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Uno scritto a caso

Un volto
[scritto]
lupo
21.03.2013

Il Giardino della memoria. I 779 Giorni Del Sequestro Di Matteo

Un pugno nello stomaco

Ho letto questo libro, Il Giardino Della Memoria. I 779 Giorni Del Sequestro Di Matteo, al rientro dalle vacanze in Sicilia. Avevo ancora il sapore di una terra calda ed accogliente, amica prodiga di manicaretti e di avvolgente bellezza. Sapevo che cosa stavo per leggere, avevo seguito le cronache del tempo, sapevo che l'argomento era forte ma come sempre il sapere non ti può preparare al conoscere. Ho preso in mano il libro proprio per cercare di capire meglio come si sono svolti i fatti nella realtà.  Per questa necessità di "vero", ma anche perché a volte era troppo duro, non sono riuscita a leggere integralmente le parti in cui sono riportati i pensieri immaginati di Giuseppe di Matteo nella sua lunga prigionia.

Il pugno nello stomaco è inevitabile, come è difficile riuscire anche solo ad immaginare quale contorto ragionamento abbia portato a convincersi dell'inevitabile necessità di sopprimere un adolescente, sofferente ed annientato, in un modo così barbaro. Il solo paragone che può venire in mente è quello dei carnefici nazisti. La barbarie, la crudeltà, il totale disprezzo per una giovane innocente vita non ti lascia scampo e spesso è quasi inevitabile sospendere la lettura. Gli atti giudiziari si mischiano con la finzione riservata alla sola immaginazione dei pensieri del piccolo Giuseppe, ma francamente in questa prima lettura inizialmente mi è sembrata quasi una seconda violenza, una forzatura dolorosa. 

Ho saltato intere parti della trascrizione del pensiero del povero ragazzino, avevo fame di conoscere i dettagli, quelli noti, quelli tratti dalle carte di quel tormentato processo. Ogni volta una mazzata leggere di quei luoghi che avevo visitato e che mi erano apparsi così rassicuranti e scevri da malvagità. Quando ero una turista assaporavo solo la calda ospitalità e la bellezza di quella terra, completamente dimentica delle storture di cui sono capaci i suoi abitanti, ma ora fra le pagine di quel libro mi sentivo incredibilmente tradita: "non è la stessa isola che ho visto io". Non avevo voglia di lasciare spazio ad interpretazioni o finzioni, cercavo fatti e forse il perché degli uomini adulti, benché crudeli, non siano riusciti ad evitare una tale infamia. Poi sono arrivata alla fine con le budella contorte ed ho anche capito l'importanza di quella finzione scenica, non aver letto tutte quelle struggenti pagine di pensiero ricostruito mi ha impedito di cogliere in pieno una storia di dolore parallelo che non voglio svelare. Di certo appena troverò il coraggio di rileggere il libro mi soffermerò proprio su quel distillato di dolore.

Appena ritrovo il coraggio, ma ritengo che sia un libro che tutti abbiamo il dovere di leggere, aiutandoci con ampi respiri ed accettando di soffrire. Perché per quanto si possa soffrire non sarà mai come il dolore che ha avvolto quel povero corpicino nei suoi due anni di orribile prigionia. Giuseppe di Matteo non  va dimenticato, non facciamolo, rendiamoli giustizia riconoscendo cosa e chi non solo gli ha strappato la giovinezza ma anche onore e dignità. Neanche per un momento bisogna scordarsi cosa sono stati capaci di fare persone che lo conoscevano benissimo e per questo si mostravano a lui incappucciati e non gli rivolgevano la parola, vigliaccamente non volevano essere riconosciuti. Prima di leggere questo libro sapevo, ora conosco e quello che so era necessario apprenderlo per capire come sia indispensabile per lo stato proteggersi da individui in grado di fare quanto hanno fatto. Che il sacrificio di un'anima innocente resti da monito a noi adulti che non siamo stati in grado di proteggerlo. 


Edith pubblicato il 02.02.2020 [Recensione]


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