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Io condizionato

cura compassione e amore

Frugando nella rete le sorprese sono sempre tante, alcune stupefacenti. Chi cerca di migliorare il proprio stato psichico, o ha la necessità di farlo, per avere una qualità della vita accettabile, si imbatte spesso in quella che sembra l'unica arma possibile: osservazione di sè come un oggetto estraneo e senza nessuna valutazione e giudizio. Soltanto a scriverlo appare come una pratica difficile se non proprio impossibile. Libri, riviste delle materia comprati e sfogliati alla ricerca del metodo infallibile per governare la propria mente, per tenere sotto controllo i propri impulsi, per capire cosa tenga in scacco la nostra anima. Guru, corsi motivazionali e mindfulness più o meno costosi, più o meno inutili, tutti che comunque ci richiedono quello sforzo che non sappiamo o non riusciamo a fare. Il rischio di continuare a sprecare tempo e soldi è elevato, e per molti si traduce concretamente in realtà. Su queste debolezze ci sguazzano approfittatori senza scrupoli e si arrovellano volenterosi "infermieri dell'animo", incapaci di essere davvero incisivi nel tentativo di aiutarci. Ma è davvero così?

La soluzione comunque la si rigiri è sempre e solo quella: consapevolezza, il resto è condizionamento. Non abbiamo scampo o impariamo a percorrere quella via o la nostra battaglia naufragherà in un mare di infelicità qualunque cosa siamo, diventiamo o abbiamo. Ma in questa battaglia abbiamo bisogno di sentirci raccontare e spiegare ancora ed ancora quello che già sappiamo ma che non riusciamo ad applicare, per debolezza, attaccamento, paura e soprattutto condizionamento. Così ciclicamente ci ributtiamo nella confusa ricerca di chi ci dia una mano. La modalità con cui l'informazione viene data è al 93% più importante del contenuto, solo 7% (cit. studio Albert Mehrabian), quindi siamo sempre alla ricerca della spiegazione di quel metodo che ci aiuti a capire e governare le nostre angosce. In realtà siamo sempre alla ricerca di un salvatore, di qualcuno che ci mostri il trucchetto per stare bene. Se vogliamo essere seri e sinceri con noi stessi dobbiamo definitivamente ammettere che non esiste e possiamo soltanto cercare qualcuno che con le parole ci aiuti a convincere la nostra mente ad intraprendere la strada della consapevolezza. Strada solitaria, sconnessa, irta, piena di rovi e spine ma che conduce davvero alla nostra liberazione e felicità

Sappiamo che dobbiamo prendere coscienza che tutto ciò che accade dentro di noi dipende da come reagiamo ai fattori esterni e che le reazioni non sono uguali per tutti, neanche per noi stessi in tempi diversi. Eppure tendiamo a dare la colpa ai comportamenti altrui e soprattutto a non consentirci di godere di quello che abbiamo nel momento in cui lo stiamo vivendo. Ciò che è peggio è che spesso entriamo in un loop di atteggiamenti, comportamenti e sentimenti assolutamente negativi e devastanti che, se non disinnescato, ci porta a sofferenze atroci financo l'autodistruzione nel tentativo di liberarci da tanta pena. Quando si è in quello stato il momentaneo conforto delle cose effimere esterne è persino controproducente.  Occorre pertanto vigilare e prevenire cadute e ricadute di tal genere con la consapevolezza. Certamente il Quaderno della Coscienza aiuta, ma talvolta siamo così invischiati nella nostra bava mentale da non riuscire a spezzare l'arrotolarsi in sè stesso del nostro pensiero. Quindi? In questi casi stare ad ascoltare qualcuno che rifletta con ironia e giusta sdrammatizzazione su argomenti che riguardano la psiche può essere una manna. Ma attenzione, occorre assolutamente guardare la nuova mano tesa come una opportunità per cambiare prendendo coscienza di noi stessi, altrimenti sarà l'ennesimo inutile tentativo di delegare agli altri la nostra salvezza. Nessuno potrà mai sostituirsi a noi.

Come dicevo in apertura del testo, frugando in internet sono incappata nelle spiegazioni del dott. Mauro Scardovelli dotato di molta ironia ma soprattutto della capacità di semplificare concetti alquanto complessi. In realtà è possibile trarre spunti di riflessione senza necessariamente pretendere di comprendere in pieno i riferimenti psicologici o psichiatrici. In particolare nel video loop distruttivo della mente umana per spiegare come possiamo entrare in vortice di pensieri e passioni negative, utilizza l'aspetto della personalità (subpersonalità) detta psicosomatica, in cui probabilmente possiamo identificarci totalmente, in parte o per niente, ma quello che è interessante è la descrizione di come avviene l'avvitamento nefasto sul nostro stato d'animo. (Importante: come sempre rimando allo studio dei contenuti da cui traggo ispirazione, nonché alla consultazione degli specialisti per esigenze che siano superiori ad una semplice riflessione di non addetti ai lavori

Ciascuno di noi, più o meno consciamente, si pone delle condizioni dette di amabilità, ossia delle caratteristiche che manifestandosi ci rendono amabile agli occhi degli altri o ci dovrebbero far ottenere successo nella vita. Non riuscendo sempre a soddisfare quelle condizioni, si entra in uno stato di prostrazione che finisce con il rendere sempre meno probabile il loro raggiungimento, cioè si entra nel circolo vizioso alimentato dalla rabbia e da tutta la carrellata di sentimenti negativi a corredo. Il fattore attivante il loop distruttivo è detto trigger, può essere una qualsiasi banale affermazione o fatto che giunge dall'esterno. 

Per esempio a chi di noi non è capitato di sentirsi in forma, magari attraente e sicuro di sè, ed invece sentirsi chiedere se avessimo qualche problema o perché ci fossimo vestiti in quel modo? Quanto meno siamo rimasti perplessi e ci siamo chiesti quale fosse il nostro reale aspetto o stato di salute, in alcuni casi magari ci siamo convinti che ci fosse davvero qualcosa che non andava, finendo con sentirci inadeguati. Siamo passati dalla baldanza ad un senso di disagio ed insicurezza, in periodi di particolare debolezza siamo persino arrivati a mettere in discussione tutta la nostra esistenza.  Ossia il non raggiungimento delle condizioni di amabilità ci rende più tristi, deboli, arrabbiati, sempre meno in grado di soddisfare quelle condizioni e dunque sempre più tristi, deboli, arrabbiati entrando nel loop distruttivo.

Ciò accade soprattutto quando l'Io, la parte che governa pensieri ed azioni, condivide queste condizioni di amabilità e non è in grado di disinnescare il loop perché attribuisce importanza fondamentale a quegli obiettivi il cui raggiungimento difficilmente può essere ottenuto, ma soprattutto mantenuto. L'Io risulta essere quindi condizionato da fattori che si sono radicati nel tempo, dovuti ad educazione, contesto sociale e familiare, esperienze di vita. l'Io ha finito con adottare dei parametri che gli sono stati in qualche modo inculcati e su cui non ha esercitato nessuno spirito critico e nessuna riflessione, agisce come un automa condizionato.

Abbiamo imparato che se ci comportavamo bene e studiavamo eravamo degni di essere amati, se eravamo ordinati e ci lavavamo faccia e mani potevamo essere considerati carini. Abbiamo imparato che compiendo certe azioni potevamo avere più o meno approvazione, ammirazione, rispetto e via dicendo, che potevamo ottenere il successo e con esso la felicità. Il nostro Io è stato condizionato e quando entriamo nel loop distruttivo della non realizzazione delle condizioni di amabilità ne siamo devastati.

Un esempio: abbiamo sprecato tempo ed energie cercando di risultare accettati da un certo gruppo di persone al cui interno era di base impossibile accedere. Nonostante ci sembrasse di comportarci esattamente come richiesto, dunque ci aspettassimo l'accoglienza (perchè così ci avevano educato: sei bravo quindi ti accetto), si finiva nella frustrazione del sentirsi inevitabilmente respinti, di conseguenza sempre più critici nelle nostre capacità. Abbiamo messo in discussione ogni singola cellula di noi, eccetto che le condizioni che ponevamo per essere felici erano quelle sbagliate. Ogni volta che si entra in un loop distruttivo è perché ci si pongono ostinatamente degli obiettivi che non hanno nulla a che vedere con noi

Ma come uscire dal loop distruttivo? A volte capita che si è sofferto così tanto che improvvisamente per qualche strana ragione, forse l'istinto di sopravvivenza, ci scatta qualcosa e smettiamo di ostinarci a voler conseguire obiettivi irraggiungibili. Il gruppo di persone in cui tanto aspiravamo ad entrare diventa istantaneamente meno attraente, anzi ne vediamo limiti e difetti. Una consapevolezza improvvisa dettata dalla voglia di smettere di soffrire. Basta stiamo stufi, così non si può andare avanti e finalmente ci liberiamo di un obiettivo che probabilmente mai si sarebbe concretizzato. È anche capitato che nel momento stesso in a cui si è rinunciato a raggiungere un certo risultato questo si sia magicamente offerto senza che noi avessimo più interesse.  Continuando con l'esempio del gruppo di persone ostiche al nostro ingresso, può capitare che alla fine siano attratte dalla nostra indifferenza che però, essendo un sentimento reale e non di strategia, ci fa agire esattamente come indifferenti e declinare l'invito ad unirci al gruppo per il quale, solo poco tempo prima, eravamo disposti a scalare le montagne. In questo caso ci sembra che la soluzione sia stata facile e sia arrivata da sè. Non è così! La soluzione è arrivata a prezzo della nostra enorme sofferenza, troppo salata e con troppo spreco di energie. Un altro modo ci deve essere per evitare di essere attanagliati da un loop distruttivo fino allo sfinimento, quando va bene, o addirittura esserne totalmente vittime.

Nel video  successivo (L'io contaminato e l'io sano) il dott. Scardovelli spiega come sia possibile spezzare un loop distruttivo ed in generale vivere liberi dai condizionamenti. Certo a sentirlo sembra tutto semplice ed alla nostra portata, ma poi quando concretamente dobbiamo agire ci sentiamo soli come prima. Quindi cosa è cambiato? Forse nulla, se siamo così chiusi da non voler o poter sentire una soluzione tanto ovvia e banale da essere spesso difficile da applicare, o forse questa volta ci è stata descritta in un modo così efficace da arrivare al nostro centro emotivo e razionale: cioè diventiamo consapevoli.

La chiave di tutto è utilizzare amore e compassione, amore come sentimento positivo che vuole il bene del destinatario, compassione nel senso positivo di comprensione per la pena che si prova. Questi due sentimenti applicati al nostro essere ci inducono ad abbandonare quell'atteggiamento da giudice severo che ci paralizza ed inchioda a responsabilità vere o presunte. Senza amore e compassione verso noi stessi non siamo in grado di amare neanche gli altri in modo corretto e non possessivo o morboso. Riuscire a comprendere la vera essenza dell'amore e compassione è il segreto di tutta l'esistenza. A questi termini si danno tanti significati diversi, sono usati persino per spiegare, o peggio giustificare, comportamenti deviati e criminali, ma l'amore non può essere alla base di nulla di nefasto. In tal caso non è più amore, forse è ossessione, egoismo, possesso ecc. ma non amore.

Finché non diventiamo consapevoli che le armi che abbiamo per disinnescare odio, rancore, pretese impossibili su noi stessi, sono amore e compassione abbiamo veramente poche speranze di non rincominciare a soffrire un istante dopo il sollievo. La vita è fatta di una serie di contrattempi, sventure, momenti felici e gioiosi in alternanza. Le cose accadano, come viverle ed accettarle spetta solo a noi, non ci si può opporre agli avvenimenti ma occorre imparare ad amarsi e guardarsi con compassione. Se si capisce questo si diventa davvero re del mondo nel breve tempo che ci è concesso di starci.


Fabiana pubblicato il 20.06.2019 [ Consapevolezza ]


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