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Vermi mangia-plastica

scoperta casuale di una ricercatrice italiana

Se qualcuno aveva dei dubbi con questa scoperta è ormai chiaro a tutti che la Natura è molto più saggia di noi. Pensavamo di fregarla creando il tremendo polietilene dannoso nella sua integrità, buste di plastica ed affini, e peggio ancora sminuzzato o ridotto in sospensione lattiginosa che si propone come nefanda alternativa al krill o plancton in vaste area di oceani e mari.

Ed invece no! Ecco che qualcosa che anela ad ingurgitare, digerire e trasformare, senza nessuna conseguenza per il proprio sviluppo biologico, esiste e si muove, anzi striscia, nella faccia di questo martoriato pianeta. É una larva, una specie non considerata nobile dalla parte cosiddetta progredita dell'umanità, gli occidentali, ma che probabilmente a breve vedrà unirsi alla schiera dei suo consimili come futura prelibatezza dei nostri piatti. Eh si! Perché se continuiamo a cacciare, allevare male e uccidere peggio più animali di quanti ce ne servano per la reale sussistenza, quella sarà fra le specie a cui dovremmo rivolgerci una volta saccheggiato il resto. Diventeremo forse mangiatori di Larve mangia-plastica, ma stiamo tranquilli! Queste tarme in stato primordiale sarebbero pur sempre meno pericolose degli attuali pesci che, come conseguenza della catena alimentare, già ingurgitano grandi quantità di polietileni e di altri “amici” chimici senza averne la capacità di sintesi.

Al di là dell'ironia, che sempre di più ci aiuta a sopravvivere, resta la meravigliosa scoperta di queste voraci creature (le larve lo sono per antonomasia e ruolo biologico, come ogni essere vivente nello stadio primario di sviluppo) in grado di degradare percentuali di plastica in volume tale da meritare l'attribuzione dell'aggettivo “rapido”. Il fatto è che la Natura trova sempre il suo adattamento e con buona approssimazione possiamo ritenerne la capacità prossima all'infinito. Resta sempre da stabilire quando e in che misura questo adattamento implichi l'estinzione di una specie fra le più coriacee e persistenti: l'umana.

Per saperne di più: articolo ansa


Amanda Decori pubblicato il 26.04.2017 [ Attualità ]


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