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Allevamento intensivo dei polli

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Mi sono appassionata alla trasmissione "La terra vista dal cielo" costituita da una serie di documentari prodotti e diretti da Yann Arthus-Bertrand. E' una produzione francese e dunque, considerando il loro profondo sentimento di orgoglio nazionale, molto interessante nel capire le tematiche di sfruttamento delle risorse naturali perpetrate delle nazioni cugine e spesso guardate come riferimenti di civiltà.

Infatti sappiamo perfettamente cosa abbiamo combinato nella nostra amata penisola ma purtroppo l'illuminismo è rimasto un'opera incompiuta anche nelle menti di altre genti.

Al di là di queste facili battute in questi documentari, oltre agli splendidi scenari quota pennuti, si parla di tematiche spesso sconosciute ai più anche se facenti parte della nostra realtà quotidiana.

Così vengo a scoprire cosa vuol dire allevamento intensivo dei polli.

Il programma viene mandato più volte su RAI 5 e la prima volta che l'ho intercettato era proprio nel momento in cui passava la filiera di allevamento in una località che non ero riuscita a capire.

Dalla cova in incubatrice delle uova fino alla confezione del pollo decapitato, senza zampe, spiumato, adagiato in un comodo "letto" di materiale riciclabile, il processo è per lo più meccanizzato ed avviene in sole otto settimane. In alcuni allevamenti addirittura in sei settimane. I pulcini sono selezionati per produrre carne velocemente a discapito degli organi interni. Sono sfamati con degli strani biberon aerei che si muovono sulle loro teste. Stipati, stressati e spesso sofferenti di paralisi e altre malformazioni. Ma la cosa che davvero mi ha sconvolto è vedere che dopo la schiusa delle uova i teneri pulcini vengono immediatamente gettati nel freddo acciaio dei nastri trasportatori da cui non tutti escono vivi.

Come dicevo la prima volta che ho visto il documentario, non avendo sentito il luogo, ero convinta di guardare un allevamento in Cina. Siamo così condizionati dal pensare per stereotipi e pregiudizi che a volte fa comodo anche alla nostra coscienza immaginare che cose sgradevoli avvengano in posti lontani. Ma la voce fuori campo spiegava che tutti gli allevamenti intensivi in Francia sono così e alla seconda visione ho percepito che la nazione di provenienza di quelle immagini è la nostra vicina Austria.

Io non sono vegetariana e la carne mi piace ma da allora non ho più comprato pollo. Anzi non sono proprio riuscita a mangiare neanche quanto conservato in freezer. Ho deciso che il prossimo pollo che comprerò dovrà avere etichetta che ne attesti la non provenienza da quel genere di allevamenti.

Del resto come dar torto all'allevatore se la richiesta sul mercato è pari da giustificare una produzione di 6 milioni di polli l'anno per un ammontare di 50 mila giornalieri, quale altro modo esiste per produrli? Difficile immaginare una stessa cifra con metodi tradizionali. C'è molto su cui meditare.

Stralcio dal programma “La terra vista dal cielo - La fame”


Amanda Decori pubblicato il 12.03.2013 [ Attualità ]


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