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Arroganza

Bullismo senza età

Mi è stato fatto un torto, un atteggiamento arrogante mascherato con una battuta, una persona che non perde mai occasione per "saltarmi sulla giugulare facendo finta di annusare il profumo". Inutile negare che sebbene sia un fatto assodato ogni volta mi sorprende, soprattutto quando scaturisce da maliziose interpretazioni di mie frasi.

É giovane e quindi non ancora in grado di moderare l'intemperanza, ma la cosa più seccante sono gli atteggiamenti di viscido supporto dei più attempati che fungono da incentivo all'arroganza, ovviamente perchè tanto acredine è diretto ad un soggetto diverso da loro stessi.

L'irritazione è innegabile e la tentazione di allontanare queste persone, per altro neanche così vicine e neanche così obbligatoriamente da frequentare, è grande. Faccio parte di quella categoria di individui che taglia le relazioni non ritenendo istintivamente necessario soffrire, tuttavia la vita è fatta anche di questi episodi che seppure marginali possono influenzare negativamente e maggiormente che non le più frequenti, per mia fortuna, manifestazioni di stima.

Perciò mantengo, e metto alla prova, queste poco soddisfacenti conoscenze giusto come un monito per il mio comportamento, una sorta di palestra della psiche. Un allenamento delle sensazioni fatto su persone il cui potere di condizionamento del mio umore è limitato. In tal modo si riesce ad avere un maggior distacco nel calibrare ed osservare risposte ed atteggiamenti; non sto di certo rischiando di compromettere importanti rapporti di lavoro o affettivi. Ammetto che in questo caso la pazienza è superiore, senza la spinta di un reale coinvolgimento emotivo è più facile controllarsi quanto la persona si manifesta maleducata ed arrogante.

Nella fattispecie è poi interessante notare quelli che sono i meccanismi del bullismo, seppur allo stadio primario. Un componente del gruppo mostra avversione più o meno velata verso un altro ed i restanti, anzichè smussare, assecondano con risolini o battute complici. Ovviamente l'arrogante si sente autorizzato a stare all'erta per cogliere il successo e contemporaneamente "farla pagare" a chi non sopporta. Il trionfo sta nel mettere a disagio l'avversario dietro la vigliaccheria dell'appoggio del gruppo, per maggiore simpatia verso la parte attaccante o semplicemente per negligenza.

Mettere in ridicolo, isolare o far apparire un individuo in uno stato inferiore è uno dei meccanismi che regolano i branchi abituali od occasionali e fanno persino parte di molte trasmissioni popolari di successo. Spesso si ride degli altri, non con gli altri. Ma quante volte siamo noi i carnefici o le vittime? Quante volte anche noi cediamo al dio arroganza e presunta superiorità sapendo di avere il consenso del gruppo? Sono meccanismi che se notate si ripetono abbastanza di frequente, io li ho sempre detestati preferendo la solitudine ai gruppi malati o sbilanciati. Ciò non vuol dire che non sia capitato anche a me di essere arrogante o prevaricatrice. Si parla molto di bullismo come qualcosa, seppur negativa, da relegare al periodo scolastico. In realtà l'intera società ne è perniata. 

Eppure basterebbe poco! Per esempio, prima di ridacchiare o dare del permaloso a qualcuno, verificare che il nostro o l'altrui intento sia veramente quello di fare una battuta o piuttosto mettere a disagio l'altro. Chiedersi sempre se nel contesto sono presenti evidenti squilibri di potere, sia fisico che mentale, ed evitare di incoraggiarli. Ristabilire un equo livello fra le parti non è il compito di un singolo individuo, ma della comunità. La mancanza di sensibilità e del senso di giustizia ci coinvolge spesso nei nostri rapporti umani e cercare di frequentare solo quelli con cui si va d'accordo non sarà d'aiuto, alla fine si litigherà anche con quelli. 

Tengo in piedi questa occasionale frequentazione, una semplice chat telefonica, per permettermi di misurarmi con sentimenti spiacevoli in modo critico e senza esserne troppo coinvolta. In certi momenti la tentazione di emettere un grande "vaffa" è elevata ma la pazienza di restare a vedere cosa succede è alla lunga più ripagante. Non si sa mai che sviluppi possono prendere le cose, tenendo conto che sono depositaria di reciproche pesanti considerazioni fra gli stessi membri che al momento si scambiano profusioni d'affetto e di stima. Forse è anche questo a condizionarmi, il sapere che anche fra di loro la sincerità latita e le reciproche valutazioni sono state in alcuni momenti alquanto pesanti. 

Ma sia chiaro non è mio intento mantenere un osservatorio umano per ergermi a giudice o usarla per commiserarmi nei momenti un cui mi sento una vittima incompresa. Al contrario mi serve come palestra di pazienza e per allenarmi nel non consentire a nessuno di ferirmi non dando un peso eccessivo alle parole espresse, benché siano accompagnate da evidente avversione. Mi serve per misurare la mia capacità di reazione a cose del resto banali ma che a seconda del momento di maggiore debolezza psicologica diventano enormi e fondamentali. Mi serve per capire anche quelle volte in cui posso essere stata o sarà arrogante e bulla anche io e dunque darmi l'occasione di tentare di rimediare o fermarmi.

Questi atteggiamenti non possono essere cancellati da nessuna legge o ramanzina ma occorre lavorarci in prima persona, perché alla fine se miglioriamo noi gli altri lo faranno di conseguenza. Senza bisogno d'uscire dalla chat o farlo solo quando il proprio stato d'animo avrà risolto ogni risentimento.


Fabiana pubblicato il 06.03.2018 [ Consapevolezza ]


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