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E non è mai giorno

I pensieri di una donna che per errore è stata chiusa in un manicomio. I pensieri di una donna combattuta ma determinata, di una donna dall'animo debole che riesce a trovare una via d'uscita contro la dura realtà che la circonda.

Ogni notte mi sveglio di soprassalto, gli occhi spalancati, il cuore mi scoppia dentro al petto, i muscoli del corpo tesi ad afferrare qualcosa che ormai è sfuggito e guardo il soffitto della mia stanza, divorato dalla muffa e dagli effetti del tempo. La stanza è tutta un gelo, la finestra un po' appannata mi separa dal resto del mondo. Ogni notte è una tortura, tormentata dall'idea di morire qui dentro, tormentata dalla possibilità di diventare davvero pazza, diventare come loro, anime vaganti in un limbo di follia. Mi sveglio e penso alla mia vita precedente, qui io non vivo, sopravvivo, internata in un eterno inferno dalle pareti umide e non roventi, dalla luce bianca e non gialla. I miei figli ormai sono un lontano ricordo che mi assilla giorno e notte, il cuore accelera, il fiato si accorcia, come se sicura di fallire stessi inseguendo il frutto del mio desiderio, ma stanca dallo sforzo e sfinita dalle difficoltà, mi fermo a metà strada tra la meta e la partenza, inginocciata a terra, col volto pallido, le mani tremanti, la voce acuta in urlo di dolore e una folla che mi guarda nel più assoluto silenzio, tesa ad assistere ad uno spettacolo di follia. No, non sono riuscita a trattenermi, neanche stavolta ne sono stata capace, pensavo di riuscirci ormai, per lo meno non dovrò giustificarmi, qualunque cosa dico qui non mi ascolta nessuno, spreco parole cariche di significato e di verità per orecchie che non tenteranno nemmano di udirle, per persone il cui volto si scuoterà in un cenno negativo, le cui labbra si storpieranno in un cenno di disgusto. Ecco, io vivo qui, nel Regno del Disprezzo. Per questo mi vien voglia di urlare, qui dentro i miei pensieri soffocano, la mia fantasia è repressa e se tento di chiudere gli occhi e immaginarmi nella mia vera casa, le urla degli altri mi riportano al presente, dischiudo gli occhi e già intravedo con tristezza e ira che a stento riesco a colmare lo pseudo-letto in cui dormo, in cui ogni notte cerco quello che nel presente la vita non mi può dare, e proprio in quel momento mi vien voglia di spaccare tutto, di uccidere qualcuno, di fare del male a me stessa. Internata come un animale da laboratorio, sopravvivo per una vita che non ha più senso, sopravvivo per riscattarmi, sopravvivo per amore della vita. Di amore conosco solo quello che provo io, qui la parola amore non esiste, è un utopia dai contorni indefiniti e dall'aspetto simile a quello della sofferenza, perchè io amo prima di tutto e poi soffro. L'amore è il fuoco che riscalda la mia vita, che la alimenta, io amo l'amore; non sono pazza come gli psichiatri pensano, l'amore mi conduce alla follia, ma ad una follia di una folle lucidità. Loro non possono interpretarmi attraverso la sapienza appresa da un libro, per quanto ne possano sapre non riusciranno mai a vedere dentro di me. L'immagine che ne hanno non è lo specchio fedele di ciò che sono io, non sapranno mai cosa si nasconde dietro le mie urla, dietro le mie corse per il corridoio e le mie lacrime. La paura mi assilla, come la luna che non vede l'ora di risplendere nel cielo e fa fretta al sole perchè se ne vada, perchè quel posto è il suo, così nella mia vita la disinteressata spensieratezza volta a sottovalutare ogni cosa e la quotidiana superficialità con cui affrontavo gli altri, hanno fatto presto a sparire, la paura le sovrasta, la paura mi sovrasta l'animo, lo plagia, lo modifica, lo deturpa, e non è mai giorno. E' un eterna notte dalle stelle quasi spente. Ossessionata dai dettagli, minacciata dal mio passato, frustrata da questa vita, raccolgo i pezzi di me stessa per dimostrare a tutti che la mia fine non avverrà così. Non finirà in questo modo, chiusa in un bagno con una corda al collo oppure immersa in una vasca dall'acqua rossastra. Non mi abbasserò alle imposizioni della vita, non mi lascerò andare pensando che non ci sia più soluzione, questo succederà solo se lo voglio io; stanca di sostenere il peso dell'indifferenza, stanca di guardare oltre la finestra e vedere il muro di un altro edificio dalle luci sempre spente, stanca di voltarmi indietro e guardare avanti verso qualcosa informe e sconosciuta, verso un buio che non mi rasserena ma mi intimorisce, verso un vuoto insicuro e instabile, verso un corridoio bianco dalle porte nere. Non mi è concesso andare oltre quelle porte, per me sono solo un mistero, e i misteri non vanno svelati altrimenti perdono la loro qualità che li rende tali. Non mi è concesso guardare troppo a lungo le persone perchè rischio di intimorirle, non posso parlare con chi mi sta attorno, urlare o lamentarmi. Posso solo vegetare in questa assoluta inerzia, nella totale passività aspettando con pazienza che qualcuno esca dalla radicale cecità che si è imposto nei miei confronti e si renda conto di ciò che sono veramente. Mi capita anche di mettere in dubbio me stessa, a volte entra tragicamente in crisi la mia stessa identità, ci sono giorni in cui non mi riconosco, non ricordo chi sono e perchè vivo, non mi spiego come riesco ad andare avanti. E non ricordo nemmeno il mio passato, soverchiato dalla realtà e annebbiato dal tempo e non mi serve mai a nulla urlare, a volte mi capita di farlo involontariamente, magari riconcorrendo esasperatamente un ricordo che dinamico mi sfugge, distratta dal mondo reale. Quelli sono proprio i momenti in cui ho davvero paura di me stessa, di quello che potrei fare, di quello che potrei subire e delle conseguenze dei miei gesti. E quell'uomo, quel viso d'uomo che mi perseguita, non so chi sia e non l'ho mai incontrato, si inserisce di colpo nei miei sogni più disparati e tutto mi appare diverso, i sogni in bianco e nero diventano colorati, quelli muti acquistano suono, quelli tristi mi appaiono felici, e la mattina quando mi alzo avverto che qualcuno se ne sta andando, qualcuno per questa notte è stato accanto a me e il suo calore non potrò mai dimenticarlo. L'indomani i miei occhi sono diversi, riesco perfino a sorridere tra me e me senza che nessuno mi veda. E sono contenta, sento dentro di me il desiderio represso di prolungare quei sogni, di fermare il tempo affinchè quei pochi istanti si ripetano all'infinito. Quell'uomo mi inquieta ma al tempo stesso mi affascina, mi inibisce ma nello stesso tempo mi conquista, e quando vedo che sta per arrivare il mio cuore batte come mai, i miei occhi si accendono, le guance rigate dalle lacrime si arrossano, la mia bocca si riscalda in un sorriso e sono felice perchè capisco che in un inferno come questo posso evadere, se non fisicamente con i miei pensieri.

by Marina Oddo — 2007-12-13 17:41 - © tutti i diritti riservati autore

Un pugno nello stomaco

Posted by marina at 2008-01-23 18:43

Bello e toccante, rappresenta uno dei miei peggior incubi, vivere una vita senza libertà fisica e senza comprensione altrui. L'ho letto sentendomi quasi soffocare dall'angoscia.

l'arte del negarsi la felicità la conosciamo bene

Posted by Ishothesherif at 2008-11-04 08:36

Ci sono schizzi di fango e spruzzi di umore nero ben disseminati fra le righe, ma nessuna sincera disperazione. Qualcosa che ricorda ancora troppo le piccole angosce quotidiane da cui l'autore non riesce a staccarsi. Un allegoria di basiche insoddisfazioni, quotidiane frustrazioni, opzioni da classe media. L'attesa del principe azzurro che non arriva risalta in tutta la sua banale evidenza. Manca un pelino, una goccia per essere arte, ma se quella piccola goccia non arriva il vaso non trabocca. Scrivere o fare arte in generale è un altissima sublimazione di se, uno sguardo, una tenda aperta per un istante che lascia intravedere un anima. Il resto, la suggestione, lo stupore, è una interpolazione che l'osservatore fa per ricostruire, dentro se stesso, una nuova emozione. In questo modo si crea la partecipazione attiva e l'artista viene a inserire lo spettatore nel suo processo creativo. Questo diventa materia al pari della creta, o delle parole. Insomma lo sappiamo tutti quanto è triste la vita senza l'anima gemella, il 99% del genere umano lo sa e si accontenta di amori di seconda classe. Rammentarcelo è un po' come ricordarci che tutti dobbiamo morire. Un attimo di veloce sconforto (proporzionato all'età e alle condizioni di salute personali) e via non ci pensiamo più. Si elevi un gradino più su e sfrutti meglio le sue emozioni. Il principe se arriva arriva, intanto ha del lavoro da sbrigare, e può farlo nel migliore dei modi, mi creda. Saluti.

Non piaciuta

Posted by oroboros at 2008-11-15 19:54

Storia trascinata in ripetizioni che si rincorrono, descrivendo gli stessi tre stati d'animo presentati in salse diverse. Un tedio massacrante e privo di originalità.


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