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Verniciare a volte vuol dire morire...

di stanchezza!

Il cancello a due ante del mio ingresso mostrava gravi segni di decadenza. L'ultima volta che aveva avuto un incontro ravvicinato con un pennello forse era stato vent'anni fa.  No non pensavo più di dedicarmi all'impresa, in generale per quanto mi riguarda finché la funzione è espletata non vedo perché pormi problemi. Infatti il cancello si apre e chiude perfettamente, che altro serve? Ma non avevo fatto i conti con le trappole mortali delle offerte speciali ed i rimorsi di coscienza come bombe ad orologeria. Infatti questa storia inizia un anno fa quando sono "inciampata" in un market Lidl e sono rimasta invischiata dalle sue offerte sensazionali.  Uscita da lì con utensile multiuso per tagliare e levigare e ben due barattoli di vernice per metallo, già mi vedevo compiere l'impresa come la mitica Giovanna della pubblicità. Al posto di un "brava Giovanna, brava!" mi echeggiava nelle orecchie un "brava Amanda, brava!". Follie! Per un anno l'attrezzatura mi ha occhieggiato dagli scaffali dello sgabuzzino, puntando ogni volta il dito sulla mia coscienza e sulla mia volontà riottosa a mettere in pratica il sogno.  Sapevo bene che l'opera non era facile come pensavo, avevo già sperimentato spennellamenti d'inferriata del balcone molti anni prima, ed  in quel caso l'entità del lavoro era decisamente inferiore. Tuttavia è vero che  ero già andata vicino all'impresa una decina di anni fa: acquistata la vernice sono riuscita ad abbandonarla alla corruzione del tempo nell'inutile attesa che mi dessi da fare. Poi ho dovuto pregare un amico imprenditore edile perchè me la prendesse per smaltirla regolarmente, l'Ecocenter si rifiutava di prendere il barattolo pieno. 

Nonostante il precedente fallimento ci sono ricaduta e sono stata adescata dalla pericolosa sirena del basso costo e mi sono nuovamente infilata nel perverso gioco della lotta intestina fra rimorso e poca voglia di spaccarmi la schiena con il lavoro pesante. Dopo un anno dall'acquisto approfittando del primo bel lungo weekend senza pioggia ho deciso che era arrivato il momento di farmi onore e procedere con il restauro. Ho pensato "ma dai in un giorno mi libero del problema".  Ho acquistato una maschera adatta a filtrare i vapori, non voglio rischiare i bronchi, quindi ho iniziato con il togliere la reticella per le cartacce, una scartavetrata veloce a mano, senza attrezzo perché vibrava troppo, e mi sono dedicata con piglio deciso alla prima mano sull'anta preparata. Ma l'inesperienza ed il tempo erano pronti a farmi pagare l'entusiasmo e a gettarmi nella più nera disillusione.  Avevo iniziato dalla parte alta del cancello e presa dalla fretta di vedere il risultato non avevo fatto i conti con terriccio e polvere presenti nel battuto di cemento, ma soprattutto nessuna considerazioni sul carattere dispettoso di Eolo, Dio del vento. Quando finalmente verso l'ora di pranzo avevo finito anche la parte bassa, ecco alzarsi la brezza pomeridiana che si è subito rinforzata in un venticello dispettoso. Incominciavano a volare foglie e cartacce di ogni tipo. Una nuvola di insetti di ogni taglia ha deciso di praticare il suicidio di massa spiacciacandosi sulla vernice fresca, alla faccia delle mie povere membra che incominciavano a sentire tutto il peso del lavoraccio. 

Ero solo alla prima mano di vernice sulla prima anta e mi sentivo un cadavere in avanzato stato di putrefazione. Il bel colore grigio chiaro puntinato da quanto il soffio malefico ci sparava contro. Dovevo rientrare e non potevo lasciare il cancello aperto, quindi l'ho chiuso ma di lì a poco è arrivata la macchina pulitrice della strada, sparacchiando ulteriore porcheria sul mio manufatto. La mia corsa per riaprirlo è stata inutile.  A quel punto ho guardato l'etichetta della vernice per capire quanto tempo ci avrebbe messo l'essiccazione. Ho letto con orrore che si consigliava di dare una seconda mano dopo 24 ore. Mi sono sentita morire, quanta roba avrebbe avuto modo di aderire nel resto della giornata? Ho imprecato "accidenti a me e alla mia scelta poco oculata".  Doccia, mangiato  tramezzino e mi sono lasciata cadere nel divano sconfortata! "Cosa faccio compro una vernice più performante per fare il lavoro solo le prime ore del mattino, ma quanto ci impiego così? Non ho tutto questo tempo. Uffa!" Volevo risparmiare ed invece rischiavo comunque di dover cercare qualcuno capace di fare il lavoro bene ad un quarto del mio tempo.

Per rilassarmi ho acceso la tele inutilmente. Ho chiamato la mia amica per lamentarmi e cercare un po' di conforto, mi sembrava di essermi infilata in una impresa più grande di me e senza soluzione. Una mattinata di fatica buttata al vento, o meglio è il vento che aveva buttato immondezza sulla mia fatica. Ma la mia amica è la persona meno indicata per confortare, persino per laccarsi le unghie si rivolge a qualcun altro. Impensabile per lei scegliere volontariamente di massacrarsi di fatica. Mi ha ascoltato paziente, altro non era in grado di fare ed io cercavo proprio quello. Il bello di chiamare lei è che evita di darti suggerimenti pratici non richiesti o rimproveri per l'impresa intrapresa, qualunque essa sia per lei sono tutte azzardate. In ogni caso proprio per non stare zitta il suo massimo d'incoraggiamento consiste in: "se proprio vedi che non ce la fai, fatti aiutare!".

Ore 16 fuori il venticello era ancora sostenuto, sono uscita per vedere a che punto era arrivato il disastro e prendere poi una decisione. Mi sono avvicinata e ho toccato il manufatto aspettandomi di lasciare l'impronta del mio palmo.  Asciutto! Tutto perfettamente asciutto! Il mio cuore ha sobbalzato e l'energia è ritornata a scorrermi nelle vene. Presa la spazzola di ferro con setole morbide ho constatato che facilmente riuscivo a rimuovere il grosso dell'appiccicato. Avevo pensato di fare completamente un'anta alla volta ma poi mi sono resa conto che non era possibile, ci avrei impiegato una vita così. In un attimo ho preso la decisione. Guardate le previsioni meteo ho notato che mi aspettavano due giorni di reale calma piatta, l'ideale. Così subito mi sono dedicata a preparare anche l'altra anta liberandola dalla rete, scartavetrarla e pulire alla perfezione il pavimento in modo che fosse tutto pronto per la verniciatura della mattinata successiva, questa volta partendo dalla parte bassa. Vigore ed entusiasmo tornati, crisi passata. 

Con questo piano ed il sacro furore che mi scorreva nelle vene sono riuscita a portare a termine l'impresa entro la prima metà della mattinata di domenica. Cancello verniciato interamente con due mani e, se si esclude qualche insetto suicida, senza ammennicoli appiccicati. Un successone... forse! Dovrei essere esaltata e raggiante ma la medaglia ha sempre il suo rovescio. Infatti dopo aver completato l'opera, con la pulizia degli attrezzi e dell'area si era fatta l'ora di pranzo. Ho fatto in tempo a fare una doccia, mangiare un toast e poi schiantarmi sul divano. E di lì ancora divano e poi divano, ma soprattutto divano, divano e sempre divano. Con le ossa rotte e gli occhi pesanti ho passato il resto della giornata sul divano alternando sonore dormite ad occhiate fugaci alla televisione. Non ricordo neanche in quale canale fosse sintonizzato.  Circa verso mezzanotte ho ceduto e sono passata a dormire sul letto sfatto senza lenzuola, troppo distrutta per rifarlo. 

Il mio lungo weekend di vacanza "verniciatoria" mi ha lasciato con membra a pezzi, mal di testa ma un cancello bellissimo che oggi fronteggia brillante la pioggia. Certo mi mancano ancora da verniciare i montanti laterali e rimettere la rete, ma credo che per un anno ancora il secondo barattolo di vernice possa durare. Mi ci vorrà forse tutto quel tempo per riprendermi o, come dice Giulia, farmi aiutare da qualcuno! Qualcuno cercasi.


Amanda Decori pubblicato il 14.05.2018 [ Blog ]


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