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La trave nell'occhio

Giudicare

Se nel nostro Diagramma dell'emozioni quotidiane inserissimo quante volte emettiamo giudizi resteremo sorpresi nel considerare che in pratica non facciamo altro.
Per la verità il giudizio ci è necessario nel normale svolgimento delle nostre attività, ci consente di effettuare la scelta migliore per noi, o almeno quella che riteniamo tale, dal fruttivendolo alla strada da percorrere. Ma quello è un giudizio di vita pratica, non esente da cantonate colossali dovute anche alla non completezza dell'informazione o  ad un eccesso di sicurezza nelle nostre capacità selettive. Così ci siamo portati un chilo di pere splendide esternamente ma già marce la sera, abbiamo scelto una strada alternativa che ci sembrava più veloce ma siamo rimasti invischiati in un ingorgo. Ci capita costantemente di sbagliare nel scegliere ma tendiamo a dare la colpa a fattori esterni a noi: pere maturate in frigo ormai prossime a marcire, lavori in corso non segnalati o incidenti provocati dai soliti furbi scriteriati. 

Però vogliamo mettere la soddisfazione quando invece il nostro giudizio trionfa? Pere comprate ad un prezzo stracciato, buone dentro e fuori che durano una settimana, strada alternativa che ci fa risparmiare due minuti di traffico e stress, parcheggio trovato al primo tentativo scegliendo una traversa diversa dalla massa.
Ci sentiamo onnipotenti e con il giudizio infallibile. Il termine fortuna lo usiamo più che altro per descrivere il fatto agli altri, in cuore nostro ci sentiamo scaltri e capaci di fare buone scelte. Questa sensazione la percepiamo anche quando rivolgiamo la nostra attenzione al resto del genere umano. Sondiamo, pesiamo, misuriamo gli altri così come con le pere e le strade da percorrere. Sono i nostri criteri a guidarci nei verdetti sparati più o meno incautamente, sono i nostri parametri a farci affibbiare etichette momentanee o tatuate addosso alle persone. Criteri formati dal nostro carattere, la nostra esperienza e tanti pregiudizi. Quante volte tagliamo i panni addosso per poi magari pentircene.
C'è chi lo fa sistematicamente e chi invece è più caritatevole e lascia il beneficio del dubbio, ma è impossibile trovare una persona che non emetta un giudizio sugli prossimo, benevolo o malevolo che sia, del resto ci serve per rapportarci agli altri. La nostra vita è basata sull'accumulo di esperienze che devono insegnarci a non metterci nei guai e a soddisfare i nostri bisogni primari. Bisogni primari in senso lato visto che, escludendo il mangiare e dormire, siamo bravissimi a considerare primario ogni desiderio che di volta in volta si presenti. Anche il giudizio o pregiudizio sulle persone è volto a proteggerci e molti detti popolari incoraggiano questa pratica, “meglio temere che provare!” è uno di questi. 
Per non parlare delle simpatie istintive e le antipatie a pelle. Difficile affrancarsi dalla prima impressione, anche volendo dare una seconda chance quella resterà nel retro del nostro cervello pronta a saltar fuori con un “eppure me n'ero accorto subito!”.

E quindi non c'è speranza, dobbiamo emette giudizi per vivere? "Nì", dipende sempre da cosa stiamo giudicando e soprattutto le conseguenze del nostro giudizio, praticamente il vero valore del verdetto finale. É indubbio che sia difficile andare d'accordo con tutti ma è importante non scaricare sugli altri la responsabilità della mancanza di armonia. Infatti è proprio ciò che facciamo anche quando sembra che ci stiamo assumendo la responsabilità asserendo “Lo so ho un brutto carattere, mi dispiace ma sono fatto così!”. In realtà crediamo sempre che siano gli altri a doversi adattare a noi. Il problema è che lo pensiamo tutti, questo è il vero corto circuito. É  sempre colpa degli altri se reagiamo in un certo modo, sono sempre loro ad avere una visione sbagliata o un comportamento che ci rende indisponenti. Ma noi siamo gli altri degli altri!

Guardiamo il prossimo, lo sezioniamo, lo pesiamo e giudichiamo decidendo se è degno o no di far parte del nostro mondo, o se merita la nostra stima ed attenzione. Questo potrebbe anche essere legittimo visto che in realtà noi viviamo in prima persona e gli altri ci ruotano intorno, soltanto che il discorso vale per tutti e dunque occorre prendere coscienza che nessuno di noi è il centro dell'Universo
Inoltre se ci facciamo caso il più delle volte ci danno fastidio caratteristiche che noi possediamo in ugual o maggior misura, quindi in realtà ci stiamo dicendo che quei nostri atteggiamenti proprio non ci piacciono.

Pertanto, per vivere con una possibile armonia la nostra contraddizione di aver bisogno di emettere giudizi per rapportarci alla realtà e contemporaneamente di essere meno critici con il prossimo per garantirci una miglior qualità di vita sociale, possiamo diventare consapevoli del motivo che ci porta ad ogni nostro verdetto su cose e persone.

Mettiamo in conto che se il vicino non ci ha salutato potrebbe essere per un motivo diverso dal fatto che la notte precedente siamo stati meno silenziosi del solito, magari ha un problema serio e gli farebbe piacere il nostro discreto interessamento. Per esempio possiamo avvicinarci e iniziare il discorso scusandoci e vedere cosa ci risponde.
Teniamo sempre conto che reagiamo a qualcosa che noi interpretiamo in quel senso. Può anche accadere che una persona sia aggressiva perché sta passando un periodo molto difficile o non sia stata per niente educata alla gentilezza. Di certo nessuno è giustificato nell'essere aggressivo ma se partiamo dal presupposto che è uno “stronzo” sfoderiamo subito tutte le armi per avere il sopravento senza curarci di considerare possibili strategie per evitare lo scontro. A meno che non si sia dei sadici o psicopatici è difficile litigare senza poi avere delle conseguenza emotive negative.

Concediamo il beneficio del dubbio, il giudizio circoscritto all'azione piuttosto che alla persona ci lascia dei margini di trattativa per trovare dei compromessi al fine di ottenere un giusto quieto vivere. Etichettare come maleducato il vicino perché non saluta ci impedisce di avvicinarci. Pensare che non salutare sia scorretto ci aiuta ad evitare, salvo distrazioni, di praticare la stessa negligenza. Vale anche la pena di interrogarsi sui nostri atteggiamenti, magari teniamo il volume della televisione troppo alto, oppure lasciamo il portoncino d'ingresso sempre aperto, il nostro cane fa la pipì sempre sulla pattumiera del vicino ecc. Eppure noi ci percepiamo molto educati in genere, cosa vuoi che siano quelle rare mancanze? Essere troppo indulgenti con sè stessi e severi con gli altri non ci aiuta a crescere ma rende più profondo il solco della insofferenza all'esistenza altrui.


Fabiana pubblicato il 09.04.2018 [ Consapevolezza ]


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