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Oblitelale (1996)

“Come si dirà obliterare in cinese ?”, si chiede ad alta voce la controllatrice (o funzionaria obliteratrice ?), mentre il treno sta per fermarsi alla stazione di Empoli. Domanda da cento milioni anche solo saperlo in italiano, figuriamoci in cinese. Una scena piuttosto penosa, senz’altro tragicomica, si sta svolgendo nello scompartimento, che vede protagonisti una funzionaria delle ferrovie ed un povero giovane turista cinese. Questi ha un’aria un po' scombussolata per il tono davvero violento della ferroviera e molto stralunata perché non ha la minima idea della ragione per cui è fatto oggetto di tanta aggressione. Mostra il biglietto nuovo fiammante e si chiede come mai non vada bene, ma la ragazza ormai paonazza ed urlante insiste perché scenda alla prossima stazione ad “obliterare” il biglietto, senza naturalmente garantirgli di poter riprendere il treno stesso. Anche molti italiani fanno fatica a capire questa perfida novità che obbliga, dopo le file alle biglietterie e tutto il resto, ad andare a caccia di quelle famigerate macchinette (sempre che funzionino) per annullare il biglietto. Cose mai viste nel resto del mondo, che solo la burocrazia italica riesce a concepire. Evidentemente esistono altri modi per scongiurare gli inconvenienti cui la macchinetta deve ovviare. Ma la burocrazia italiana non si pone il problema se le sue trovate comportino spese superiori alle perdite scongiurate e soprattutto spese evitabili con soluzioni più intelligenti , né tantomeno poi se siano di peso agli utenti. O forse invece sì ? La cosiddetta modernizzazione in Italia si manifesta immancabilmente, mi pare, in complicazioni crescenti, dispettose perché spesso superflue. Come una vendetta sul cittadino per un processo di cambiamento subito come un torto. “Voi servizi moderni? Ora te li fò vedé io !” Ma forse c’è anche una ingenua, “contadina” visione della “modernità”, che viene intesa come arcana e complicata: quindi soluzioni semplici, poco vistose, vengono scartate a priori perché ritenute poco “moderne”. Al telefono prima bastava un secondo per capire che un numero era occupato; ora invece occorre sorbirsi un interminabile e inutile messaggio strillato, che approfitta dell’occasione per infilare nelle orecchie della vittima anche un pò di pubblicità della compagnia. Il povero giovane cinese si guarda intorno disperato in cerca di aiuto. Nessuno, a cominciare dal sottoscritto, ha il coraggio di intervenire a difesa del malcapitato. Me ne vergognerò per il resto della mia vita. Oltre alla mia buona dose di vigliaccheria, mi ha frenato anche, chissà perché, il fatto che la ferroviera fosse una ragazza romana sorprendentemente giovane e molto, molto carina. Scacciato dal treno, il povero cinese si precipita nella stazione col biglietto in mano, ancora ignaro del problema. Cosa sia successo all’interno non ho idea, certo un miracolo. Fatto sta che dopo un po' ritorna trionfante, sventolando il biglietto: “Oblitelale, oblitelale !”. Finalmente ha sciolto l’arcano, chissà cosa si era immaginato. Ora in Cina ci conosceranno oltre che per Marco Polo, anche per la favolosa pratica della “oblitelazione”. Il treno, per sua fortuna, aveva anche lui le sue cose da fare e si è fermato più del previsto e tutto è finito bene, all’italiana.
by vento — 2008-11-18 19:22 - © tutti i diritti riservati autore

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