Altra puntata di "c'era una volta": il Mozambico
Un altro spunto per riflettere ad ampio raggio
Le trasmissioni più interessanti sono in seconda e terza serata, lo sappiamo, anche perché sono in un orario che ci porta alla riflessione nel bene e male. E così, quando mi concedo una uscita settimanale o una preoccupazione mi rompe il ritmo sonno-veglia, mi ritrovo a fare zapping alla ricerca di spunti. Non ho mai idea dei diversi palinsesti e mi affido al buon telecomando. Ieri ecco il nuovo “regalo”: un’altra puntata di “C’era una volta”, con oggetto il Mozambico, ad opera dello stesso giornalista che si era occupato della Birmania.
Un altro pugno nello stomaco, un altro reportage che ti fa capire quanto sei fortunato nella vita a fare almeno 4 pasti al giorno, quanto sei fortunato a dormire nel tuo letto dignitoso, quanto sei fortunato a soddisfare quegli elementari e basilari bisogni che sembrano un diritto acquisito ed inalienabile. Stamattina mi sono alzata convinta che era un mio preciso dovere essere di buon umore e ringraziare per ciò che mi sembra “dovuto”.
Potrei riassumervi la puntata raccontarvi dei ragazzi e bambini che vivono nelle discariche, delle donne che muoiono sotto cumuli di terra perché raccolgono misere pietre, dei ladri di coperte, valore 3 euro, bruciati dopo processo sommario per dare un “esempio”. Lo so molti di voi, come spesso capita a me, pensano che alla sera si ha bisogno di rilassarsi, riposarsi e vedere qualcosa di allegro. Ma ne siamo davvero certi? Dare ciò che si ha per scontato e farsi venire il magone per quanto non in nostro possesso vi sembra un atteggiamento da persone sane di mente?
Eppure è quello che facciamo ogni giorno e più volte nell’arco della giornata .
Mi sembra superfluo parlare di quel Mozambico perché le storie potevano essere ambientate in una qualsiasi altra parte del nostro pazzo e addolorato mondo. Così come sottolineava il giornalista, attribuendo l’esistenza della morte per fame alla economia del profitto che regola il mondo intero.
Ma io penso che il vero tarlo è in testa di ciascuno di noi,
questa latente insoddisfazione che ci rode e ci fa muovere nella direzione
sbagliata. Dare genericamente la colpa al sistema è un modo per non risolvere
nulla. Il vero cambiamento è quello che parte da noi stessi, la vera
rivoluzione è l’atteggiamento interiore che ci porta a dare il giusto peso ad
ogni cosa. Se tutti quanti noi, e sottolineo tutti quanti, fossimo meno presi
dai falsi bisogni si riuscirebbe a vedere la disperazione di ogni essere umano.
Infatti di
tutta la bruttura illustrata ieri sera mi ha colpito l’accanimento nel voler
punire il ladro, rivendicando il diritto di proteggersi anche esagerando nella
reazione. Disgraziati che si accaniscono su altri disgraziati. Ma non è forse
la storia di tutta l’umanità? Una follia trasversale che attanaglia culture
diverse, religioni differenti, tempi storici diversi ecc…
Riassumendo: homo homini lupus (lett. "l'uomo è un lupo per l'uomo").