto della salute e della contentezza; era eccessivo immaginare che Sissi, in punto di morte e al limite delle forze, avesse voluto portare il suo piccolo nell’unico luogo caldo e confortevole che conosceva, nella speranza che là potesse essere amato? Tuttavia il dottor Sabani non era l’unico a pensarla in quel modo.  

   “Sissi sarebbe felice.”, disse Clara.

   “Sì, è vero! Lo portò qui esattamente un anno fa.”

   “Ed è stato il più bel dono che abbia mai ricevuto nel giorno dell’Epifania.”

   Sissi, la cara dolce gatta…  Cinque anni eran trascorsi. Ora come ora, Buster era un gattone che amava saltare addosso a ciascuno dei cuscini che abbellivano il divano di Clara. Il dottor Sabani si “destò” da quei ricordi; scrutava, quasi stupefatto, i dintorni del suo salotto come chiedersi in quale luogo si trovasse. Il dintorno del salotto era riccamente addobbato con lustrini e rami di agrifoglio. Dalla cucina veniva un invitante profumo di tacchino al forno…

  

 

by Gianmarco Dosselli — 2008-09-19 17:06 - © tutti i diritti riservati autore

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