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Quando occorre mettere in ordine

Serve davvero un metodo per gestire le cose?

Ben inteso un metodo sicuramente serve, il problema è sempre quale ma anche quando. Se non appartenete alla ristretta cerchia dei minimalisti, francescani, asceti o altri parchi di averi per scelta e non per costrizione della vita, prima o poi salta fuori il problema di liberare lo spazio, poco o molto che sia, di tutte quelle cose inutili, ma anche utili, che vi ingombrano la vita. Della maggior parte di loro neanche avete più memoria e, nell'eventualità che vi servano, non sapete rintracciare l'ubicazione in cui le avevate custodite. Per me accade sempre per viti, chiodi e tasselli, posso fare concorrenza ad un ferramenta per quante ne ho acquistati e dimenticati qua e là. Ogni volta che me ne serviva qualcuno ero sempre costretta a ricomprare una nuova scatoletta che poi spariva al momento della successiva necessità. Gli unici che saltavano fuori erano sempre quelli non idonei. Ultimamente sono riuscita a rintracciare alcuni confezioni che ho messo a disposizione di tutto il vicinato, "Prima di comprarli chiedetemi se ho quelli che vi interessano" ho diffuso il verbo nel tentativo di smaltire le scorte prima che il tempo rovini l'inutilizzato. Ma questo discorso lo possiamo fare su tantissime cose e più spazio abbiamo più tendiamo ad accumulare l'inimmaginabile

Per non parlare di quelle cose che compriamo a "tutto un euro" convinti di risparmiare per quando ci serve. Ma quando ci serve? Il più mai, le altre, come già detto, le ricompriamo a prezzo pieno perché ne abbiamo perso la memoria. Una vera montagna di oggetti che ci intasa la casa a dispetto di ogni idea di risparmio ed utilità. Ma cosa succede quando ci decidiamo a mettere a posto? La tragedia! Già con lo sguardo siamo in grado di soppesare l'enorme capitale investito in beni di nessun o scarso valore ma su cui esercitiamo un attaccamento, detto affettivo, che il più delle volte è solo rimorso. Ci pentiamo di averli comprati ma privarcene con il semplice spostamento nella pattumiera è una operazione inconcepibile anche se non siamo degli ecologisti convinti. In genere la motivazione è solo pecuniaria, tutti quei soldi "investiti" non possono finire definitivamente in discarica, qualcosa dovrà pur tornare oppure si potrebbe regalare a qualcuno a cui magari serve. Sull'argomento riciclo più o meno motivato da onesti principi si può chiedere a chi raccoglie l'usato per scopi sociali o per ricovero di animali, qui salta fuori il meglio ed il peggio dell'umanità, se ne può parlare in altro articolo, ora facciamo finta che non si voglia rifilare immondezza con la scusa del riciclo. Partiamo dal presupposto che dobbiamo per forza fare un riordino delle nostre cose perché non è più possibile infilarle a forza in armadi, cassetti e sgabuzzino o cantinetta per chi ce l'ha.

Quindi siamo arrivati a quel punto in cui dobbiamo intervenire, anzi ci siamo arrivati più volte rimandando sempre a tempi migliori con tante scuse diverse. Qualche cosa siamo riusciti a farla, soprattutto con la roba da vestire e, dopo tanti tentativi, abbiamo anche trovato una associazione che non va troppo per il sottile con la selezione, in questi tempi dove la gente che necessita è sempre di più. Oppure abbiamo deciso di affidare il tutto a qualche "svuota cantine" che poi riesce a farsi qualche gruzzoletto nei mercatini dell'usato. Ma non per tutto, di alcune cose vorremmo recuperare qualche spicciolo soprattutto se sono rimaste pressochè intonse, custodite e dimenticate. Lanciarsi nel mondo del commercio di seconda mano non è però una soluzione così agevole come immaginato. Non tutto ha un mercato, spesso con valutazioni molto inferiori a quelle presunte, per non parlare della grande seccatura di rispondere alle telefonate dei numerosi perditempo. Si può optare per l'affidamento della merce ai veri negozi per l'usato, ma lì le regole d'accettazione del prodotto sono tante e comunque quanto viene riconosciuto al proprietario è, quando va bene, la metà della vendita. 

Quindi? Quindi la casa è sempre lì invasa dal "di tutto di più" e non riusciamo a prendere una decisione. Abbiamo persino comprato il libro famosissimo della Marie Kondo, che nel frattempo ha dato il via ad una vera lucrosissima attività di consulenza per il riordino,"Il magico potere del riordino" che più che altro è un "magico potere del buttare via". Si forse qualcosa l'abbiamo appresa dalla nipponica autrice, ma le culture sono troppo distanti e noi occidentali in generale siamo più accumulatori e divoratori di spazio. In effetti il metodo proposto dalla Kondo sta subendo un adattamento nella sua espansione occidentale del business e comunque resta legato ad un tipo di vita su spazi ridottissimi.

Personalmente dalla lettura di quel libro, sono riuscita ad applicare alcune indicazioni per tenere in ordine i cassetti delle magliette e maglioni con il metodo dell'arrotolamento, ma ho anche trovato che alcuni indumenti conservati in quella maniera si stropicciano di più. Probabilmente esiste una maniera più adeguata e cercherò di informarmi con i suggerimenti free della gentile signora. Quello su cui invece voglio mettere l'accento è proprio la motivazione che ci stimola in modo definitivo a cambiare questa mentalità di consumatori seriali o quanto meno a ridurne l'effetto.  Se non riusciamo a trovare il coraggio di buttare le cose ringraziandole per quanto ci sono servite alla maniera insegnata dalla Kondo, possiamo comunque ricorrere ad azioni più violente sulla nostra psiche guardando trasmissioni come "sepolti in casa" o "maniaci del pulito" che mostrano case sommerse da ogni cosa fino a limitare sensibilmente gli spazi vitali ed immaginare che quello potrebbe anche essere il nostro destino, se per qualche ragione perdiamo il controllo.

Ma tutte queste rappresentazioni non sono nulla rispetto a toccare con mano cosa potrebbe accadere se fossimo affetti dalla disposofobia o disturbo da accumulo che a quanto pare potrebbe colpire soprattutto nel caso di familiarità con soggetti affetti. Ed proprio dopo che ho potuto constatare di persona l'effetto di detto disturbo psichico fra un mio consanguineo che ho deciso che potevo portarmi avanti con la terapia ed incominciare a eliminare, regalare o vendere il vendibile senza pormi troppi problemi. Ciò che non ha potuto la Kondo è stato il magico potere della vista. Infatti vedere dal vivo l'effetto della devianza a cui può portare l'attaccamento a ciò che non conta quando si è deboli e vulnerabili lascia senza respiro. Mi sembrava di entrare nel set delle serie televisive sopracitate e non è stato per niente piacevole. Meglio iniziare ad educarsi e a prendere coscienza che occorre avere spazio e tempo per godere quello che si ha, il resto è davvero superfluo. Ma la consapevolezza è fondamentale e va coltivata più di qualsiasi cosa per evitare di trovarsi disarmati davanti ai tracolli emotivi. Prevenire è sempre meglio che curare.

Quindi forza e coraggio partiamo dal metodo "non lo uso e non sapevo d'averlo" per iniziare a liberarci delle cose. Facciamo delle letture o vediamo dei tutorial su youtube (siamo così fortunati ad avere tanto materiale a disposizione!) in modo da iniziare a prendere coscienza di quello che poi sarà il nostro metodo, quello che ci sceglieremo.


Fabiana pubblicato il 07.02.2019 [ Consapevolezza ]


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