Fra l'incudine ed il martello
Stato d'animo fra quanto vivo e la delusione di quanto vissuto
Mi sono chiesta a lungo se era il caso di esprimere, anche io, una opinione su quanto sta succedendo. Poi, dal momento che sono a pieno titolo una qualunque che scrive con fatica in uno dei tanti siti qualunque persi nella rete, mi sono detta ci provo, titubando, ma ci provo. Del resto anche io sento la necessità di buttar fuori una delusione lunga quindici anni.
Era l'alba del 1992 quando iniziava tangentopoli. Non a caso. Era un periodo di grande disagio nella politica, le vicende erano diventate insopportabili e molti movimenti, che poi diventeranno forze politiche, cercavano di richiamare l'attenzione sulla necessità di cambiare qualcosa. Il crollo della cortina di ferro aveva spostato antichi equilibri lasciando spazio solo ad egoismi ed eccessiva arroganza politica. Insomma le cose non accadono mai per caso.
Probabilmente corruzione, malgoverno o altro non erano superiori ad altri periodi, ma gli atteggiamenti erano diventati intollerabili e si sentiva il sacrosanto bisogno di svecchiare il sistema estremamente ingessato.
Così fu data la stura e molti trovarono lo spazio per entrare in politica, sembrava che il solo fatto di essere un non praticante fino ad allora fosse garanzia di serietà ed onestà. Si parlava di mandar via i professionisti della politica, di cancellare il tirocinio nelle sedi di partito delle nuove leve per poi arrivare alle vette dirigenziali.
Come tutti i periodi di intensa richiesta di rinnovamento c'erano anche gli atteggiamenti deprecabili ma che allora sembravano giustificati delle cosiddette "tasche piene". Vivevamo una esaltante rivoluzione soft che ci faceva sentire finalmente italiani anche senza seguire una partita della nazionale di calcio.
Mandar via una classe dirigente quanto meno sospettata di connivenze e clientelismo era il sogno di tutti. Poi il tempo è trascorso ed ora, a distanza di 15 anni, sono possibili i consuntivi, almeno quelli numerici e senza addentrarsi in giudizi sulle persone.
Per prima cosa sono spariti (e mi sembra un fatto civile) i forcaioli di allora, solo che adesso sono diventati garantisti ad oltranza.
Tutti i politici che rappresentavano quel vecchio da spazzar via sono ben seduti nei loro scranni. Uomini giudicati dai tre gradi della nostra giustizia, hanno comunque mantenuto o riavuto posto ed onore. Le spese della politica e tutto l'apparato che ruota intorno ad essa sono aumentate all'ennesima potenza. E non parlo solo di onorevoli e colleghi, ma anche semplicemente degli impiegati, collaboratori ed affini che hanno proliferato in ogni ordine e grado.
Le spese dello stato italiano sono diventate paradossali. Più si parla di ridurle più aumentano ed è alquanto triste sentire le dichiarazioni dei vari politici con un passato da sindacalista.
Non voglio dilungarmi perché sento l'incudine della disillusione ed il martello della rabbia.
Ora ci troviamo in un periodo simile a quello del 1992, con tanta stanchezza ed amarezza. Poi guardo i miei compatrioti, li osservo fare i furbi nelle code a piedi, in autobus, in macchina. Il principio è sempre quello: spostati tu che mi ci metto io.
E chi arriva ad occupare l'agognato posto è sempre più incattivito e desideroso di riscatto. Non voglio esprimere un giudizio su chi è portavoce di questa necessità di cambiamento, me ne guardo bene. Mi sento solo in dovere di osservare la folla arringata e stufa. Quanto rinnovamento civico ci sarà davvero? Riusciremo davvero a copiare le democrazie del Nord Europa oppure rischiamo di scivolare sempre di più verso quel crollo socio-economico che fu l'Argentina?
Ho mischiato troppo? Forse ma scusatemi ho creduto davvero che ci stessimo trasformando in una nazione, in primis, e per giunta civile.
Invece siamo ancora un agglomerato di mille campanili con i furbetti di quartiere a dirigere le fila.
Svegliatemi fra altri 15 anni.
Con affetto, una disincantata