evitare la stupida cassa di risonanza
Chi di noi non utilizza Wikipedia per trovare una risposta ad una qualsiasi curiosità o carenza conoscitiva? Chi di noi non utilizza Google o altri motori di ricerca per orientarsi nel marasma di informazioni che compaio su internet gettate alla rinfusa come su un ipotetica enciclopedia del Cappellaio Matto? In realtà alcuni di questi portali offrono dei servigi che via via siano diventati un altro modo di chiamare la rete delle reti.
Altro sinonimo, più che aggettivo, è costituito dal termine "libero". Ci sembra scontato che tutto quello che si reperisce su Internet debba essere gratuito e si guarda con sospetto ad un qualsiasi tentativo di farsi pagare le informazioni fornite. Così come si additano come dittatoriali e censori atteggiamenti atti a ordinare un eccesso informativo con la scusa che questo possa sconfinare nel vituperio o calunnia.
Internet è un mezzo e come tutti i mezzi non è né buono né cattivo dipende sempre dall'utilizzo che se ne fa. Personalmente trovo che sia rivoluzionario e consenta di reperire informazioni e notizie a supporto di lavoro e studio che prima sarebbe stato difficile se non impossibile ottenere.
Eppure ogni tanto resto sconcertata da notizie che per loro natura sono diametralmente opposte ma che pongono l'accento su come il mezzo finisca con identificarsi in attributi che appartengono alla più o meno buonafede dei suoi utilizzatori.
Sarebbe interessante che ciascuno senza pregiudizi potesse riflettere, magari informandosi da fonti diverse, sulle leggi e iniziative che tentano o letteralmente mettono il bavaglio alle libera circolazione delle informazioni, ovvero puntano il dito su chi ritengono responsabile del contenuto come per esempio i gestori dei siti, portali o motori di ricerca.
Vi sarà capitato in questi anni di accedere a Wikipedia e leggere in testa a tutto un comunicato che rimanda alle proposte di legge del nostro parlamento per cercare di regolamentare l'informazione su internet. A volte si è trattato di tanto rumore per nulla. Altre volte effettivamente delle conseguenze ci sono state, basta ricordare la famosa frase che compare in un gran numero di siti o blog, compreso questo, che esclude si tratti di un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001.
Per i più resta una dicitura incomprensibile una sorta di mantra antiguai o medaglietta virtuale che garantisca l'impunità. Dubito che a parte pochi curiosi, al di fuori dei reali editori, la legge sia effettivamente nota oltre la sua stessa citazione. Siamo in Italia e alle leggi contorte e abbondanti rispondiamo con l'ignoranza collettiva in tutti i sensi. Cioè che ne ignoriamo il contenuto ed ostentiamo indifferenza alla sua esistenza, come con parente di cui ci vergogniamo.
Tuttavia poi resto colpita dalle notizie provenienti dalle altre nazioni come quella che vede Google condannata in Australia per diffamazione (notizia del 13 novembre scorso). Nonché dalla conta dei suicidi, in gran parte di gay, come conseguenza di frasi di scherno ed insulti prolungati sui social-network.
E allora mi interrogo su quale potente arma si possa mettere nelle mani degli irresponsabili e del branco. Perchè se è vero che magari si riesce a perseguire chi ha dato il via ad ingiurie, calunnie o peggio ma poco si può fare con chi funziona da stupida cassa di risonanza.
Al di là delle leggi credo che per poter diventare delle società civili e per poter costruire un uomo nuovo e non solo tecnologicamente avanzato occorra che ciascuno di noi segua alla lettera quanto suggerito da una nota frase in cui si paragona l'essere umano al computer: "prima di parlare, scrivere o fare qualsiasi cosa verificare che il cervello, se in dotazione, sia collegato".
Se poi qualcuno ne è sprovvisto, pazienza! Resterà un caso isolato. Però, secondo me, per salvare la libertà di internet è necessario che ciascuno si rifiuti di funzionare da stupida cassa di risonanza.
Amanda Decori pubblicato il 15.11.2012
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