Liberalizzare vuol dire cancelliamo i piccoli?
Non sarà forse l’anticamera del monopolio?
Come si può essere non essere d’accordo con un mercato più libero e concorrenziale dove a vincere sia la qualità e la convenienza? Ma siamo sicuri che la strada sia quella tracciata fino adesso con le varie liberalizzazioni? Che frutti hanno dato nel campo delle assicurazioni, telefonia, banche e combustibili?
Io non lo so, non me ne sono accorta. Pago uno sproposito di assicurazioni ma non faccio incidenti da quindici anni ed ho solo la responsabilità civile; la benzina, qualunque sia la compagnia petrolifera è un salasso; le banche sono più difficili da abbandonare dell’herpes simplex; i gestori telefonici sono delle sirene che ti attirano e poi ti attenagliano nei guai per un anno intero e tu sei nell’impossibilità di rescindere del contratto per un anno intero.
Tutto questo lo stiamo vivendo da anni ed ecco ora sembra che il consumatore sia al centro di tutte le attenzioni. Liberiamo, liberiamo, liberiamo. Ma in questa foga si distoglie lo sguardo dai piccoli e da ciò che queste modalità possono comportare. Facciamo un esempio concreto. Tocchiamo il tasto benzinai. Probabilmente la loro difesa adesso sarà impopolare perché in Italia siamo rimasti al tempo dei “dagli all’untore”.
Molti di loro sono piccoli, guadagnano più, altri meno, qualcuno semplicemente ci campa. In ogni caso è una impresa con il suo rischio, niente cassa integrazione se le cose vanno male, niente sostegno sociale. Il piccolo campa di ciò che lavora, forse può invertire in una pompa più grande ma poi finisce li.
Ecco che arriva la concorrenza: il grande investe in una megadistributore automatizzato tempio del fai-da-te. Forse un posto di lavoro di un impiegato che farà il giro di controllo nei diversi centri, un contratto con una società di trasporto valori per il ritiro dell’incasso dall’automatico, ed infine un contratto di manutenzione con una impresa di pulizie, con la clausola che siano dotati del dono della ubiquità per nettare alla stessa ora per lo stesso tempo nei diversi distributori.
Tempo un anno massimo il piccolo chiude. Non ha più soldi ma solo debiti e va ad ingrossare le fila dei disoccupati non iscritti al nuovo e fiammante Centro per l’Occupazione che sta nella vecchia sede dell’ufficio di collocamento. Semplice cambio di nome.
Bruciata la concorrenza i prezzi della benzina rincominciano a lievitare. E allora si discute per anni di cartello fra i grandi distributori, si azzardano delle multe che non si capisce come e perché spariscono o si ridimensionano o si condonano.
Questa è la liberalizzazione che davvero si vuole? Liberiamoci dei piccoli, guadagnano più di me ed io sono invidioso che hanno la macchina più grande.
Non è cavalcando le invidie sociali ed alimentando le antipatie fra le varie categorie che si migliora. Mi dispiace non è così che finalmente diventiamo un paese civile.
Ben inteso, non ho una pompa di benzina, non ho parenti benzinai ne amici, non ho nessun conflitto di interesse ma mi sforzo di fare i miei interessi per evitare il disastro che il settore assicurativo auto ci ha insegnato.