Se non è palese un tentativo d'inganno c'è
Lo confesso mi piace cercare le notizie più curiose nei siti di informazione. Quando guardo quelli che hanno una certa fama di serietà mi metto in “modalità” non diffidente e più recettiva. Inoltre sono certa di non perdere tempo in annunci pubblicitari che guardo solo quando voglio appunto informarmi su un certo prodotto con una indicazione di parte. Insomma come molti navigo qua e là fra una notizia e l’altra per restare aggiornata su ciò che gira in rete.
Tuttavia non sempre sono con le antenne drizzate per evitare le notizie pubblicitarie e per questo mi fido di siti che immagino curino la distinzione fra articoli e pubblicità in maniera inequivocabile.
Fra questi c’è il sito Ansa.it fra i miei favoriti. Per carità serissimo, ma ahimé neanche quello a prova di distrazione consultiva. Così qualche giorno fa dopo aver letto un articolo mi sono messa a vagare nella stessa pagina. Scorrendola dall’alto verso il basso ho notato che nella colonna di destra sotto i banner indicanti chiaramente inserzione pubblicitari c’era un riquadro riassuntivo delle notizie e infine un ultimo riquadro che a prima vista mi è sembrato racchiudesse notizie minori e curiose. La mia attenzione era veramente minima e si basava solo sulla grafica.
Intestazione nera in campo grigio e tre notizie nessuna delle quali riportava nomi o indicazioni pubblicitarie a me note. Così ho selezionato la notizia che prometteva di parlare delle aste online e del loro sviluppo. Non sapendone nulla volevo farmi una idea. Così sono finita in una schermata di un altro sito configurata come se fosse un articolo giornalistico con tanto di foto della “giornalista” che, indica la didascalia, farebbe questo genere di ricerche in rete.
Ho iniziato a leggere.
L’inizio era generale ed accattivante e già veniva voglia di approfondire l’argomento magari proprio andando a sperimentare una di queste miracolose aste grazie alle quali puoi portarti a casa un bene risparmiando anche il 75% del suo valore di mercato. E proprio quando mi stavo chiedendo come potessero chiamarsi questi portali ecco comparire il nome di uno, ovviamente con opportuno link alla pagina.
Uno solo, un solo nome come se fosse l’unico a garantirti serietà. A quel punto sono tornata in me, mi è scattata la diffidenza e a ritroso sono andata a vedere da dove derivava il mio equivoco.
Sto parlando degli “Annunci PPN” che a seconda delle combinazioni possono trarre in inganno mancando di riferimenti a ditte o siti commerciali noti.
Dunque mi chiedo perché non esplicitare l’acronimo PPN? Perché lasciare che l’equivoco faccia abboccare un lettore ingenuo o semplicemente distratto? Perché quella grafica così anonima da elenco articoli?
Per carità non sono contraria alla pubblicità ma mi infastidisce se viene mascherata come articolo giornalistico.
Irritata, ma non ancora lucida, sono andata a cercare il significato dell’acronimo PPN immaginando che si basasse su termini inglesi per la strana mania di considerare l’italiano non credibile o poco efficace (secondo me bastava scrivere “annunci pubblicitari”).
Digitando un semplice “ppn acronimi” nel motore di ricerca più famoso al mondo ho ricavato un elenco di possibili definizioni, l’ultima, quella italiana sarebbe senza dubbio la più azzeccata:
“Private Packet Network”, “Public Procurement Network”, “Physical Page Number”, “Per Piacere No”
La soluzione è ancora più semplice, si fa un clic sulla scritta e si arriva alla società che si occupa di fare pubblicità via internet. Quante volte l’ho vista senza guardarla prima di essere stata tratta in inganno? Ma questa è un’altra storia.
PPN = Premium Publisher Network
Amanda Decori pubblicato il 28.03.2013
[
Curiosando
]







