Un incontro tra Cenerentola e l’emulo di Rip van Winkle
Appoggiato a un albero, chiudo gli occhi e immagino di
addormentarmi, lasciando scorrere i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli
anni... Chiudo gli occhi e intanto mi auguro che il tempo scorra via e con lui
le angosce, grandi e piccole, della mia vita. E poi, per incanto, riapro gli
occhi e sono passati parecchi anni. Tutto è cambiato, non conosco più nessuno.
Ma che importa? Se davvero avessi amato la vita di prima, non avrei mai chiuso
gli occhi sotto l’albero. Baratterei anni che la gente comune considera
preziosi per ottenere in cambio la possibilità di ricominciare da capo. Un uomo
nuovo in un mondo nuovo. Davvero, non mi dispiacerebbe fare come Rip van
Winkle...
Io invece gli
occhi li ho ben aperti. Li tengo continuamente fissi su questa esistenza che mi
paralizza, su una quotidianità di pavimenti da sfregare, pentole da lucidare, fuoco
da riattizzare, abiti da rammendare. Una giornaliera indifferenza pervade la
mia vita; io esisto nella misura in cui servo. Il grigio è divenuto il mio
colore; la cenere che mi dà il nome è sottile e penetra ogni aspetto della mia
esistenza, tanto che anch’io fatico a capire dove finisce il mio viso e dove
inizia questo luogo immerso nell’imperturbabile silenzio del distacco altrui.
Ma miei occhi, io li tengo aperti.
Amica mia, tu sarai pure felice così, ma io non ci sto
proprio. Perché mai sfregare pavimenti, mimetizzandosi con il loro colore fino
a che gli altri non ti distinguono più dal pavimento stesso? Per il gusto di
farsi pulire i piedi addosso? Io no, non ci tengo, grazie. Preferisco chiudere
gli occhi e intanto augurarmi con tutto il mio essere che qualcuno si decida a
concedermi la fortuna che è capitata a Rip van Winkle. Quella di svegliarmi con
una vita da ricominciare, con una mano di carte diverse, con la possibilità di
vincere il piatto, questa volta. Le capacità le ho tutte; mi basta solo
un’altra occasione.
Felice, io? Non
direi proprio. O pensi forse che mi diverta a vedere come gli occhi degli altri
si posano sempre sul pavimento che ho appena sfregato, ignorando completamente
una donna coperta di cenere che se ne sta ancora lì, con lo straccio in mano?
No, non sono felice. È solo che non mi va di chiudere gli occhi. E lo sai
perché? Perché una volta l’ho fatto. E tutto d’un tratto non ero più immersa
nella cenere, ma nella luce di mille scintillii di stelle, tra le braccia di
colui che credevo mi vedesse davvero. Ma quando ho aperto gli occhi, ho capito.
Ho capito che i suoi occhi, pur rivolti verso di me, guardavano oltre e che,
anche in mezzo a tutto quel brillare, io ero invisibile come sempre. E allora
sono fuggita.
Ma per me sarà diverso. Vedi, io non cerco sogni, cerco
il sonno. Io non voglio chiudere gli occhi per vivere, li voglio chiudere per
mandare avanti rapidamente il nastro di un’esistenza che mi lacera dentro, infettandomi
i visceri con il suo pugnale arrugginito. Non m’importa se mentre dormo non
sognerò nulla. I sogni li lascio agli altri. Sono un tipo che non ama costruire
castelli in aria, ghirigori di zucchero caramellato fragili come l’anima che li
crea. No, grazie. A me interessa solo rimettermi in viaggio. Ho perso il treno
una volta; ora, pagando il biglietto, sono qui che aspetto di prenderne un
altro.
E pensi davvero
che ti daranno un’altra occasione? Voglio dire, pensi davvero che potrai
ricominciare daccapo, in una situazione totalmente nuova dove finalmente
tirerai fuori tutti i tuoi talenti, il tuo servizio buono, il vestito della
festa? Io invece credo che riaprirai gli occhi su un mondo che sarà tristemente
uguale a quello che hai lasciato abbandonandoti al tuo sonno. Come per me,
anche per te la mezzanotte segnerà il vero risveglio e allora ti accorgerai che
il prezzo del biglietto per una nuova vita tu l’hai pagato troppo caro. Quindi
no, io non voglio chiudere gli occhi. Preferisco l’immobilità annichilente
della mia cenere al risplendere di stelle ingannatrici.
È vero, il biglietto che sono disposto a pagare costa caro. Cedo anni della mia vita, di questa vita, per poter vivere sul serio, anche se magari solo per quella manciata di tempo che mi rimarrà. Cara amica, partendo dalla stessa origine, io e te abbiamo preso direzioni diverse. È davvero curioso esserci incontrati qui, in questa stazione di passaggio. Buon viaggio.