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Autori

Uno scritto a caso

Con gli occhi chiusi
[scritto]
Gracoleo
28.11.2014

Conigli e maiale

Amore di un ex contadino per tali animali, più degli amici.

Marcello: baffi bianchi, rughe, mani screpolate ed ex contadino ora ottantaseienne. Soleva portare sempre il cappello anche in casa e trascorrere giornate quasi seduto in poltrona. Quando si alzava per una camminata tra le mura domestiche o per il cortile sotto l'aia doveva appoggiarsi al bastone, rifiutando la collaborazione della unica figlia zitella.

Ogni martedì del mercato parlava con i compaesani, scriveva di fatti bianchi e di fatti neri, piacevoli e amari. A casa discuteva spesso delle bollette arrivate da pagare e di commissioni da incaricare alla figlia. Costei, quarantaduenne, vorrebbe sparare a tutti coloro che le replicavano ad alimentare l'assurdo mito che la mezza età “è un periodo tetro per una donna nubile!” Ma lei godeva di una certa consapevolezza. La bella età “in carica” era contrassegnata da un continuo far congetture: che cosa si proverebbe a far questo? Che effetto quell'altro?

Ritornando a Marcello, vedovo, portava con sé una cultura amorale verso due generi di animali: conigli e maiali. Da bambino ricordò d'aver costruito una gabbia al suo coniglietto, ma esso rifiutò di dormirci dentro.

A suo parere in fatto di sapienza pura, intesa come dote naturale, i suoi attuali quattro conigli venivano lasciati indietro di cospicue lunghezze da un umile animale da cortile: il maiale. Il suo unico maiale chiamato “Scrofuccio”!

«Ameresti me o “Scrofuccio”? Tanto per capirmi!» si stupì, la figlia. «Dedichi sempre affetto a una bestia sudicia, vorace, corta di cervello. Giudicheresti come apice di genialità nel tuo maiale, in confronto di “Cicco”? Sappi che il mio cane, manco a dirlo, è un quattro zampe sveglio, intelligente e in gamba.»

«Nessun dubbio nel tuo “Cicco”, cara Luisella! Sappi, però, che i maiali battono tutti gli altri animali domestici quando si tratta di individuare la risoluzione di un problema mediante ragionamento.»

«Questa non la comprendo, papà!»

«Sono facilmente addomesticabili di un cucciolo. Sai, sanno imparare ad afferrare e riportare le prede, come fanno i setter; sanno trainare i carrettini, danzare, individuare col fiuto le mine nelle zone di battaglie.»

«Dimmi un po', papà, ti senti già come uno squinternato? Come è possibile ammettere ciò! Il maiale è più scemo di una oca comune.»

«Mi rammarica notar mia figlia che ignora la saggezza del maiale!» borbottò tra sé.

«Tu sei un fanatico dei porci. Per questa ragione lodi le loro “puzze”. Il tuo “amico” è un vituperio.»

«Il tanto vituperato maiale è uno degli animali più saggi, puliti e simpatici che esistano. Ficcatelo bene in testa: i maiali non si lasciano intimorire da nessuna creatura, a parte l'uomo, ma pure dirimpetto a un essere umano paiono assai cauti che veramente esterrefatti.»

«Ah, i “porci” gradirebbero la vicinanza delle persone! Bella questa!»

«Esatto! Anche udire il vociare di tanti, essere grattati sul dorso, solleticati. In certe occasioni tollerano altri quadrupedi.»

«Stento a credere.»

«Beh, figliola... hai poca cultura su questa bestia. La povera mamma condivise alla mia opinione. Non t'immagineresti che il maiale è bravo di trangugiare un serpente intero come fosse uno spaghetto. Un serpente velenoso non può nulla contro il maiale.»

«Ti prego, non raccontarmi barzellette! Una vipera... una vipera perché non potrebbe assopirlo, stordirlo o avvelenare il suo sangue?»

«Semplice; lo spesso strato di grasso in loro neutralizza il veleno o impedisce di entrare in circolazione nel sangue.»

«Papà, basta, non vorrei udire altro da te!»

«O Signur! Io, Marcello Nicolini, del casato contadino, non supervaluto mia figlia Luisella, ex sarta, ex baby sitter, ora casalinga senza idee.»

«Tendi agguato alla mia razionalità?» si stupì lei.

«Neppure per idea.» la fissò, sgomento di vederla così un po' disfatta.

Seguiva una breve pausa, nel corso della quale nessuno riusciva a proferire parola.

«Non credi che sarebbe ora che preparassi il pastone per il tuo “Scrofuccio”?» lagnò Luisella, ma poi gli sorrise.

 

 

 


Gianmarco Dosselli pubblicato il 05.07.2016 [Racconto]


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