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Uno scritto a caso

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[scritto]
giuseppe
08.10.2009

Un dolore nuovo

'La camera è ampia e la luce la inonda esattamente a metà. Come il cuore spezzato esattamente a metà. Segue le orme impercettibili sul parquet lucido fino alla doccia. Attenta a non ferirsi i piedi nudi con le briciole di vetro dei suoi occhi in lacrime. Lui non può vederla. S'appoggia alla porta, ferma a guardarlo mentre l'acqua accentua il ricordo. La doccia è bollente ed il vetro s'appanna velocemente. Lava via i pensieri tristi, si strofina le emozioni, rimuove la sofferenza: una faccia nuova con un sorriso nuovo. Ma il profumo rimane. Poi di nuovo uno seduto di fronte all'altra, lei al centro del letto, le gambe incrociate, il pigiama infantile. Lui all'angolo, l'asciugamano in vita, goccioline di acqua sopravvissute, perle sulla fronte. "Non dovresti portare mai gli occhiali." "Non avrei dovuto mai vederti." "Non cominciare...Dovevo conoscerti...", e si stende sul letto a faccia in giù. Arrabbiata. Lui guarda le travi di legno sul soffitto cercando un appiglio che non trova. Poi si stende su di lei schiacciandola col peso di troppi pensieri. Toccarla è dolore, sapere di averla e averla persa al contempo, è una lama infuocata che taglia il respiro. Infila le mani sotto al pigiama e si àncora ai seni che sempre lo desiderano. La tocca una volta di più nel profondo, in quell'anfratto solo loro tra cuore ed anima. Fanno l'amore di nuovo senza ombra di sesso, poi si ritrovano abbracciati, lui seduto sulla poltrona rossa, lei seduta su di lui e dentro di lui. Staccarsi è doloroso : un dolore nuovo e sottile, un dolore che a volte si chiama amore. Vestiti, s'abbracciano di nuovo, per l'ultima volta, se lo giurano. Poi lo segue andar via con lo sguardo che s'appanna, un tumulto di lacrime, una sensazione di vuoto, una vertigine insopprimibile. Il rombo del motore, il casco indossato. Tra qualche minuto percorrerà la stessa strada, il medesimo asfalto fino all'incrocio della loro storia: direzioni diverse, semafori alterni. Il gioco della vita. Non ha detto una parola, lui. L'ha guardata soltanto, desiderandola con occhi di brace. Ha mascherato dietro le lenti specchiate il magone, ha nascosto il crampo riparato nel giubbotto antivento. Senza pensieri, vuota e piena, felice e triste, ogni singola cosa ebbra anche del contrario, s'avvia alla macchina. E' passata un'ora, per un'ora non ha potuto fare a meno di piangere. Ha preso la sua Nikon ed ha fotografato ogni dettaglio della camera. Ora guida piano nel viale alberato. Si gira e saluta la villa con la testa. Uno, due, tre chilometri lontana dal sogno. Uno -due - tre chilometri più vicina alla realtà. In lontananza un lampo, un giro di luce azzurrognola uguale a se stesso. Una volante della municipale di traverso blocca la carreggiata. Quattro auto davanti a lei. Guarda lo specchietto retrovisore e si aggiusta il cuore. Non pensa. Non pensa. Non pensa. Alza il volume dello stereo. "Desire...desire... desire..." La vita è un rock duro. La vita è una merda. Non pensa. Non pensa. Non pensa. Come un automa, apre la portiera. Non aveva bisogno di pensare. Non ha bisogno di lacrime. A passo svelto supera le auto ferme. Una Due Tre Quattro Il poliziotto le si para davanti. Dalla sinistra convinzione che legge negli occhi di ghiaccio capisce che deva farla passare. Non avrebbe potuto altrimenti. Ancora una macchina, di traverso, proprio come la giornata, proprio come i raggi del sole che trafiggono sicuri la coltre passiva del bosco. Sul ciglio una carcassa di moto, giù per il basso fossato un casco giallo. Nella testa una canzone triste. " E lui, dov'è?" Una chiazza scura, due ali d'argento, un cinguettio lontano.'


massimiliano stor pubblicato il 31.12.2007 [Testo]


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