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Rabbia

Comprendere e gestire

La rabbia è un sentimento provato molto più di frequente di quanto non si voglia ammettere. Una persona iraconda, o con scoppi di rabbia più del consentito dal senso comune, non avrà una vita facile. È vero che da alcuni decenni sono stati sdoganati comportamenti aggressivi e irruenti che hanno portato ad un generale degrado della condotta civile, al solo scopo di fare audience televisiva probabilmente si è esagerato evidenziando comportamenti che tendono allo scontro e disaccordo piuttosto che alla ricerca di un compromesso per una corretta convivenza sociale nel rispetto reciproco. L'iniziale idea di rappresentare il popolo nella sua manifestazione spontanea ha via via portato alla esaltazione di arroganza e maleducazione. Nessuno più si vergogna di praticare turpiloquio in qualsiasi circostanza, quasi come se fossimo tutti dei proverbiali scaricatori di porto. Sento spesso eleganti signori usare gerghi volgari in presenza di anziane signore e senza il benché minimo accenno di scusa, signore educate in ben altra epoca che ancora non riescono a capire questo livellamento in basso dei modi.

Ma al di là del gergo, che prima o a poi perderà il primitivo volgare significato per diventare di uso corrente ed accettabile, sono proprio le modalità di espressione ad essere cambiate e spesso evidenziano come l'emozione che maggiormente ispira le nostre azioni ed espressioni verbali sia la stessa che ostinatamente neghiamo ci appartenga. A me capita assai di frequente di sentire affermazioni del tipo "io non mi arrabbio ma quando mi capita...", " in genere non mi arrabbio ma se mi cerchi, mi trovi", "normalmente cerco di controllarmi ma se mi provocano...", ecc. e guardando chi fa queste affermazioni difficilmente scorgo lineamenti distesi e propensi al quieto vivere. Forse con queste affermazioni si vuole intendere che la rabbia non ha effetto su se stessi ma la si lascia a briglia sciolta solo in risposta ad un errato comportamento degli altri. Ovviamente, sempre colpa degli altri!

Mia madre quando io mi lamentavo dei continui litigi con mio fratello rispondeva ieratica "uno non litiga se l'altro non vuole". Era una della frasi che più detestavo, non la capivo e non mi risolveva il problema di ciò che io percepivo come una continua costante provocazione del mio consanguineo. Ma in realtà lei cercava di insegnarmi un enunciato psicologico fondamentale che "nulla può irritarti se tu già non sei predisposto ad esserlo". Quante volte abbiamo apostrofato amici con "io al tuo posto avrei subito reagito, di certo non avrei consentito che dicesse o facesse..."? Quante volte abbiamo pensato che la persona che non reagiva fosse debole mentre noi bollivamo di rabbia? Probabilmente il vigore che avremmo messo noi nella reazione sarebbe stato errato o quanto meno esagerato, chi riesce a non farsi soppraffare facilmente dagli eventi esterni e "agisce" più che "reagire" sicuramente ha un rapporto migliore con i suoi sentimenti e la loro gestione. 

È importante riuscire a percepire il livello di rabbia che alberga in noi, quello latente, quello sedimentato nel tempo e scaturito dalle inevitabili frustrazioni che la vita elargisce a tutti. La rabbia è un propellente di tutto rispetto, capaci di trasformarci da agnelli remissivi a tori scatenati nel giro di pochi secondi, un'accelerazione da zero a cento da far impallidire qualsiasi bolide. Forse in alcune circostanze può anche essere scusabile ma che dire quando in realtà ci sentiamo invasi da un fervore che tutto sommato è davvero sproporzionato rispetto alle circostanze? Che effetto ha sulla nostra salute mentale e morale tutta questa rabbia repressa e espressa che, come ogni azione violenta, non può non generare una reazione "uguale e contraria" (giusto per scomodare un principio dalla fisica)?

Interrogarsi se la rabbia sia spesso alla base dei nostri giudizi su cose e persone è assolutamente fondamentale perché ci porta a capire i nostri atteggiamenti e le nostre repulsioni. In un libro lessi la vicenda di un sacerdote che in presenza di persone umili e povere incredibilmente assumeva comportamenti bruschi e sbrigativi. Finché il suo superiore gli fece notare questa modalità invitandolo a capire da dove potesse nascere un simile atteggiamento non consone alla tonaca che indossava, ma soprattutto che rendeva palese un suo disagio interiore. Il sacerdote nel tentativo di liberarsi da questa accusa che riteneva ingiusta, dichiarò di essere stato allevato da una madre sola e molto povera che per crescerlo a dovere aveva fatto la serva ed era molto umile. Nel descrivere le sue origini si rese conto che tutto ciò aveva creato in lui frustrazione e rabbia che evidentemente riversava nelle persone simili alla sua ammirevole genitrice. Rabbia, vergogna, frustrazione, un mix esplosivo che se non adeguatamente riconosciuto rischia di motivare atteggiamenti che vanno in realtà persino contro i propri stessi principi. 

Alzi la mano chi non si è mai irritato eccessivamente verso chi gli chiedeva l'elemosina solo perché in quel momento si trovava in uno stato alterato? L'insistenza del questuante è davvero sufficiente a giustificare risposte aggressive e ringhianti? Interrogarsi sulla presenza della rabbia nei nostri sentimenti quotidiani aiuta già a collocarla dentro di noi e ad evitarci di accusare gli altri di averla fatta insorgere. Spesso le persone non sono minimamente consapevoli che le loro normali azioni producano delle reazioni con conseguenze devastanti del tutto sproporzionate. 

Si è letto e si legge ancora che la rabbia va sfogata, ma io credo che occorra stare attenti sul come e soprattutto capire se più che uno sfogo non si stia operando un'alimentazione della stessa. Andare a sfasciare mobili o massacrarsi di esercizi in palestra non serve a molto se se non si entra in contatto con il sentimento e sulla sua permanenza nel nostro cuore anche dopo che si è allontanata la sua causa apparente. Se poi si è delle persone sensibili ed empatiche è inevitabile che le prime vittime della propria rabbia siamo noi stessi. La comprensione della gamma di sentimenti, intensità e persistenza è assolutamente importante per la nostra crescita e benessere psicologico, in modo particolare la conoscenza e gestione della rabbia ci consentono di agire sulla nostra stessa sofferenza interiore.


Fabiana pubblicato il 29.03.2019 [ Emozioni ]


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