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Uno scritto a caso

Un regalo per Sara
[scritto]
Roberto Fischetti
03.08.2006

Domani un altro sole sorgerà 

Bambino nato ha immediatamente bisogno di un intervento al cuore!


Dedicato al noto cardiochirurgo Carlo Marcelletti, soprannominato "robot", tragicamente scomparso nel 2009. La descrizione dell'intervento chirurgico, sotto menzionato, fa parte del contributo del professor Cristoforo Mattei.

Rita sta per ottenere un anomalo risultato della sua vita: a quattordici anni le sta per nascere la creatura che porta in grembo! Un'altra "sciocca" vittima di un fenomeno che non sembra destinato a ridursi visto che è provocato da una crescente precocità sessuale e da una scarsa conoscenza dei metodi di controllo delle nascite.

Rita è ben decisa ad allevare il nascituro, a curarlo e a tenerlo con sé, nonostante i grossi ostacoli dei familiari che si vergognavano di questa situazione e del timore che Rita possa non riuscire a terminare gli studi. La ragazzina non ha l'età per poter riconoscere il figlio, per cui il Tribunale minorile ne ha ordinato il necessario trasferimento in un istituto d'assistenza... ma, grazie a Dio, la situazione s'è sbloccata soltanto quando il "Casanova" diciassettenne ha riconosciuto l'atteso nascituro come suo.

Le doglie iniziano la sera del primo giorno d'autunno. Le analisi hanno indicato che il nascituro sarebbe un maschio, ma hanno anche rivelato qualcosa d'inquietante nel feto. Tuttavia Rita e tutta la sua numerosa famiglia non possono rendersi conto della gravità del problema. Alla trentesima settimana di gravidanza, un esame sonografico ha rivelato una massa anormale nel ventricolo sinistro del cuore del feto. Una macchiolina: indice di una malformazione. Quasi certamente un tumore!

"Nulla d'allarmante, ma meglio tenerlo d'occhio e farlo visitare appena nato.". Questa la conferma della pediatra.

Col sopraggiungere della notte, Rita è portata subito in sala travaglio. La "piccola luce umana" è nata dopo due ore di doglie: è robusto, pesa tre chili e novecento grammi. Gli hanno imposto un glorioso nome: Alessandro; uno splendore di bimbo! Rita se ne innamora subito; vuole tenerselo subito stretto, ma i medici sanno che si tratta di un caso d'emergenza e s'affrettano a portar via il neonato.

"Perché! Ridatemi mio figlio! Che cosa è successo!"

Doverosa la disperazione della neo-mamma subito tranquillizzata da una assistente della sala operatoria.

In un reparto speciale della "nursery", riservato ai neonati bisognosi di cure particolari, il dottor Rapisarda esegue un rapido esame. Il battito cardiaco di Alessandro (di norma, a un neonato, oscilla tra 130-140) cala a intermittenza a poco più di 100. Nessun dubbio: un soffio al cuore è pure individuato, e questo, insieme a una colorazione bluastra intorno alla bocca e sui polpastrelli, indica la presenza di un blocco all'interno del cuore. Doveroso iniziare gli esami più dettagliati, secondo il dottore.

Rita non tollera il lungo tempo della "riconsegna" del figlio. Chiede, informa, domanda... "Voglio sapere del mio bambino!", è la sua ripetitiva richiesta.

Più volte calmata dalle infermiere, finalmente a "tu per tu" con la sua creatura; Rita prova una immensa tenerezza per quel maschio dai capelli bruni e dagli occhi chiari, coricato in un'incubatrice dietro un divisorio di vetro. Dal modo in cui lo stomaco di Alessandro si solleva, Rita intuisce che il figlio ha difficoltà respiratorie e nota anche che il viso del piccolo è insolitamente scuro.

"Perché è diverso dagli altri! Che cosa succede!" grida, e si lascia rassicurare dall'infermiera che le informa che il neonato sta bene. Viene sottoposto a fototerapia per una lieve itterizia postnatale.

Alessandro ha superato le prime ventiquattro ore. Vivrà? Il problema è un tumore lungo 2,2 centimetri, localizzato nel setto intraventricolare e nella parete libera del ventricolo sinistro. Il tumore, sotto la pressione della pulsazione cardiaca, viene sollevato a intervalli e blocca il flusso di sangue all'aorta, come una pallina che ottura l'estremità del tubo di respirazione di un sommozzatore. Un blocco prolungato del flusso di sangue che porta ossigeno al cervello sarebbe stato fatale. Povero piccolo cardiopatico!

Si discute la terapia. Ad Alessandro gli necessita un ospedale dotato di attrezzature chirurgiche all'altezza del valore. Rita, appena captata la notizia, si racchiude in se stessa come se all'improvviso si fosse spento il sole.

Trovato un attiguo ospedale, Alessandro, una volta sistemato in un'incubatrice portatile, è in fretta e furia trasferito. Nel nuovo reparto ospedaliero, nuovi e sofisticati esami rivelano un tumore cardiaco della dimensione e forma di una piccola noce. Intervento prioritario, dunque, secondo il parere del dottor Salvi, apprezzato primario di cardiochirurgia pediatrica. Mai un paziente più giovane di Alessandro sia sopravvissuto all'asportazione di un tumore dal ventricolo sinistro; un'incisione di quel tipo può rappresentare per l'organismo di un neonato un trauma altrettanto brutale quanto un reale infarto.

Rita, nel suo originale letto ospedaliero, è informata circa i referti degli esami fatti al figlio.

"Dite a lor signori di salvare il mio adorato Alessandro. La vita di mio figlio la affido nelle mani del dottor Salvi."

Lacrime amare scendono dalle gote di una mamma in pena e, ora come ora, sta recitando invocazioni alla Madonna.

Senza altra perdita di tempo... Alessandro è già nelle mani "di Dio": il dottor Salvi. Al piccolo gli iniettano dei mini quantitativi di morfina e di atropina, che inibisce certi riflessi fondamentali come le secrezioni della trachea. Al piccino sfortunato, una maschera per fargli respirare una misura di protossido d'azoto, ossigeno e vapori di fluotano. Tre minuti dopo, è già in stato di incoscienza. Amorevoli "torture" vi è praticata sul piccolo: catetere nella trachea per somministrare ossigeno; due tubi introdotti per controllare la pressione arteriosa e venosa; sonde nelle narici per rimuovere l'eccedenza d'aria dallo stomaco e per misurare la temperatura interna. Ridotto a un groviglio di tubi e di fili, è accompagnato in sala operatoria dove altro da fare vi è: coprono il corpicino di verdi lenzuoli sterili lasciando allo scoperto il minuscolo torace che è pennellato di giallo con una mistura di alcol e iodio. Il materassino del tavolo operatorio viene colmato d'acqua gelida per rallentare il metabolismo del piccolino, e ridurre così il suo bisogno d'ossigeno. Un monitor elettronico riproduce il ritmo cardiaco: emette il suo costante "biip... biip...". Il primo bisturi è pronto: un'incisione verticale di otto centimetri e... via all'intervento.

Grandi e miracolose mani quelle del dottor Salvi: incide i tessuti interni con un elettrobisturi; causa l'uso di quell'oggetto si avverte nell'aria odore di bruciacchiato man mano che lo strumento taglia e immantinente cauterizza i tessuti del neonato per impedire emorragie. Con speciali forbici, Salvi pratica un'apertura nello sterno, in cui un assistente inserisce una specie di morsa metallica per tenerla aperta. Il chirurgo è conscio del fatto che, una volta dentro il cuore di Alessandro, le sue mani hanno il dovere di manovrare alla perfezione i necessari strumenti chirurgici. Un lavoro lungo e sudato.

Delicatamente, Salvi taglia l'esile pericardio. La minuscola pompa anatomica è scoperta. E' di un color porpora scuro; pulsa come una piccola medusa. Il chirurgo introduce le mani nella cavità e ruota di quarantacinque gradi il cuore del neonato in modo da esporne all'insù il lato sinistro. Pratica due incisioni: una nell'atrio destro e l'altra nell'aorta, attraverso le quali vengono immessi dei tubicini per il collegamento con la macchina cuore-polmoni. Una pinza emostatica viene sistemata per stringere la base dell'aorta e impedire l'afflusso del sangue ai muscoli del cuore. I tubicini diventano scarlatti quando la macchina rileva la funzione di pompare al corpo e al cervello il sangue raffreddato a ventiquattro centigradi. Una speciale soluzione alla temperatura di quattro centigradi viene iniettata direttamente nel cuore... che smette di battere.

Salvi solleva quasi completamente fuori dal torace il cuore inerte ed esangue.

"Bisturi, prego."

A giudicare dalla posizione del tumore, ritiene che il modo tradizionale di penetrare nel cuore dall'alto risulti pericolosa in quel caso. Con una mossa certa del bisturi, incide attraverso la punta del cuore, una via raramente usata (Il benché minimo errore avrebbe potuto provocare una lacerazione dei muscoli papillari preposti a sostegno della valvola mitrale, con conseguenze irreparabili). La mano del chirurgo è ferma, decisa, e ciò che porta allo scoperto fa inorridire gli astanti. Il tumore risulta essere una enorme massa bianca connessa non solo al setto ma altrettanto alla parete del ventricolo sinistro, e attraversata in lungo e in largo da un reticolo di rossi capillari. E' una repellente e minacciosa negazione della vita...

Sudaticcio, il chirurgo Salvi aziona le sue mani come un perfetto robot; con piccole e agili mosse, comincia a staccare il tumore dalla parete del ventricolo sinistro.

"Colleghi... questo è il problema: se il tumore aveva messo le radici nell'aorta o nella valvola mitrale, il nostro piccolo paziente sarebbe spacciato, ma la via è libera.", precisa Salvi.

"Possiamo recidere la massa bianca!", interviene un suo aiutante.

"Esattamente!"

Lo strenuo chirurgo, infine, affronta il tumore con forbici chirurgiche affilatissime, e lo estrae. Madre natura, a volte, può essere anche vigliacca: un altro tumore, minimo, sotto il primo estratto. Preoccupato, Salvi continua a recidere finché il cuore del neonato non è interamente libero.

"Bene, colleghi... adesso bisogna procedere al delicato compito di ricucire il cuore.", conferma il chirurgo.

Salvi, tiene un piccolo ago semicircolare con un particolare porta-aghi, sutura le incisioni (che ha praticato) con un filo sottile come un capello. Deve far attenzione a non rovinare le minuscole arterie coronarie; se anche avverte una qualche tensione interiore, è sicuro che non la tradisce un solo istante. Sono trascorsi diciannove minuti da quando il cuore di Alessandro è stato arrestato, e l'équipe chirurgica è giunta al momento più drammatico di qualsiasi intervento "all'organo del battito" della vita. La pinza è tolta dall'aorta, permettendo al sangue di tornare a scorrere nel cuore. Tutti in sala trattengono il respiro. Infine, il "biip" dal monitor... Il piccolo cuore, assetato di sangue, si è fatto di un rosa pallido. Pulsa normalmente. Il miracolo della vita.

Rita è stata avvisata dell'intervento riuscito. Felice, osserva l'esterno della finestra: tutto è buio della seconda serata, ma per lei è come vedere splendere il sole. Rita, non può subito "riabbracciare" il suo bimbo; questi è sotto controllo dopo due rischi di essersi trovato sul punto di morire, e il dottor Salvi lo ha ritrattato dall'orlo dell'abisso. L'anestesista ha usato quantità enormi di farmaci per rianimarlo quando tutto sembrava perduto, raddoppiando e triplicando le dosi normali.

A ventuno giorni dalla nascita, Alessandro è dimesso. Rita, genitori, nonni, fratelli, zii e un esercito parentale... tutti stretti attorno al vivace Alessandro che già gode la delizia della culla di casa sua. Manca qualcuno: il padre di Alessandro! Non verrà mai? Presto ammetterlo...

Lui, il padre, il minorenne Luca, un birbante con capelli castano scuro, folti e ribelli, gli occhi, di forma allungata, quasi asiatici, bussa alla porta dei genitori di Rita. E' una domenica mattina. Deglutisce a fatica dirimpetto la mamma di Rita e cerca di darsi un contegno sfiorandosi i capelli con la punta delle dita.

"Benvenuto, Luca! Il fatto che tu sia qui è per me di molto conforto."

Così la signora accoglie Luca in casa, accompagnandolo sino alla soglia della camera di Rita. Costei cerca di colpirlo, ma prima che il suo pugno arrivi al petto, lui le prende le mani, si avvicina alla bocca e la stringe contro di lui.

"Ritroverai quel Luca che conoscesti, amasti ed amerai sempre!", ammette il ragazzo.

Rita è sopraffatta dal desiderio. Per un secondo tutti i suoi propositi si dileguano. Luca riporta la sua attenzione sulla culla. S'accosta. Il piccino dorme sereno. Il cuore gli si apre infondendo amore e lode al figlio.

"Il mio piccolo fardello... benedetto e aiutato da Dio!"

Le lacrime di gioia scorrono sulle gote fino a "imbalsamare" le sue labbra.

"E' il più bel sole del mondo..." sussurra Rita, allungando la mano per prendere quella di lui e la tiene stretta.

"Ti amo, Rita! Ti vorrò accanto con il nostro Alessandro. Prometto."


Gianmarco Dosselli pubblicato il 09.04.2010 [Testo]


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