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Uno scritto a caso

Peretola (1993)
[scritto]
vento
25.11.2008

Nausica & Ares

Tutta quella vicenda era decisamente singolare. Lui ne era consapevole. E pur avendo le palpitazioni da diversi giorni per l'agitazione, non riusciva a rimuovere quell'accenno di sorriso un po' ebete dalla bocca. Non riusciva proprio a immaginarsi, alla sua eta'. in quella situazione. Eppure era successo. Aveva sempre giudicato quelli che si erano trovati in quella condizione degli insoddisfatti. Quindi lo era anche lui? Bhe......non poteva certo negarlo. Ma addirittura ridursi a questo. Ridursi?....Lui non si era ridotto.....Non aveva cercato rifugio. Era successo e basta. Fisso' il monitor in basso a destra. Ancora nulla. Ma come mai tardava oggi? Chissà. D'altronde in questa città sai quando parti ma non sai mai quando arrivi. E comunque aveva diverso lavoro da fare. Prima o poi quell'iconcina avrebbe lampeggiato. Ora ci voleva un caffè per iniziare la giornata. Per debellare definitavemente i residui di sonno. Incamminandosi lungo il corridoio dell'ufficio ripenso' a tutta la vicenda.

Era passato solo un mese o poco piu'. Un mese da quando, una sera, vide quel nome comparire sulla finestra di chat. 'Nausica'. Pensò subito che era un bel nick. In sintonia con il suo, 'Ares'. E poi essere contattati da una donna non capitava molto spesso. Ricordo' che impiegarono meno di un'ora ad entrare in sintonia. A scoprirsi così simili in molte cose. Troppo simili. E restarne stupiti e annichiliti. Solo due giorni per lasciarsi un poco andare. Per dirsi le cose che avevano dentro. Parlare delle loro esistenze. Delle loro delusioni, insoddisfazoni. E della voglia che avevano di vivere e di non spegnersi. Troppo simili, complementari. Ed era una sensazione estremamente gratificante perché veniva dal cervello e non dal basso ventre. Non la provava da molto tempo. Troppo. Una donna che pensava a lui. Aveva parole dolci per lui. Aveva desiderio di stare con lui. Solo per quello che diceva e come lo diceva. Una donna che lo apprezzava per il suo essere e non per il suo apparire. Era perfetto. Tutto terribilmente e dolcemente perfetto. Niente foto avevano deciso. Niente nomi. Continuavano a chiamarsi con il loro nick. Perché quella sintonia andava oltre ogni altra cosa. Oltre la fisicità e oltre l'anagrafe. Andava decisamente e velocemente oltre. In un momento di debolezza si erano descritti l'uno all'altra. Si erano piaciuti. Lui sapeva che 'Nausica' era una gran bella donna. Lo aveva capito dai suoi racconti. Dalla storia della sua vita. Molti uomini. Sempre corteggiata. Poi sposata e poi i figli. Ancora bella. Ancora viva. Molto sola. Vite simili. Forse identiche. E giunse l'inevitabile. Quella parola che aveva giurato di non pronunciare usci' dalla sua bocca con una naturalezza che lo sorprese. 'Nausica....io ti amo'. Silenzio. La finestra di chat resto' inanimata. Forse solo per un minuto che gli sembrò un secolo. Poi si apri'. 'Ares...ti amo anche io.' Una vampata calda lo avvolse. Non ricordava quanto fosse bello. Poi il dolore. La paura. Era innamorato di un'altra donna. La amava. Ma non era la sua donna. E anche in quello si ritrovarono vicini. Per lei era lo stesso. Amava un uomo che non era suo marito. Per entrambi un'esperienza totalmente nuova. Inaspettata. Nemmeno mai ipotizzata. Ma ora nuotavano nello stesso lago di sensazioni ed emozioni. E l'acqua era calda e piacevole. Non volevano uscire per asciugarsi. Entrambi lo sapevano. Volevano restare abbracciati in quel posto. Ormai passavano piu' tempo a chattare che a fare altro. La fame l'uno dell'altra era insaziabile. Fu così che giunse, inevitabile, la decisione. Incontrarsi. Fu sofferta. Entrambi non erano capaci, e mai lo erano stati, a fare queste cose. Ma erano ad un punto dove il desiderio di trovarsi vinceva di gran lunga su tutto il resto. Incontrarsi. Solo l'idea gli produceva scariche di adrenalina. Non ricordava sensazioni così forti e devastanti da molto tempo.

Erano quasi le sei di sera quando con la coda dell'occhio vide lampeggiare la scritta sul monitor. 'Nausica is on line'. Si tuffo' sul mouse come una furia e con un doppio click apri' la finestra di chat. Il messaggio apparve.

- Scusa amore mio...Sono stata in riunione tutto il giorno e non ho potuto scriverti. Perdonami...-

Non importava. Ora era con lui. Chattarono per un po'. Si carezzarono l'ego. Si stuzzicarono i sensi. E poi decisero.

- Domani alle 15 alla fontana dei fiumi.-

- D'accordo.-

- Indosserò jeans e una camicia gialla.-

- Ti immagino...Bellissima...-

- Ti amo ...-

- Anche io ti amo... Allora a domani.-

- Si...Buona serata amore.-

- Ciao tesoro. -

Click

 

Quella sera si sorprese per come riusci' a mantenersi calmo e normale. Per come si mosse con naturalezza nella sua abitazione. Per come si comporto' serenamente con la sua famiglia dominando il turbinio di emozioni che lo assalivano. Perché il suo senso di colpa nei confronti della moglie era appena accennato? Eppure le voleva bene. Non era piu' come una volta. Non comunicavano molto. Ma si volevano bene. Ma Nausica era diversa. Lo aveva fatto sentire importante. Lo aveva gratificato. Lui ne era profondamente innamorato e si sentiva legato a lei. Non voleva pensarci. Solo ancora poche ore e sarebbe stato con lei. Finalmente giunse il silenzio della notte. I bambini dormivano. Lui e sua moglie, ognuno rigorosamente dal proprio lato, erano nel letto a leggere. Quasi in contemporanea chiusero i rispettivi libri e le rispettive luci.

- Buonanotte...io dormo - disse lei.

- Buonanotte...Dormi bene -

Nel silenzio della stanza, sdraiato su di un fianco, lui fissava il buio e pensava a Nausica.

Nel silenzio della stanza, sdraiata su di un fianco, lei fissava il buio e pensava ad Ares.

 


Roberto Fischetti pubblicato il 02.08.2006 [Testo]


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