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Il pensiero-tarlo

Il pensiero-tarlo è una costante della vita di molti. Non sempre è lo stesso ma ha il potere di occupare la mente per lunghi o brevi periodi, sparire e ricomparire magari in alternanza con un altro pensiero-tarlo. Viene palleggiato, rimbalzato, odiato e maledetto ma abbandonato con molta, molta difficoltà. Certe volte riguarda argomenti importanti, altre volte banalità, quello che hanno in comune i pensieri-tarlo è che trattano problematiche non risolvibili in tutto dall'individuo che ne è affetto. Infatti può anche capitare che ne venga risolta una parte, ma resterà sempre esposta al rimbalzo quella a carico di persone o eventi esterni. É ed proprio la mancanza del totale controllo a generare la spirale di ossessione in cui si rischia di cadere se non si utilizzano opportune contromisure. 

Quando si tratta di argomenti importanti, magari vitali per l'esistenza stessa dell'individuo o che vertono temi di giustizia sociale o personale, è difficile attuare delle contromisure efficaci ed ogni volta il ritornare sull'argomento è sempre doloroso e lacerante. Pensiamo ad un prestito mai restituito, un torto subito da un amico, una diceria infamante, la fine di un amore o amicizia di cui non si hanno spiegazioni, tutte circostanze per le quale è anche possibile arrivare ad ammalarsi dal dispiacere. Ma ci sono anche quelle meno gravi benché altrettanto virulenti: la paura di aver sbagliato una decisione pensando sempre a cosa sarebbe successo scegliendo l'alternativa; aspettarsi di trovare sempre la cacca di un cane sconosciuto davanti al cancello; l'attesa dei tacchi puntualmente suonati alle sette del mattino di ogni domenica; il libro prestato non restituito che diventa l'unico che si vorrebbe leggere o rileggere; aspettarsi soliti furbi che passano davanti alla fermata del bus strapieno; il libro della biblioteca universitaria che non si decidono a restituire ed è anche l'unico assolutamente indispensabile per la tesi di laurea; e tante altre cose più o meno gravi che ciascuno potrebbe tirar fuori o immaginare.  Argomenti su cui si torna sempre cercando strategie e modi per risolvere l'irrisolvibile. Un pensiero ossessivo che corrode mente e corpo, che a volte obbliga ad attuare contromisure totalmente inefficaci per la risoluzione del problema ma efficacissime per disperdere il proprio tempo e preziose energie.

Non sto parlando di quelle battaglie fatte per avere giustizia, che tuttavia possono assomigliare a delle guerre contro i mulini a vento. Certo anche in quel caso il pensiero diventa un tarlo, ma è proprio da quella capacità di addensare a se l'attenzione che trova linfa vitale per alimentare la perseveranza nel perseguire l'obiettivo. Per quanto giusta e nobile la motivazione va comunque riscontrato che spesso il prezzo da pagare è una vita interamente dedicata a quel solo scopo di cui non è scontato il raggiungimento.  Per esempio i casi di errori giudiziari, mancanza di un responsabile di un delitto, sparizione di un congiunto, difficile per chi subisce un torto del genere non avere quel tarlo in testa.

Ci sono spesso motivazioni molto meno importanti che possono generare un pensiero tarlo che porta a vivere una vita d'inferno perché alimenta atteggiamenti negativi verso gli altri o le cose. Una attività sportiva o delle sane camminate possono distrarre, ma se ci si porta appresso l'idea, magari con la convinzione che in un contesto naturale si riesca a trovare una soluzione, il circolo vizioso più che interromperlo lo si alimenta proprio nella tranquillità bucolica di una passeggiata. Imparare a dare il giusto peso alle cose e saperle affrontare con il corretto bilanciamento emotivo ed operatività è il pallino di qualsiasi essere umano, in particolare delle persone emotive e sensibili. Gestire un bagaglio caratteriale di tale portata non è facile e si finisce con considerare una dannazione ciò che invece è un meraviglioso dono.

Lo sappiamo la consapevolezza è la sola strada da praticare per riuscire a non farci travolgere da una emotività trabordante. A supportare il nostro compito c'è sempre il nostro Quaderno della Coscienza quello su cui possiamo annottare senza inibizioni tutti i nostri pensieri sull'argomento che ci assilla.

Per esempio l'argomento "escrementi di cane" davanti al portone di casa. Di per sè è un argomento futile ma possiamo immaginare a quanti incresciosi incidenti può dar il via questo fatto. Porterà anche fortuna, secondo il detto popolare, ma avere le scarpe imbrattate di cacca non è sempre il massimo in tutte le circostanze e non è detto che si riesca rapidamente a rimediare togliendo l'inevitabile olezzo che ci accompagna. Non tutti reagiscono allo stesso modo, c'è chi si lamenta ma mette in atto delle strategie per evitare il quotidiano incidente, altri si rassegnano e magari armati di ramazza provvedono giornalmente a rimuovere il maleodorante malloppo, infine ci sono quelli "per principio" che sono le facili vittime del pensiero tarlo. Dopo affissioni di cartelli e inutili proteste ad autorità competenti, finiscono con indirizzare ogni energia per scovare lo scostumato artefice del giornaliero affronto. A lavoro non parlano d'altro e la "merda di cane" quotidiana finisce con intasare ogni argomento sociale che li coinvolga.

Appare chiaro che in questo caso il pensiero è diventato un tarlo fisso che risucchia più energie di quante non siano effettivamente necessarie. Sia che si risolva o meno il fatto far ruotare tutta la propria esistenza dietro l'eiezioni canine è effettivamente una questione di principio un po' sproporzionata. Dannarsi l'anima per un problema simile meriterebbe una punizione esemplare nell'inferno dantesco. Se però si è entrati in quel loop riuscire a dare il giusto valore alla cosa è davvero difficile e si rischia di compromettersi utilizzando rimedi non proprio civili e magari fuorilegge.

Scrivere nel Quaderno della Coscienza cosa passa per la testa può essere utile come sfogo e come giusto ridimensionamento di quanto accade. Aiuta anche a pazientare ed impedire una totale presa in ostaggio dei propri pensieri. Scrivere i sentimenti, senza nessuna inibizione, ed anche le possibili soluzioni con una analisi puntuale di costi e possibili benefici è utile a fare una valutazione corretta di quanto la mente stai partorendo. Evita di farci cadere nell'ossessione e magari portarci su terreni di malvagità che pensavamo a noi sconosciuti.

Su carta si può pensare anche di organizzare una videosorveglianza con costi del materiale e dell'installazione, soppesando l'effettivo vantaggio magari per altri tipi di infrazioni. Scrivendo il proprio impegno sia materiale che temporale si fa convergere il pensiero sul concreto e si ha modo di fare una reale valutazione degli accadimenti. Anche le soluzioni non corrette possono essere scritte, perché fanno capire che si rischiano multe o galera e magari si danneggia qualcuno che non ha nessuna parte in causa. La tecnica del Quaderno della Coscienza consente di concretizzare quello che la mente partorisce affiancando le conseguenze. Ovviamente lo scopo non è la pianificazione di una turpe azione, non si parlerebbe di Coscienza, ma la consapevolezza di quanto astio e rancore si stia accumulando dentro di noi alimentati dal pensiero-tarlo. In questo modo si riporta il nostro stato emotivo alla giusta indignazione, limitandola nel tempo e nell'intensità, e si riesca anche a trovare delle possibili soluzioni da applicare con la corretta perseveranza. In ogni caso si può sempre scoprire che pazienza e ramazza sono molto più salutari ed efficaci anche a spazzare l'astioso atteggiamento che perseguita per primo il suo portatore.


Fabiana pubblicato il 16.10.2018 [ Consapevolezza ]


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