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Ingratitudine

Subita o inflitta?

La domanda del sottotitolo è puramente retorica. Difficile che un ingrato per natura riconosca questo comportamento tanto disturbante per chi lo subisce. Difficile che si senta come recita la Treccani "disposto a dimenticare e a non ricambiare, neppure con il sentimento, il beneficio ricevuto". Non solo non ci si sente così, ma il più delle volte reagisce in maniera energica anche quando semplicemente si cerca di richiamare alla memoria il solo fatto al fine di un riconoscimento fine a se stesso. L'ingratitudine è comunque riconosciuta come una attitudine negativa dalla società e, solitamente, si cerca in tutti i modi di dissociare se stessi da qualsiasi cosa sia ritenuta riprovevole. Pertanto se avete fatto un favore e per puro piacere personale vorreste che vi venisse riconosciuto state certi che qui potrebbero iniziare i veri guai e i disaccordi.

Confucio diceva: "non fare del bene se non sopporti l'ingratitudine", ma possiamo tranquillamente utilizzare la variante "non fare un favore ecc." che il concetto resto invariato. E cioè l'incapacità di fare un favore, o del bene se preferite, senza avere delle aspettative anche blande sull'azione stessa. Difficile restare indifferenti non solo all'ingratitudine totale ma persino allo sminuire del vantaggio ricevuto. Si potrebbe anche azzardare che in una grande quantità di casi i favori non sono neanche richiesti dalla parte che ne usufruisce, ma spontaneamente elargiti per le più svariate motivazioni, fra cui semplicemente un moto di empatia. 

É già è proprio qui il problema spesso chi fa delle cortesie non ne può fare a meno, è fatto così, essere diverso o sgarbato gli costerebbe molto di più che non far fronte alla delusione di un mancato riconoscimento. Sentirsi ingiusto e poco generoso nel momento della necessità altrui, sottopone il soggetto ad un incredibile processo interiore dove educazione e senso del dovere indossano i panni degli accusatori. Pertanto si cede, si fa il favore e si rimandano le recriminazioni con se stessi, e gli altri, quando la buona azione finirà nella voragine della ingratitudine.

Vogliamo poi parlare delle frasi accusatorie e sminuenti di chi vuole sottrarsi a tutti i costi dall'etichettatura di ingrato? Chi ha avuto a che fare con queste situazioni sa benissimo di cosa parlo. Spesso alla fine ci si sente persino in colpa di avere semplicemente voluto ripristinare la verità nello svolgimento delle cose. Si finisce con essere attaccati e accusati di rinfacciamenti e altro. Magari è proprio quello che accade, perchè nel tira e molla del "voglio il riconoscimento" e "con il cavolo che te lo riconosco" si finisce con il trascendere da entrambe le parti. Ma chi ne farà le spese? L'ingrato? No di certo! Quello penserà di essersi giustamente difeso da una persona che "sembrava tanto brava" ma in realtà è poi risultata meschina e falsa. L'altro si sentirà nella duplice e sgradevole posizione del famoso "cornuto e mazziato" ( ossia chi subisce il danno e la beffa). Ringhierà fra sé e sé che mai più si troverà a fare favori e subito penserà che forse avrebbe potuto evitare di portare avanti l'argomento.

Ci sono soluzioni? Confucio è stato incredibilmente chiaro e lucido nella sua massima ed infatti in essa da l'indicazione per evitare di massacrarsi. Occorre essere consapevoli di ciò che siamo in grado di reggere e agire di conseguenza. É evidente che in qualsiasi modo noi ci comportiamo ci saranno delle conseguenze, o nell'immediato o nel futuro, dipende sempre da quello che decidiamo sia più facile per noi sopportare.

Se per esempio neghiamo il favore la persona proverà della irritazione che si riverserebbe su di noi a partire da un semplice sguardo di disappunto fino ad arrivare ad invettive o minacce di ritorsioni, dipende sempre dal contesto e dalla sanità mentale del richiedente. In generale sono portata a pensare che quando si ha a che fare con i prepotenti spesso si concede il favore per evitare spiacevoli conseguenze, oppure ci si prepara alla lotta ad oltranza. In ogni caso vale la massima di Confucio. Il prepotente è senza dubbio un ingrato e considera il favore come dovuto, ma forse in quel caso la bilancia è molto favorevole verso l'indulgenza, giusto per evitare ulteriori guai. 

Tornando a soggetti con caratteristiche più miti, è sempre bene fare una breve valutazione del caso più estremo, l'ingratitudine, e riflettere se siamo disposti davvero a sopportare un atteggiamento del genere. Dopodiché se si decide di non concedere il favore , occorre trovare la maniera più morbida per giustificare, in primis a sé e poi all'altro, il perchè non lo si vuole concedere. Prendersi qualche secondo può essere utile proprio per risparmiarsi attacchi di bile dopo.  Se poi siamo troppo impulsivi ed istintivi ci restano solo sue due possibilità.

  • Seguiamo corsi intensivi di meditazione per imparare a sopportare l'ingratitudine della gente e le nostre aspettative di riconoscenza. Ci applichiamo puntualmente e alla fine riusciamo sicuramente ad ottenere un buon margine di serenità (quasi utopia pura!).
  • Siamo troppo pigri per i corsi di meditazione ma di base rancorosi, soprattutto verso noi stessi, tuttavia proprio non riusciamo a non fare i "paladini generosi". Ebbene cerchiamo almeno di perdonarci quando finiamo con il litigare proprio nel rivendicare un favore fatto. Cerchiamo di vederci meno "perfettini" e almeno di accettare che anche noi dipendiamo dai favori altrui inteso come primo significato del vocabolario: "buona disposizione, concretamente espressa con la dimostrazione del proprio gradimento nei confronti di qualcuno o di qualcosa". 

Insomma che dire grati ed ingrati in ogni caso sono sempre accomunati dallo stesso impulso "nessuno vuole fare la figura del meschino". Per questo ciascuno combatte strenuamente, i risultati della lotta sono spesso la morte dei buoni legami.

In ogni caso se vi sentite dalla parte di quelli che non vengono adeguatamente o per niente ringraziati, fa bene soffermarsi a ricordare se sia capitato anche a noi di essere ingrati o non aver adeguatamente espresso la nostra riconoscenza. Verificata una reale mancanza per i più svariati motivi, anziché sentirsi depauperati magari sembrerà di far ammenda perdonando l'ingrato.

E tutti vissero felici e contenti fino alla prossima ingratitudine!


Fabiana pubblicato il 05.03.2018 [ Consapevolezza ]


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