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Il coraggio di tornare indietro

Chissà perché abbiamo così paura di fallire o anche solo di sbagliare. Difficile diventare adulti avendole azzeccate tutte al primo colpo. Non a caso esiste il detto "sbagliando s'impara". Eppure spesso è proprio il sentimento negativo che sorge in noi, più che le conseguenze stesse dell'azione, a renderci insopportabile l'aver sbagliato. Talvolta è persino difficile imputare a noi stessi la causa del fallimento e si preferisce trovarne una esterna, qualunque essa sia! Eppure proprio dall'analisi di quanto accaduto possiamo trarre delle indicazioni su di noi e su ciò che ci fa stare bene. Potremmo anche capire d'aver preteso troppo, quindi il ridimensionarsi non deve di certo essere fonte di frustrazione ma di una corretta vista delle nostre capacità o desideri.

Non necessariamente tornare indietro sulle proprie decisioni è sinonimo di sconfitta o mancanza di qualità. Per esempio se dopo aver cambiato più lavori si finisce con tornare al primo impiego non è certo perché abbiamo sbagliato ad andarcene ma anzi, quando accade, vuol dire che abbiamo avuto l'opportunità di guardarci intorno e dunque ripartire con i giusti presupposti. Infatti a volte ci si lamenta di una situazione perché non se ne è conosciuta nessun'altra. Con l'esperienza si impara a mediare e a capire dove si può sopportare e dove invece è il caso di puntualizzare. 

I rapporti umani non sono immutabili ed è sempre possibile trovare nuovi equilibri, ovviamente tenendo conto dell'indole di ciascuno di noi. Pretendere dei miglioramenti solo se a cambiare sono gli altri non è una strada che può portare frutti. Ogni cambiamento deve partire da chi vuole migliorare il suo rapporto con la vita e gli altri partecipanti. Anche ritornare sui propri passi può essere considerata una conquista, un miglioramento. A volte non ci si rende conto delle fortune che ci accadono perché non siamo sufficientemente maturi per apprezzarle. Abbiamo altri modelli a cui ci riferiamo ma che probabilmente non hanno nulla a che fare con noi. Desiderare ardentemente di vincere un Nobel quando le proprie capacità sono nella norma ci porterà ad una vita grama, piena di rivendicazioni ed invidie. Un vero inferno in terra!

Il  detto "chi si accontenta gode" va inteso non come incapacità d'aspirare a migliorare ma quanto a capire che si può trarre il massimo del godimento nella propria situazione. É corretto desiderare d'elevarsi, anzi è doveroso, ma non è detto che il miglioramento avvenga solo ed esclusivamente nei campi che ci si è prefissati. Si può sempre spostare l'obiettivo. Per esempio se si è rinunciato ad un posto da dipendente per tentare una carriera imprenditoriale per poi accorgersi di non averne la stoffa, non è certo una tragedia. Avere l'umiltà di tornare indietro e cercarsi una occupazione meno ambiziosa non è una sconfitta dell'individuo. Nessuno conosce le sue attitudini finché non le prova e non è detto che quelle di essere un imprenditore siano le migliori in assoluto. I modelli proposti da un certo di tipo di cultura sono spesso basati sull'incapacità sociale di assecondare l'individuo nelle sue naturali predisposizioni. 

In ogni caso si può sempre sbagliare nell'immaginare la propria posizione nella collettività. Potrebbe anche essere che non abbiamo sufficiente capacità di sacrificio o ambizione. Qualunque sia la motivazione capire i propri limiti e adeguarsi serve a rendere le persone più felici. Ricordo sempre un meraviglioso detto di un educatore di ragazzi difficili "meglio avere un buon falegname che un dottore infelice". Ciascuno deve trovare la propria strada che magari è proprio quella che aveva percorso tempo prima senza notarne i vantaggi.

La consapevolezza dei propri limiti consente di vivere come un dono quello che la vita ci offre. Quando leggo dell'infelicità di geni, scienziati, illustri scopritori ed emeriti artisti mi chiedo come si possono invidiare queste persone e desiderare di essere come loro. Come si può desiderare di essere in paradiso se noi lo viviamo come un inferno?

Quindi la capacità di ritornare consapevolmente sui propri passi, se ce ne viene data l'opportunità, è una grande prova di coraggio e serietà. Inoltre sono convinta che quelle occasioni di ritorno accadono a tutti, soltanto che il ridimensionarsi a volte è visto come una sconfitta anziché un guadagno e pertanto ostinatamente evitate. Volare in alto, cadere e capire che a livello del suolo in fondo si vive con la pressione atmosferica giusta, credetemi, è da gran fighi!


Fabiana pubblicato il 12.10.2018 [ Consapevolezza ]


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