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La casa fatta di "spazzatura"

Come la mettiamo con la sicurezza?

Facendo zapping si sa si scoprono cose che in qualche modo possono indurci quanto meno alla riflessione, soprattutto se si finisce su trasmissioni che solitamente non sono fra le nostre scelte, qualunque sia la ragione delle scelte. E così anche io sono finita a vedere la parte finale di un servizio su Linea Verde, Rai Uno. Non è una trasmissione che seguo anche se, dal poco che ho visto, in realtà presenta molti spunti interessanti e servizi di tutto rispetto. Ammetto che la mia opinione dipende, come sempre, da un pregiudizio o forse da una modalità falsamente sempliciotta che mi sembrava appartenesse a questo genere di trasmissioni. Ribadisco pregiudizio, ma quanto sono difficili da abbandonare!

In ogni caso il servizio sulla casa danese costruita con pareti costituite da "spazzatura" ha davvero attratto la mia attenzione. Vedere lo spazzolino con i CD Rom al posto del coibente è una bella sfida per la comprensione della loro validità. Ma una intervistata, penso in qualità di responsabile della casa laboratorio, ha affermato che lì si compiono delle sperimentazioni e si studia il comportamento dei materiali nelle più svariate circostanze.

Da moltissimi anni sono convinta che l'immondezza sia la vera fonte di materia prima da cui attingere, nonché la ricchezza del futuro. Tuttavia i fatti di cronaca e l'espansione esponenziale dei rifiuti plastici hanno reso questo argomento sempre più complesso, esattamente come l'incredibile eterogenità della sua composizione.

Ogni volta che si parla di rifiuti, riciclo e riutilizzo l'altra faccia della medaglia spesso è costituita da parole non altrettanto nobili e speranzose. La malavita organizzata si è accorta da un pezzo dell'abbondanza patrimoniale che può derivare dalla florida produzione di scarti dell'uomo cosiddetto moderno. Ovviamente la loro conversione in ricchezza non passa per una corretta ricollocazione, almeno non fino adesso, ma forse potrebbe interessargli riempire l'intercapedine dei muri con il materiale dei cassonetti? Possiamo considerarlo una istigazione a delinquere? Oppure una valida alternativa all'abbandono dove capita di ogni sorta di sfrido della civiltà moderna? 

Al di là delle battute e della sconsolata considerazione che spesso i malavitosi sono molto più attenti alle applicazioni delle novità, magari non propriamente seguendo criteri di benessere sociale, di quanto non lo siano le organizzazioni statali, l'immagine della casa di spazzatura mi ha davvero fatto pensare.

L'esperta intervistata parlava proprio delle qualità d'isolamento termico di spazzolini e CD Rom in termini trionfali e speranzosi. Il materiale era chiaramente visibile attraverso un pannello trasparente, composto ed ordinato non dava certo l'idea di recupero dalla discarica ma faceva pensare più ad un'ordinata esposizione della merce al supermercato.  Notevole anche  l'utilizzodella moquette sintetica come rivestimento esterno di tetto e muro. Immagino che siano stati considerati, o lo stiano facendo, i vari effetti sulla salute derivanti dall'utilizzo di materiali di cui probabilmente non è del tutta nota la composizione.

Mi chiedo anche che cosa succederebbe in caso d'incendio, sarebbe come dar fuoco ad una discarica? Davvero arriveremo a costruirci le case attingendo dall'immondezza senza prima passare per un controllo meticoloso del materiale? E quanto costerebbe questo ciclo di recupero in termini economici e di sicurezza? Certo anche ora quando va in fumo una abitazione i gas tossici sprigionati dagli oggetti in essa contenuti sono la vera causa di danni sull'uomo, ma cosa potrebbe succedere se fosse addiritura la struttura stessa della casa ad essere costituita dai materiali più disparati?

Non lo so ma ho imparato a non entusiasmarmi troppo allo squillo di trombe delle nuove applicazioni green che a volte si dimostrano più devastanti del motivo d'inquinamento che volevano contrastare. All'inizio tutte le scoperte sono sembrate in grado di far fare un salto in avanti in progresso e civiltà, salvo poi scontrarsi con l'appropriazione utilitaristica di varia natura dell'essere umano. 

Come mi è stato insegnato, se alla base non c'è una sana cultura del rispetto, risparmi ed utilizzo solo se necessario siamo comunque destinati a consumare le risorse che la terra ci vorrà mettere a disposizione. Finché non si stancherà definitivamente di questo virus chiamato "razza umana".


Amanda Decori pubblicato il 25.11.2018 [ Attualità ]


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