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Uno scritto a caso

Lo smeraldo Hansraj
[scritto] Due fratelli novelli derubano, su commissione, smeraldo appartenente a una contessa.
Gianmarco Dosselli
21.09.2010

Le intermittenze della morte

punteggiatura scarsa ma libro scorrevole

Quando ho iniziato a leggere questo libro di José Saramago sono rimasta inizialmente sconcertata per la presenza di un solo punto nella prima pagina, grande quantità di virgole e mancanza totale di punteggiatura per il discorso diretto, giusto la lettera maiuscola per dare un segnale di demarcazione. Ma mi sono perdutamente innamorata del suo contenuto e non ho trovato nessuna difficoltà nella lettura. Ho trovato rivoluzionario questo modo di scrivere, così colloquiale, così diretto, quasi che lo scrittore stesso mi stesse leggendo il suo racconto. Ho immediatamente incominciato a consigliare il libro a destra e sinistra. 

La parte che descrive l'effetto della mancanza di un trapasso a miglior vita sulla comunità fa davvero riflettere e ti fa vedere da un altro punto di vista la necessità sociale della morte. Perché le persone invecchiano o cadono in coma ma non muoiono. Sulla morte esistono parecchi tabù e non ricordo molte discussioni a riguardo, mi viene in mente solo una frase del prof. Veronesi a proposito dell'invecchiamento, "È un dovere invecchiare", che si riferiva all'accettazione del naturale ciclo della vita senza l'affanno di una impossibile eterna giovinezza, ma mai una coraggiosa analisi, anche se romanzata, della desiderata assenza della morte. Nel racconto ci sono moltissimi spunti di riflessione esposti in modo leggero ed efficace, forse proprio grazie a quella assenza di punteggiatura come grammatica insegna. Quella mancanza rende tutto più confidenziale e ti viene da sposare una forma così libera di esposizione. Ritengo che anche la traduttrice, Rita Desti,  sia da stimare per la difficoltà di resa del testo. Purtroppo non conosco il portoghese ma sarebbe interessante poterne misurare l'efficacia in lingua originale.

Tornando al contenuto le conseguenze della mancanza della morte in una sola regione della terra metteno in evidenza tutti gli stati d'animo umani, come invidia e sollievo,  il rendersi conto che quello che sembrava un privilegio poi si dimostra una fonte di guai. Anche il suo ripristino, previa avviso personale, avrà delle conseguenze imprevviste. Infatti non sempre ciò che appare come una condizione auspicabile poi in effetti lo è, praticamente come vuole il detto popolare "non è tutto oro quello che luccica".

Poi c'è l'ultima parte, quella che mi ha fatto vacillare, dove la morte si personifica in una sorta di Joe Black ( film del 1998 "Vi presento Joe Black") in gonnella, un passaggio perentorio verso una situazione tutta incentrata su due personaggi: la morte (in minuscolo come vuole lei) ed il condannato. Il più delle volte leggo i libri completamente allo scuro della trama e mentre procedo mi faccio degli scenari che mi condizionano. Quindi avevo delle domande e curiosità che pensavo sarebbero state risolte nella parte finale del libro. Non è così, quando la trama si incentra sulla morte come figura, e non come effetto, spariscono tutte le tematiche collettive e ne subentrano altre più "personali". Io non ero preparata, o forse non ero interessata, quindi sono rimasta a lungo in attesa che la narrazione virasse nuovamente. Il racconto ha sempre delle sorprese interessanti ma occorre non aggrapparsi a delle idee e lasciar scorrere la narrazione così come viene.  Poco prima delle ultime pagine mi sentivo meno entusiasta e quasi mi dispiaceva di tutta la pubblicità che avevo fatto al libro appena avevo inziato a leggerlo. Invece vale la pena di leggere questo singolare e divertente libro che lascia spunti di riflessione con una scrittura divertente e leggera senza mai dare soluzioni. Per quanto mi riguarda forse dovrei prendere il vizio di leggere la quarta di copertina per evitarmi illusioni e disillusioni, o forse no, del resto il leggere è anche questo!


Edith pubblicato il 23.01.2019 [Recensione]


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