Ogni anno 900.000 suicidi nel mondo
Più di ogni guerra
Il dato è agghiacciante ed inquietante. La violenza contro se stessi per risolvere ogni genere di problema, dal più materialmente insopportabile a quello moralmente più opprimente. Ma quale è il fil rouge che unisce tutte queste disperazioni? Davanti al suicidio ciascuno di noi ha diverse reazioni: rabbia, avversione, disprezzo, compassione o comprensione. Quest’ultimo caso spesso apre le porte ad un possibile emulo del gesto. In ogni zona delle terra ci sono comunità che presentano un elevato tasso di suicidi. Quasi come se fosse un male collettivo vissuto nella totale solitudine. Una manifestazione di disperata appartenenza ad una gruppo. Il suicidio più di qualsiasi morte violenta ed improvvisa lascia dietro di se un groviglio di tormenti e sensi di colpa. E poi, data l’eterogeneità delle motivazioni, quali sono i possibili rimedi? Sarà davvero una “menomazione” chimica? Se è così potremmo parlare di selezione naturale? Chi resiste alle avversità della vita è quello più forte e degno di proseguire. Terribile e cinico ma forse spiega l’elevato tasso fra i giovani. Personalmente provo una grande compassione e tenerezza e cerco di sopportare il ricordo di chi mi ha lasciato in questo modo immaginandolo vittima di una malattia.