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"Cuore di nonna"


 

Lo scenario è un parco, come ce ne sono in varie città, per mia comodità questo è a Roma. Un bel parco con la zona più vicina all’ingresso ricca di giochi per i bambini e panchine; poco più là c’è il gioco delle bocce e lunghi tavoli con le panche; di là dal boschetto dietro una ripida salita, la zona in cui vanno gli innamorati a raccontarsi l’amore.

I personaggi sono due nonne e i loro nipotini.

Le donne sono molto diverse tra di loro, una più elegante e disinvolta, l’altra più semplice e “casareccia”.

In comune hanno i capelli biondo-menopausa e l’amore per i nipoti.

Si dirigono entrambe verso la stessa panchina, un sorriso incerto l’una, un cenno della testa l’altra, fanno le solite immancabili raccomandazioni “non ti allontanare, non giocare con la terra, attento a non cadere” assolutamente inutili e doverose poi, dopo qualche minuto di impacciato silenzio in cui si studiano di sottecchi, senza peraltro piacersi molto, inizia la conversazione:

- bellissimo bambino il suo, così grande e robusto, quanto tempo ha?

-un anno e mezzo, anche la sua bambina è deliziosa…così vezzosa…eh, le femminucce…

-veramente è un maschietto!

Un attimo di silenzio imbarazzato, poi la scusa riparatrice

-è così bello che sembra una femminuccia…quanto ha?

-due anni

-piccolino per la sua età, parla?

Cosa importantissima, confrontare le abilità dei bambini, sicure che il proprio è migliore, più abile, più intelligente di quello degli altri…proprio come la nonna

- parla…sì qualcosa dice: mamma, papà, nonna ( sorriso orgoglioso e soddisfatto), ma capisce tutto sa, quando parlerà lo farà con frasi complete…

-sì e con la consecutio temporum

-prego?

-no, nulla. Il mio, invece, dice quasi tutto, noi però parliamo molto con lui, curiamo anche questo aspetto…eh i bambini sono come li cresci…

- anche noi ci parliamo, che significa, mica sono tutti uguali…il mio fa il verso di tutti gli animali, il suo lo fa?

Di fronte al silenzio imbarazzato dell’altra nonna, viene chiamato il bambino, sottoposto ad un rigido esame sui versi animaleschi e poco importa che lui voglia tornare a giocare e ne sbagli qualcuno, vendetta è fatta.

- il mio, però, mangia da solo

-anche il mio

-il mio…riconosce i colori-

-anche il mio

-il mio…quando sente la musica balla

-anche il mio

-e certo, il suo è perfetto, un piccolo mostro

-come si permette, mostro sarà il suo con quelle mani enormi e quella capoccia

-sempre meglio che sembrare una femminuccia, il mio si vede che è maschietto

-anche il mio, soltanto una stupida ignorante poteva sbagliare

-chi sarebbe la stupida ignorante? Come si permette, con quella faccia da analfabeta, dovrebbero levarglielo il bambino ché con una nonna così…poverino

-poverino cosa? Poverino il suo che non sa neanche come fanno gli animali

-si vede che a casa sua vi esprimete così, a casa mia parliamo

-voi sì, ma il bambino…

-il mio bambino…il mio bambino…lei non lo deve neanche guardare il mio bambino, anzi, sa cosa le dico, non voglio che giochi con il suo, ché magari me lo rovina

- mi pare ci sia poco da rovinare, ha già fatto tutto lei

-brutta vecchiaccia ignorante…

-ha parlato la diciottenne…

-lei è una persona inqualificabile

-e lei una stronza (finalmente l’ha detto, che sollievo)

-io…io, vieni Marco andiamo via e guai a te se ti rivedo giocare con questo sottosviluppato

-no, me ne vado io ché vicino a suo nipote il mio si contagia e diventa cretino

e afferrati con forza i due bambini che oppongono una resistenza feroce, perché insieme si stavano proprio divertendo, fra urla, proteste, resistenza passiva li trascinano via dal parco insegnando loro, in contemporanea, l’abc della convivenza civile.   

 

 

 

by linda maria messina — 2006-07-16 21:42 - © tutti i diritti riservati autore

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