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Uno scritto a caso

Ho perso
[poesia]
Alessandro Tassini
12.05.2008

La ragazza con la Leica

Il mito di Gerda Taro

Amo la fotografia ed ho deciso di leggere questo libro, La ragazza con la leica di Helena Janeczek, proprio per curiosità nei confronti di una figura avvolta dal mito quale Gerda Taro, prima reporter donna a restare uccisa su un fronte di guerra. Preso il libro dalla biblioteca, qualcuno mi ha avvisato che aveva sentito dire che era molto difficile. Ora io diffido delle affermazioni per sentito dire, o meglio, mi scatta subito la sfida di andare a verificare di persona.
Da anni ormai mi avvalgo del diritto di mollare un libro se non mi interessa, soprattutto perché ce ne sono così tanti che mi sembra proprio che la lettura ad ogni costo, autoinflittami in adolescenza, mi possa essere risparmiata. Mi avvalgo di questo diritto più per i libri acquistati che per quelli presi in prestito, non foss'altro che mi è più agevole trovare una libreria che non andare in biblioteca.

Tornando al libro ho iniziato a leggerlo ignara di tutto se non dell'avvertimento e mi sono scontrata subito su un tipo di scrittura per niente congeniale al mio modo di decodificare le storie. Non riuscivo proprio a capire di chi fosse il punto di vista e a come tenere traccia di tutte quelle informazioni e personaggi di volta in volta chiamati con nomi o sopranomi diversi e spesso senza una chiarezza nella identificazione. Avrei dovuto avere da subito un taccuino per prendere nota.  Come attenuante posso dire che l'inizio della lettura ha coinciso con un periodo di intenso lavoro e tenere anche una puntuale attenzione sul contenuto ricco di riferimenti mi risultava spesso arduo.

La cosa che più mi irritava però era la descrizione della Taro quasi come una civetta irresistibile a cui nessun uomo poteva sottrarsi. Quanto fascino aveva qua, quanto fascino aveva là! Mi sembrava quasi un romanzetto rosa. Ho avuto parecchi momenti di sconforto nella prima parte,  che dovrebbe essere quella del punto di vista di uno degli amanti ossessionati dal suo fascino: il dott. William Chardack detto anche Bassotto (questo poi l'ho capito solo molto dopo, all'inizio facevo una gran confusione).  Stavo per desistere ma volevo anche riuscire a capire un po' di più della gran mole di spunti che mi sembravano presenti e soprattutto, per fortuna, sono passata alla seconda parte: il punto di vista della amica di GerdaRuth Cerf. Comunque prima di proseguire sono andata a cercare qualsiasi informazione rintracciabile su internet ed ho iniziato a mettere ordine ed inquadrare i vari personaggi presenti nel romanzo,  tutti realmente esistiti. In questa parte, forse perché descritta da una donna, vengono meno quelle poco credibili descrizione di fascino totale che mi avevano irritato nella prima.  Anche perché esistono le foto che ritraggono una Gerda Taro sicuramente carina ma che difficilmente invitano a pensare che tutti le cadessero irrimediabilmente ai piedi. Il fascino sicuramente è qualcosa di diverso da una immagine statica, ma continuo a trovare un po' eccessive certe descrizioni da civetta quasi gatta morta presenti in alcuni passaggi. Nell'ultima parte la visione della Taro è nuovamente di un uomo che è stato suo amante e che conserva affetto, risentimento per l'abbandono ed una visione critica, sebbene sempre ammirata, della parte volitiva della fotografa.  Sono dei flashback del dott. Georg Kuritzkes, medico nella sede FAO di Roma, sulla sua storia con lei mentre lui sta vivendo un contesto storico totalmente diverso, cioè quello delle proteste dei primi anni sessanta nella nostra capitale. 

Diciamo che da quando ho iniziato a cercare tutti i riscontri in Internet sono riuscita a seguire meglio lo sviluppo della narrazione ed anche a capire quando si descrivevano dei fatti e quando invece quei fatti venivano interpretati dai sentimenti dei personaggi. La scrittrice ha fatto degli studi e ricerche immani, lo dice lei stessa e lo si percepisce, tant'è vero che anche io ho avuto la stessa necessità. Alla fine ho imparato moltissimo su Gerda Taro e devo dire che la sua figura ha diritto ad essere svelata e conosciuta meglio proprio per la sua parte di Reporter. Il libro mi ha stimolato alla ricerca di informazioni ma non mi è piaciuta l'esposizione dei fatti e dei sentimenti.  Non mi ha emozionato e mi è sembrato troppo ostaggio della gran quantità di dati e della necessità di esprimerli nel romanzo. Probabilmente comprerò il libro perchè ci sono delle informazioni importanti e vorrei conservarle, ma di certo non lo consiglio per la parte emozionale che a me non ha dato. Va da sè che il grande merito di questo libro è di parlare, della grande Gerda Taro e di come ha avuto grande peso sulla creazione del personaggio Robert Capa sotto il cui nome alcune sono erroneamente indicate delle sue foto. Spero che presto sia possibile fare totale chiarezza. Era una donna fuori dal suo tempo e piena di coraggio, troppo per invecchiare!

 


Edith pubblicato il 05.01.2019 [Recensione]


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