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Inglese e lacrime

Fortunatamente ho già pagato il corso d'inglese altrimenti questo mese avrei preso altre decisioni in merito, come l'astinenza formativa. Periodo nero per le finanze e prospettive di crescita. Da qui alla fine del mese dovrò fare calcoli e limitare le spese al necessario, una vera seccatura se poi pensi che la maggior parte delle uscite riguardano tasse di varia natura e tipo. Ma come, non guadagno quasi nulla ma ho sempre tanto da pagare? Questo è uno dei più grandi misteri di questa nazione, più sei precario più devi pagare, strana politica! In ogni caso non ho alternative quindi foglio di calcolo sempre aperto nel PC e scontrini rigorosamente conservati e memorizzati. Sono a lezione ma continuo a pensare a come spostare eventuali scadenze in attesa di rifiatare con delle piccole entrate. Mentre attendo che entri l'insegnante decido di lamentarmi in inglese con la mia vicina di banco. Così giusto per esercitare un po' sto scarso inglese che non migliora nonostante il tanto tempo che gli dedico.

<< Non me ne parlare >> mi risponde lei ma in italiano << ho dato fondo a tutti i miei risparmi, non ho più nulla!>>

Penso ai miei quattrocento euro che mi devono bastare fine a fine mese e improvvisamente, non so perché, mi sembra di stare meglio di lei. Forse quel tono accorato e preoccupato. É una dipendente pubblica e di certo non rischia il posto. Ha una età che in altri tempi sarebbe stata considerata prossima alla pensione mentre ora si trascina stancamente nelle incombenze lavorative. Insomma esattamente quel genere di persone che i precari, per i quali la pensione è sparita che ogni vocabolario, guardano con diffidenza mista ad invidia. Segue il corso di inglese per motivarsi la vita ma non sembra porci troppa passione o volontà. La guardo consapevole che la mia situazione non mi farebbe provare empatia, ma invece il mio istinto mi impone di essere accondiscendente. E così la brocca si rovescia e le parole escono fuori senza controllo e prudenza.

Con gli occhi velati dalla lacrime mi racconta di non avere più nulla dei risparmi messi via in una vita di lavoro. Lei non è sposata, né ha figli, ha sempre pensato che qualunque cosa le fosse accaduto nella vecchiaia nessuno avrebbe fatto fronte se non se stessa. Quindi come una formichina aveva messo da parte un bel gruzzolo che le garantisse di non dover dipendere dal buon cuore di nessuno. Pensava così di essersi comprata una terza età serena e lontana dall'ansia che vedeva dipinta negli occhi di molti disperati che si recavano nel suo ufficio.

Si sbagliava, non aveva fatto i conti con la vita e dissennatezza altrui. Così alla morte del padre saltò fuori una voragine di debiti inimmaginabile. Ipoteche, conti scoperti e altre esposizioni finanziarie raccontate quasi in apnea difficili da seguire nell'intricata esposizione. Dei nove figli solo in due erano in grado di evitare che l'anziana madre fosse messa in strada. E lei non solo aveva dovuto utilizzare i risparmi, ma anche garantire con un quinto del suo stipendio per i prossimi cinque anni.

Dagli occhi spuntano fuori delle lacrime prontamente ricacciate per l'ingresso dell'insegnante in aula. Io resto basita, non ho neanche il tempo di dire delle parole di conforto, anche se non saprei proprio quali utilizzare. Mi sento fortunata. A casa mia sono io l'involontaria pecora nera, solo io la “non sistemata”. I miei genitori sono stati accorti nell'amministrare le proprie entrate e magari riusciranno anche a lasciare qualcosa. Tuttavia questo in realtà nessuno di noi lo sa, in effetti basta una malattia, un qualunque scherzo del destino e potrei ritrovarmi nella stessa situazione angosciante della mia vicina di banco. Animata da queste considerazioni la mia mano si allunga e cerca il suo braccio, lo stringo con dolcezza e lei appoggia l'altra mano sulla mia. In un attimo precaria e dipendente sono unite nella fatica di questa vita.


Amanda Decori pubblicato il 11.10.2017 [ Blog ]


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