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Ansia come compagna

L'accettazione come antidoto

Ci sono dei periodi in cui ci sembra di tornare indietro nonostante tutti gli sforzi fatti per vincere l'ansia e stare meglio. Anzi sembra proprio che lei sia in agguato pronta a smentire trionfalistici proclami di vittoria che facciamo nei momenti in cui ci sentiamo onnipotenti solo perchè siamo di buon umore. La tendenza a sentirsi ormai quasi immuni dal tremendo stato d'animo solo perchè si è in un momento di grazia ci fa sentire ancora più vulnerabile alla sua prima avvisaglia di comparsa.

Parliamoci chiaro chi è ansioso non si libera del fardello solo perchè lo vuole, la volontà in se è per sè non ha alcun valore. Anzi a volte porta ad un irrigidimento  nel negare il sentimento finchè non lo si sente ringhiare nella gola con tutta la sua frustante potenza. In qualunque modo percepiate l'ansia, una mano stretta alla gola, un peso sul petto o una pressione sulla testa, quella in realtà è solo una manifestazione fisica di un allarme che parte dal cervello. Continuano a dirci che deriva dallo stato di perenne allerta che governava la vita dell'uomo primitivo che doveva difendersi da un mondo esterno prevalentemente ostile, e noi continuiamo a chiederci come mai dopo che sono passati tanti millenni dai nostri albori primitivi questo livello di attenzione resta così rovinosamente elevato. Ma la risposta sembra essere la più semplice e disarmante possibile: perchè il mondo esterno è ancora incredibilmente ostile anche se in modo differente. Non si rischia ad ogni angolo di essere mangiati dalla tigre ma è pur sempre una giungla moderna dove carriera, successo e predominio si sono sostituite ai possibili assalti di fiere selvagge, di tribù nemiche o delle tante insidie dell'ambiente circostante.

Quello che più temiamo è proprio l'affacciarsi di quel sentimento così totalizzante e destabilizzante che ci getta in uno stato di insicurezza e negatività totale. Anche se ti ripeti che in definitiva te la sai cavare e non è il caso di agitarsi prima ancora di aver iniziato a fare qualsiasi cosa, lei ti assale con un forza tale da lasciarti solo il desiderio di fuggire. Il che sarebbe comprensibile se davanti ci fosse appunto una tigre o un leone, anche se pare che sia proprio la fuga ad innescare l'istinto predatorio degli animali. Lasciando perdere le implicazioni da documentario, possiamo comunque fronteggiare l'assalto ragionando su quelli che sono i "pericoli", veri o immaginari, che hanno acceso l'allarme rosso. L'utilizzo del Quaderno della Coscienza è senza dubbio un grosso aiuto, ma in certi momenti il livello di ansia è così elevato da inibire anche la capacità di scrittura. In articoli precedenti ho anche suggerito l'utilizzo di "amuleti" autoprodotti in grado di aiutarci ad abbassare il livello di tensione.

Esiste un favoloso antidoto che sembra quasi  l'uovo di Colombo: accettare di essere in ansia. Se ci si pensa quello che fa entrare nella spirale dolorosa dell'autoalimentazione della tensione ansiosa è il corto circuito che si crea fra la sensazione di oppressione e la paura di non riuscire a risolvere il motivo per cui si  è caduti nel panico. Infatti di solito si consiglia di concentrarsi sulla respirazione ed in genere si riesce a calmarsi. Ma se poi appena si riporta l'attenzione sulla causa scatenante e ci assale nuovamente l'ansia maledetta, come possiamo interrompere questo corto circuito?

Accettare di sentire l'ansia come componente imprescindibile del nostro carattere Accettare di sentire quella stretta in gola, quella botta alla bocca dello stomaco e pensare che piano piano l'intensità si attenuerà fino a scemare o trasformarsi in una giusta concentrazione. Così come ci viene facile godere di un improvviso stato di felicità e contentezza senza chiederci perchè, dovremmo imparare a sopportare e ritenere una nostra caratteristica l'insorgenza dell'ansia quando in realtà non ci sarebbe un reale motivo della sua comparsa. 

L'accettazione ci evita di dar via a quelle reazioni istintive di fuga non opportune e spesso ingiustificate, ci consente di riprendere il controllo dei nostri pensieri evitando di ricercare subito delle soluzioni per allontanare le sgradevoli sensazioni. In pratica è quello che avviene nelle persone che hanno un naturale autocontrollo. Imparare a ritenere che l'ansia sia un sentimento come gli altri aiuta moltissimo soprattutto nel ridurre la durata e l'intensità dell'attacco.

Ma per imparare non ci sono scorciatoie, guru, maestri o salvatori che possano darci una mano, dobbiamo essere noi che dobbiamo capire che si tratta di un sentimento che sorge dentro e ci appartiene. Altre persone con gli stessi stimoli magari reagiscono in modo totalmente diverso o non reagiscono affatto.  Spesso cerchiamo di "distrarci" dai nostri sentimenti negativi nelle maniere più svariate ed a volte distruttive, ma il solo modo che si ha per cavalcare gli stati d'animo negativi è proprio la loro accettazione. Dirsi "accetto di sentirmi ansioso" è il primo passo per combattere l'ansia stessa.

 


Fabiana pubblicato il 14.07.2018 [ Consapevolezza ]


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