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Lutto

Nella cultura occidentale la parola morte è un tabù. Il solo pronunciarla per molti significa attirarsi la sfortuna o più gergalmente la sfiga.  Preferiamo usare eufemismi o perifrasi come: "è andato via", "se n'è andato", "è passato a miglior vita" ammesso che esista e che sia davvero migliore, "ci ha lasciato" ecc. Alcune di queste frasi si prestano a dubbia  interpretazione creando equivoci a volte davvero spiacevoli. Sarà capitato anche a voi di capire che qualcuno aveva lasciato il compagno piuttosto che fosse defunto e viceversa. Non sempre si può chiedere una ulteriore spiegazione e si fanno degli equilibrirmi verbali enormi per meglio aggiornarsi sul fatto reale. Del resto le separazioni sono paragonate ad una morte perchè di fatto si verifica una mancanza. Infatti si tratta proprio di lutto, è proprio questo il dolore provocato dalla scomparsa di una persona cara. Nel caso della morte la scomparsa è sociale cioè manca per tutti, nel caso di una separazione la mancanza è nell'affetto di chi viene lasciato. Ma ritornando a quella che dovrebbe essere chiamata con il suo nome, la morte, ci accorgiamo che non tutte le culture l'affrontano allo stesso modo e la differenza nella modalità è ciò che segna la psiche di ciascuno di noi.

Ma cosa ci fa soffrire così tanto? Piangiamo per noi, per la persona scomparsa o per il dolore che provano gli altri? Il lutto ha tutto un suo rituale di compimento che non può essere evitato, mentre la cultura occidentale sempre di più cerca di mettere da parte questo aspetto inevitabile della vita. Se è vero che non si è mai pronti alla separazione da una persona cara è anche vero che ammettere la possibilità dell'esistenza di questo fenomeno ci aiuta nel momento in cui accade. Aiuta non allontana il dolore. Nella cultura indiana una lunga malattia mortale è un bene perchè ti prepara a lasciare la vita, per noi è uno strazio protratto nel tempo ma soprattutto nessuno di noi occidentali contempla in nessun modo quella possibilità. É umano? Non lo so sono occidentale anche io, ma è vero che l'accettazione della morte come un doloroso inevitabile fattore umano consentiva ai nostri avi di sopravvivere a falcidiate di figli. Infatti prima si facevano tanti figli e se ne pardevano parecchi già in tenera età, non erano certamente genitori meno amorevoli di quelli attuali. La differenza era nello sguardo rassegnato verso l'inelutabile.

Il dolore diventa strazio in funzione delle modalità di distacco, dell'importanza affettiva, dipendenza economica, morte violenta, improvvisa, grado di parentela, figli, genitori, amici o buone conoscenza, una lunga serie di elementi che contribuiscono ad aggravare la sensazione di perdita e smarrimento. Il lutto ha necessità dei suoi rituali perchè negare quanto accaduto non aiuta all'accettazione del dolore che si prova. L'occidente esorcizza la morte con i suoi detti del tipo "la vita va avanti" ma senza mai soffermarsi su quella parte che considera insopportabile e da evitare a tutti i costi come il dolore. Come non ricordare l'aforisma di Ella Wheeler Wilcox "Ridi, e il mondo riderà con te; piangi, e piangerai da solo: poiché questo triste vecchio mondo deve prendere a prestito l'allegria, ché di guai ne ha abbastanza di propri." che sintetizza in pieno l'edonismo occidentale!

Chi è in lutto, soffre, si dispera e prova anche quella tremenda sensazione di solitudine e rifiuto di una società che guarda a chi è triste come ad un "untore" dei tempi della peste. Negare l'esistenza della morte come una parte integrante della vita porta come conseguenza l'obbligo sociale di non mostrarsi troppo e per troppo tempo tristi ed infelici. "Tirati su!", "Esci!", "Vai a distrarti un po'!" sono spesso gli inopportuni suggerimenti a chi ha solo voglia di dormire per non sentire più quell'immenso buco che c'è nel cuore. Se la nostra società fosse più abituata a sentire la morte come parte della vita eviterebbe di contrapporre ludiche ed inutili distrazioni che poi lasciano un vuoto ancora più grande. Il lutto ha bisogno di pazienza, silenzio e voci pacate, sorrisi più che risate sguaiate, riflessione ed accettazione. Tempo, il lutto ha bisogno di molto tempo! Non è quel bruciare veloce di sensazioni ed emozioni, non ha nulla di moderno ma di un pacato ancestrale ritmo naturale di alternanza gioia e dolore. 

Nel lutto si ha la possibilità di trovare il vero amore, quello che ci riservano le persone sinceramente amiche, quello dei familiari ugualmente feriti e destabilizzati, quello che ci accompagna giorno dopo giorno verso l'accettazione di una regola che non può essere cambiata. Da ultimo il nostro amore e pietà verso noi stessi che ci consente man mano di rimarginare la ferita. 


Fabiana pubblicato il 04.06.2018 [ Emozioni ]


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