BedZed
Il quartiere dal consumo "quasi" sostenibile
BedZed è il meraviglioso quartiere di Londra costruito per risparmiare le risorse vivendo alla “occidentale”. Certo parlare di meraviglie, se si guarda l’estetica, viene un po’ difficile, ma tenendo conto dell’efficienza non si può che restare affascinati.
Il problema, come sappiamo, è la quantità di energie che ci necessitano per mantenere il nostro livello di comodità. Pare che per soddisfare le richieste occorrerebbero tre pianeti. Il calcolo è presto fatto, i tre pianeti non ci sono e non esiste neanche la “finanziaria” intergalattica pronta a venirci incontro per sovvenzionare le nostre necessità. Abbiamo poche alternative alla estinzione in massa per mancanza di risorse.
Qualcuno parla di catastrofismo, altri gridano come profeti nel deserto. Il risultato è che noi cresciamo, la camicia diventa sempre più stretta e, fra l’altro, in condivisione con gli altri.
Qual è l’alternativa? Nei giorni tragici di mostruosi incendi e disperazione, occorre fermarsi tutti e riflettere sulla effettiva velocità della forza distruttiva e di come bastino poche sconsiderate menti per creare simili disastri. Se il numero delle teste bacate aumenta, si incrementa esponenzialmente anche il rischio di annientamento del genere umano.
In tempi di globalizzazione una educazione “globale”, democraticamente condivisa ed accettata da tutti, potrebbe essere la sola arma di salvezza. I latini dicevano “in media stat virus”, certo non intendevano che la virtù fosse nei nostri mezzi di comunicazione (detti appunto “media”) spesso forieri di false e distorte notizie, ma che occorre stare nel mezzo dove di solito c’è il giusto comportamento. Sarà davvero così?
Se ci pensate bene ogni volta che sale una protesta per qualcosa le motivazioni tecniche sono scarsamente conosciute, spesso non credute o date per mendaci e volte a soddisfare l’interessi di una parte ridottissima del genere umano.
In realtà anche chi protesta attivamente è parte in causa delle motivazioni che hanno portato a quella scelta, non foss’altro perché componente della popolazione che “consuma” e che dunque, indirettamente, genera quella necessità da soddisfare.
L’uomo è sempre stato fonte di cieca distruzione del territorio che lo ospitava: vedi isola di Pasqua, il problema è che in questo caso non si può migrare in un’isola vicina se distruggiamo l’isola madre.
BedZed rappresenta un inizio, una presa di coscienza della necessità di cambiare atteggiamento ma anche un notevole monito alla solidarietà totale. Il sistema funziona se tutti, ma proprio tutti, partecipano risparmiando alla stessa maniera. Basta una sola persona che tiene aperte le finestre per scombinare l’intero sistema di ricambio d’aria. Responsabilizzazione e uguale partecipazione alla gestione implicano la riuscita del risparmio e la sua efficacia. Pertanto mai come ora il termine globalizzazione ed “effetto domino” sono fondamentali nella comunità, troppo numerosa, del genere umano. BedZed non è la panacea di tutti i mali, ma solo un primo passo. Faticoso, duro da fare ma solo un primissimo passo.
Infatti nonostante tutti gli sforzi di adeguamento e di progettazione, il quartiere consentirebbe di utilizzare anziché tre pianeti un pianeta e mezzo per garantire un tenore di vita occidentale.
Ma noi non abbiamo il mezzo pianeta in più e dunque la strada è davvero molto lunga ma unica ed indispensabile. La segnaletica è: educazione.
http://ilprofessorechos.blogosfere.it/2007/01/bedzed-il-quartiere-a-zero-emission.html
http://www.bioregional.com/programme_projects/ecohous_prog/bedzed/bedzed_hpg.htm