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Incostanza

sofferenza a corrente alternata

C'è una cosa che provoca tanta sofferenza e frustrazione: l'incostanza. Come i bambini con i loro giochi prendiamo progetti e idee, ce ne appassioniamo momentaneamente e poi li buttiamo all'aria con una velocità doppia rispetto a quella usata per innamorarcene. Cosa c'è alla base di tutto ciò? Non so se la risposta sia unanime per tutti, forse si, forse no, ma la motivazione che porte a sgonfiare l'entusiasmo come un palloncino bucato è difficile da individuare ed ancora meno da contrastare. Noia? Incapacità di concentrazione? Obiettivi troppo alti o troppo banali? Pigrizia?

Il fatto è che quando siamo obbligati a fare qualcosa, in un modo o nell'altro, la portiamo a termine. Certo, spesso come se avessimo un macigno sulle spalle, nuotando nell'ansia e frustrazione, ma la portiamo a termine. Forse è perché in quel caso siamo obbligati e non vediamo l'ora di finire senza porre attenzione al fatto che ci procuri o meno soddisfazione, quell'appagamento che invece immediatamente vorremo sentire nell'intraprendere i nostri progetti. 

Se ogni cosa che facciamo ci porta piacere solo per un brevissimo lasso di tempo, poi se è il solo obbligo a costringerci a finirla, vuol dire che c'è qualcosa non va nella nostra concezione della vita. È evidente che ci aspettiamo gratificazione dalle cose o dal loro svolgimento, intoppi e tempo necessario ad imparare diventano devastanti se sono troppi e troppo prolungati. Nessun progetto, nessuna impresa sarà sempre e solo soddisfacente, nemmeno l'oziare. La maggior parte delle persone conosce il pigro saltellare fra programmi della televisione in cerca di qualcosa che ci distragga, qualcosa che ci spenga la mente (per questo la televisione è potentissima) qualcosa che ci aiuti a non focalizzarci nelle nostre frustrazioni. Tutti, o buona parte, cerchiamo di trovare una appagamento immediato anche a costo di spegnare il cervello. Lottare per la realizzazione di un sogno non è una qualità comune, la maggior parte delle persone ha tempi di sopportazione molto bassi, dipendenti da quanto riesce a tenere sotto controllo i pensieri prima di aver bisogno di una "droga" distrattiva.

Quanto tempo riuscite a dedicare a qualsiasi cosa senza avere la necessità di un fattore distraente come prendere un caffè, guardare il cellulare, pensare a tutt'altro? Questa dovrebbe essere la misura della vostra incostanza. La difficoltà di diventare consapevoli di questa spiacevole caratteristica è perché è ben radicata dentro di noi, è stato il primo mezzo esplorativo fin da bambini, mezzo necessario allora ma del tutto devastante poi. Dopo l'incostanza abbiamo imparato il dovere come unico pesante strumento per porre ordine nelle nostra attività, praticamente come cadere dalla padella alla brace. 

Ci sono molti libri, molti suggerimenti e molti guru disposti a fornire le chiavi per la perfetta padronanza della propria attenzione. Qualcuno è degno di nota e, se si vuole superare l'invidia che la nostra spesa produce sull'arricchimento del suggeritore, in effetti qualcosa di buono la si può ricavare. Tuttavia il vero problema è nell'applicazione delle varie tecniche prospettate. Qui casca l'asino e il libro finisce con impolverarsi, insieme agli altri simili, sulla nostra libreria. Il problema è sempre quello: quanto siamo disposti a sforzarci per rompere un meccanismo così ben radicato dentro di noi. E anche quando ci riusciamo tendiamo a ricostruirlo esattamente come prima. Cioè non basta la consapevolezza occorre letteralmente trovare il modo per porre fine al circolo vizioso che ci inchioda alla nostra incostanza. 

Metodi ce ne sono tanti ma ognuno deve trovare quello più adatto a se e non esiste un modo naturale, quella è l'incostanza. Consapevolezza e gestione di sè, si chiama "libero arbitrio" che noi interpretiamo sempre nella sintesi estrema di scegliere il bene o il male. Il "libero arbitrio" è la consapevolezza e la gestione delle proprie azioni, a cui siamo comunque chiamati dal vivere sociale, ma che ci consente di vivere la nostra vita individuale pienamente. La maggior parte di noi sopravvive, galleggia in un mare di insoddisfazione sognando qualcosa di esterno che ci produca finalmente pace e serenità.  Niente di più sbagliato, effemero e frustrante.

Per concludere uno spunto di riflessione nella rete, ma se ne trovano tantissimi da prendere, si spera, senza incostanza wink!


Fabiana pubblicato il 10.06.2019 [ Consapevolezza ]


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