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Uno scritto a caso

IL FASCINO DEL MISTERO
[scritto] DESIRE'E (terza parte)
Maria Pace
01.06.2012

Lotta per la libertà

Ho sempre pensato tanto, troppo innamorata del mondo, della bellezza universale, dei difetti umani e al dolore e alla sofferenza ho contrapposto sempre amore e gioia. Mi preoccupo della gente, di quanto il dolore possa essere più forte di un martello pneumatico nella rotula, ho il timore di sbagliare perché puntualmente sbaglio, ho la necessità di mettermi alla prova, di sforzare il mio corpo e la mia mente perché io sono tutto ciò che il vaso di Pandora conteneva. Avevo 18 anni quando ho scoperto che il mio corpo era condiviso con qualcun altro, quando il mio mondo si è sfilato come un gomitolo di lana tra le zampe di un gatto, quando la mia famiglia ha iniziato a guardarmi con altri occhi, come se avessero compassione di me, non ho capito niente fino a quando non mi sono svegliata in una fredda, triste, camera d’ospedale ed ero circondata da alte lastre di piombo. Sono stata concepita dalla forza e dal coraggio, dal mare e dalla terra, dall’angoscia e dall’ansia, ho capelli neri e occhi viola, sono figlia di Guerra e di Aria, nipote di Fulmini e Saette, sorella di Terra e Amore, io sono Tempesta e ho 20 anni.

Tutti i giorni prima di fare qualsiasi cosa ho la necessità di andare in spiaggia, di togliere scarpe e calzini e investire i miei piedi dall’acqua di mare, acqua fredda e salata, amante del movimento e della sensualità. Un giorno mentre ero in riva al mare e immaginavo di essere un’aquila per poter volare libera ed essere serena, mentre avevo gli occhi chiusi e il vento si faceva padrone dei miei capelli, sentii uno strano fischio, aprii di scatto gli occhi e girai il viso, vidi un uomo che con il braccio alzato sembrava mi stesse salutando ma aveva il viso spaventato come se volesse mettermi in allerta. Passarono due minuti intensi prima di comprendere di avere un po’ esagerato, di aver sognato troppo ad occhi chiusi e di trovarmi molto più lontana dalla riva, anzi in realtà non mi ero mossa di un centimetro, era stato il mare ad essersi spostato troppo, l’onda si era alzata troppo, l’acqua sembrava essersi prosciugata, era un maremoto. Quell’uomo continuava a farmi segno di fuggire e di spostarmi di li, di nascondermi e di scappare più velocemente possibile, ma io non avevo paura, sono sorella della Terra, lei mi avrebbe salvata e così fu. Improvvisamente sotto i miei piedi si aprì un varco, una fessura ed io ci caddi giù. Attesi fino a quando tutto non fosse finito e quando tornai su tutto era cambiato. Ero sola o almeno così credevo. La mia piccola città era distrutta, palazzi, ville, case, appartamenti, garage, persone, tutto spazzato via dal mare. Mi guardai intorno, giravo su me stessa e non vedevo nulla se non mare, il maremoto aveva provocato il distacco della mia città dal continente d’origine e quindi aveva creato una piccola isola. In quel momento, potrebbe sembrare strano, ero felice.  Alzai la testa, la rivolsi al cielo e dissi: “cosa significa tutto ciò?”. Cielo mi rispose: “Aiuto!?!”. Curvai le sopracciglia, abbassai la testa e sotto di me, sommerso dalla sabbia c’era quell’uomo che fino a poco tempo prima aveva cercato di avvisarmi del pericolo. Aveva tutto il corpo sotterrato dalla sabbia e solo parte del viso, solo le labbra erano nude. Lo liberai e lo aiutai ad alzarsi. L’uomo mi guardò, ci fissammo, quel gioco di sguardi inviava messaggi di paura e di timore, ma allo stesso tempo percepivo una strana sensazione e pensavo: “sono sola su un’isola, sui resti della città in cui sono nata, ma no, non sono sola???!!!”. Rivolsi all’uomo sopravvissuto la mia mano e dissi: “io sono Temporale”, lui ricambiò la stretta di mano e disse: “io sono...” breve pausa “Nessuno”. Eravamo bloccati su di un’isola, privi di un qualsiasi mezzo di comunicazione, circondati dal mare e baciati dal vento. Improvvisamente il cielo divenne rosso e il sole calava verso sud, il giorno tramontava e anche la nostra vita passata. Il mattino dopo andammo in cerca di cibo, trovammo solo della frutta in buono stato e Nessuno accese il fuoco con la legna grazie all’applauso di due sassi. Tra me e Nessuno c’erano continui scambi di sguardi e poche parole, lui era ancora immerso nella sua vita passata ed io invece pensavo a costruirne una nuova. Trascorsero tre giorni in un quasi totale silenzio finché Nessuno mi disse: “i tuoi occhi sono viola?”, io: “Si” e gli lanciai un sorriso. Percepivo qualcosa tra me e lui, qualcosa che non avevo mai prova fino a prima, certo eravamo gli unici esseri viventi su quell’isola, ma tutte le volte che mi guardava le mie gambe sembravano non stare ai miei ordini, il cuore batteva più velocemente. Lui parlava poco ed io ero curiosa di sapere cosa pensasse. Passarono i giorni, forse settimane o mesi, e tra me e Nessuno le lunghe pausa e i lunghi silenzi non si placarono.  Una mattina ero seduta in riva al mare e ammiravo l’immensità di Cielo, Nessuno appoggia la sua mano sulla mia spalla e subito si siede accanto a me, io ritorno a contemplare il mare ma con la coda dell’occhio noto che lui non toglieva gli occhi su di me e improvvisamente mi tocca i capelli e me li sposta dietro la spalla e dice: “Vorrei che tu possa perdonare il mio silenzioso, puoi perdonarmi?” Io: “non c’è nulla per cui tu debba farti perdonare”. Mentre l’alba diventava padrona vivace di Cielo io e lui continuavamo a guardarci negli occhi ed ebbi l’impressione che lui avesse tanto da raccontare o da dirmi, ma stemmo in silenzio, ancora. Passavamo le nostre giornate osservando il cielo, mangiando e cercando dei resti per costruire un rifugio.  Avevamo raccolto abbastanza legna per costruire una piccola casa che potesse ospitare entrambi e consentirci di ripararci dalla pioggia e dal vento.  Nessuno: “possiamo iniziare a costruire il rifugio”. Io: “potremmo farla in direzione dell’alba, così ogni mattina avremmo un motivo per cui svegliarci: ammirare l’immensità del mondo”, lui mi sorrise e mi fece cenno di prendere altro materiale. Alzammo un primo scheletro della casa,  Nessuno era un uomo molto muscoloso e pieno di forze, poco più altro di me, con capelli rossi e occhi blu.  La nostra piccola dimora fu terminata, creammo una veranda e l’ingresso corrispondeva alla cucina e al soggiorno in ambiente unico, ovviamente non avevamo mobili con cui arredarla perciò era vuota, dalla cucina si poteva accedere alla stanza di Nessuno invece alla mia stanza si accedeva dal soggiorno, il bagno non c’era perché non ne trovammo il bisogno dato che potevamo acquistare né doccia, né WC, né lavandino, eravamo in un’isola priva di tutti i lussi umani. Eravamo molto felici, stava iniziando una nuova era, una nuova vita, un nuovo “Noi”. Il tempo scorreva lento ma Nessuno sembrava apprezzare questo cambiamento, sembrava anche più sereno e aperto al dialogo. Piano piano alla nostra dimora aggiungevamo divani, in legno, sedie a dondolo, piano cucina per tagliare la frutta, letti per le nostre stanze.

Una notte ero seduta sulla mia sedia a dondolo, fuori in veranda, mi coccolavo col vento e ogni tanto sorridevo alla mia mamma Aria, chiusi gli occhi e mentre il mio corpo si preparava alla notte, accadde qualcosa che cambiò per sempre la mia vita.  Sentivo dei passi leggeri, lontani da me, dietro di me, una mano accarezzò i miei capelli, l’altra afferrò delicatamente la mia mano. Sentivo un fiato corto, affannato su di me e improvvisamente delle labbra abbracciarono le mie, delle braccia strinsero il mio corpo, spinsero il mio petto e mi alzarono in piedi. Difronte a noi il tramonto cedeva il passo alla notte e le nostre labbra, il nostro corpo, tremavano come delle foglie al vento. Aprii gli occhi e lo vidi, vidi un uomo che conoscevo da poco ma in realtà sentivo di conoscere da sempre, vidi un uomo che desideravo vedere tutti i giorni al mattino, vidi un uomo di cui valeva la pena innamorarsi, vidi il padre dei miei figli, vidi l’altra parte della moneta, vidi la mia metà, colui che cercavo da sempre, vidi Nessuno, figlio del Mare e di Vento.

Fu allora che capii che l’amore non è fatto di parole ma di silenzio e di sguardi. L’amore non può essere spiegato, non ci sono “perché”, “quando”, “come”, l’amore ti rende gentile, non ha fretta, ti cambia, ti fa desiderare di migliorare per poter migliorare il mondo. L’amore è forza, è potere, è trasparenza, è fede, è l’unico  “per sempre”. 

 


Rosita Martinelli pubblicato il 30.05.2017 [Racconto]


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