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Fra Gomorra e Report

Puntata di Report del 2 dicembre

Io, come tanti, sto leggendo Gomorra di Roberto Saviano e stasera mi vedo a Report le vicende che riguardano le produzioni dei beni di lusso. Quello che viene in mente è che ci riempiamo di orgoglio, indignazione ed orrore ma l’oggetto di ciò che scatena questi sentimenti appare davvero relativo.

Ometterò di indicare i nomi delle griffe perché non mi compete ma posso sottolineare i dati riportati. Una borsa pagata 28 euro (imposto dalla casa di moda) al produttore, in negozio la trovi a 440. Oggetto creato a Napoli con operai italiani, in nero perché impossibile garantire un prodotto a quei costi, tali da non consentire nemmeno di pagare i soli contributi previdenziali. 

Scandicci (Toscana) fabbriche di cinesi ricevono commesse da italiani con ulteriore decurtazione del 30%. Un esempio di borsettina di tipo beauty, stile pochette, al costo di produzione di 12 – 14 euro. Ho perso il prezzo al negozio (scrivo in tempo reale) ma credo che sia riduttiva una semplice moltiplicazione per dieci. Comunque si sta parlando di ottima qualità e fattura in ognuno dei casi citati.

I lavoranti cinesi, molti non in regola, si nascondono al primo accenno di presenze non “gradite”. Vivono, mangiano, dormono dove lavorano, guadagnando pochissimo, al di sotto della sussistenza.

Tutti gli ispettori delle griffe hanno fatto la comparsa in concomitanza delle ispezioni delle forze dell’ordine. I contratti vengono ovviamente rescissi “non appena che…”. Per carità le mele marce ci sono ovunque ma se una cosa è prodotta con costi così bassi come si può credere alla creazione con operai in regola?

Di contro mostrano una piccola azienda artigiana che produce una borsa con la sola manodopera a 90 euro e, sommando il materiale, esce dalla fabbrica al costo di 250 euro. Aggiungendoci il valore della griffe ecco che il costo al dettaglio è giustificato.

E allora di cosa mi devo indignare? Del mercato dei falsi? Dello sfruttamento degli stranieri da parte degli italiani? Dell’ingresso illegale degli stranieri? Dalla concorrenza sleale del lavoro nero su chi paga i contributi? Della disperazione di chi deve lavorare in nero?

Per finire mi chiedo di che cosa devo essere orgogliosa: del nostro made in italy cinese? Della bravura dei nostri sarti?

Fra le cose che mi hanno colpito nel libro di Saviano c'è la storia di un sarto napoletano che per un misero compenso di 900 euro al mese ha creato anche uno splendido fasciante vestito di una attrice alla sua premiazione con l’Oscar. L'aspetto economico, e non solo quello dei morti ammazzati, relativo alla contraffazione e alla sua origine sono davvero interessanti. Mettono in risalto come certe brutte abitudini non siano state contrastate all'origine proprio per convenienza di chi,poi, si dichiara poi danneggiato.

E allora ditemi dove devo dirigere orgoglio e indignazione, io non so più distinguere e sinceramente vorrei evitare di fare il tifo per il boia che è comunque un rappresentante della legge.

 

riferimenti: report

by amanda decori — 2007-12-03 15:53 - © tutti i diritti riservati autore
 

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