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Dalla ricerca italiana trovata origine Alzheimer

fra rabbia ed orgoglio

Per prima cosa tanto di cappello all'équipe di studiosi coordinati dal professore Marcello D'Amelio, associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma.
L'origine pare sia proprio lì dove si generano depressioni e disturbi dell'umore, area già studiata anche nel caso dell'altro grande male neurologico: il morbo di Parkinson.

Mi piacerebbe scrivere un testo di spiegazione e discussione scientifica, ma non sono né qualificata né all'altezza.
Invece quello di cui voglio parlare è del sentimento che ogni volta mi colpisce in occasione di queste notizie, che riguardano mirabili scoperte di ricercatori italiani nel mondo, ma ancora di più nella stessa Italia. Il sentimenti è quello di ammirazione, orgoglio e rabbia non necessariamente in questo ordine.

Orgoglio perché almeno gli sforzi fatti dai cittadini per far funzionare la scuola portano a questi risultati.

Rabbia perché i finanziamenti per la ricerca in Italia sono di un ammontare risibile e spesso servono solo a dare il “la” a brevetti stranieri, e perché molto di questo esiguo importo si disperde in sprechi o peggio in altri canali fatti di truffe.

Ammirazione perché questi studiosi con le unghie e con i denti, oltre che la passione e l'intelligenza necessaria, cercano di mettere a frutto le modestissime risorse messe a disposizione.

Ogni volta che seguo le inchieste sulle ruberie nel campo della ricerca, quale il caso di fondi finiti nell'acquisto di gonfiabili per un parco giochi di un disonestissimo funzionario pubblico, mi sento doppiamente frodata perché quei soldi vengono sottratti al nostro benessere immediato e futuro. Possibile che non si riesca a capire che proprio dalla ricerca, ma anche e soprattutto dallo sviluppo in brevetti ne deriva sviluppo e richezza di una nazione?
Noi continuiamo a pensare di essere i migliori solo perché non mettiamo i sandali con i calzini!


Amanda Decori pubblicato il 03.04.2017 [ Attualità ]


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