Registrati | Accedi

Viaggi

Nazione | Genere


Erice

e delizie culinarie

Ci alziamo alle otto, Lella è un bradipo, un caffè nella meravigliosa Nespresso e via. La distanza dalla funivia non è gli ottocento metri promessi dai padroni di casa ma è abbastanza vicino, certo non da fare a piedi andata e ritorno. Decidiamo di mollare la macchina in una via prima di arrivare al parcheggio a pagamento. Siamo un po' dubbiose, è carica, ma tentiamo la sorte. Alle nove arriviamo al parcheggio alla base della funivia che è completamente vuoto. Completamente, neanche uno per sbaglio. I padroni di casa ci avevano detto che era sempre un problema parcheggiare ad Erice ed era meglio prendere la funivia. Ci aspettavamo il pienone ed invece nessuno! Tutti al mare? Facciamo il biglietto ed entriamo nella nostra cabina. Nessun addetto, Lella è perplessa ha paura che qualcosa vada storto. Siamo già un po' in quota quando si chiudono le porte, non perfettamente. Lella è sempre più perplessa. Io sono esaltata. Bello vedere le case sottostanti, forse non molto riservato per loro ma io mi sento come una benevola ficcanaso nella vita altrui. Il panorama è esaltante, anche se un po' foschioso data la calura estiva. Si vede Trapani sdraiata placidamente sul promontorio nel mare, le isole Igadi, le magnifiche saline. In queste avremmo intenzione di farci un salto più tardi, giusto per vedere il museo. Io sono un po' perplessa, abito vicino ad una salina e ne conosco il potere riflettente e di caldo infinito durante l'estate. Probabilmente andare nell'ora di pranzo non sarà una cosa tanto salutare. Ora non ci pensiamo e la cabina prosegue la sua salita al ritmo dei miei scatti fotografici. Ad ogni sobbalzo in corrispondenza del pilone le facce di Lella mi strappano sonore risate. Siamo le sole a salire, nessuno scende.  Vale proprio la pena di utilizzare questo mezzo per raggiungere Erice ma appena usciti dalla stazione ci colpisce anche qui il parcheggio totalmente vuoto. Ridiamo e ci ricordiamo della folla di gente promessa dai padroni di casa del B&B, anche loro non hanno tenuto conto che in Sicilia le nove del mattina in estate vuol dire "alba". Qualche foto alla Porta Trapani, ingresso principale della cittadina, e puntiamo decise alla pasticceria citata come imperdibile. 

MunicipioAbbiamo una esperienza extracorporea dolciaria fenomenale con la genovese della pasticceria di Maria Grammatico. Te la fanno al momento e tu seduta sorseggiando il cappuccino hai solo voglia di dire "ancora, ancora, ancora". Una colata di bontà lungo le fauci goduriose. Cavoli solo questo vale la venuta ad Erice.  Soddisfatte dalla colazione che avevamo sospeso proprio per approfittare della rinomata abilità di Maria Grammatico, o chi per lei, iniziamo il giro.

La mia guida è un po' avara di dettagli ed io decido di entrare al municipio dove c'è l'ufficio informazioni turistiche. Una deliziosa diciottenne mi fornisce di cartina e spiegazioni. Fa già un caldo bestia e ci avviamo verso le mura ciclopiche di Erice, sono lì dietro.

Mura ciclopicheMura ciclopicheMura ciclopichePorta Spada

Quartiere SpagnoloScendiamo verso la Porta Spada e risaliamo leggermente verso le chiese di Sant'Orsola e Sant'Antonio Abate. Sono ancora chiuse e proseguiamo pensando di fare il periplo fino al Castello Normanno. Ma la strada è in pieno sole ed in salita, caldo opprimente. Decidiamo di tornare indietro rinunciando totalmente a visitare il "Quartiere Spagnolo", troppo esposto, rischiamo un coccolone.

Sant'OrsolaOltre ad allungare questa volta dobbiamo rifare la strada delle mura ciclopiche in salita ed è alquanto ripida, ma in ombra. Nel frattempo qualcuno ha aperto le chiesette ed entriamo a Sant'Orsola. Il suo pavimento in pietra risale sicuramente al periodo della sua edificazione, sconnesso e con avvallamenti ha il fascino della resistenza al tempo che passa. L'interno è spoglio con evidenti tracce di recupero e restauro nel rispetto della sua storia. L'aria è mistica, aiutata dall'assenza di altri visitatori oltre a noi. Superiamo Porta Spada e di nuovo sù, costeggiando faticosamente in salita le mura ciclopiche. Pavimento di Sant'OrsolaOvviamente è qui che mi rendo conto di aver perso il tappo dell'obiettivo e devo tornare indietro...accidenti! Lella è troppo concentrata sulla fatica di salire e non si accorge di nulla, potrei aver anche un infarto ma non sono sicura che tornerebbe indietro con la prospettiva di rifare la poderosa ascesa. Del resto anche io tentenno sull'ipotesi di abbandonare al suo destino il tappo. Poi prevale la cura e l'amore per quell'obiettivo che in seguito si dimostrerà un acquisto infelice. Torno indietro, passo davanti alle due chiese, trovo il tappo, ditrofront,  ripasso davanti alle due chiese e di nuovo  lasciata la Porta Spada nel punto più basso rincomincio la salita, che fatica!

Ci ritroviamo in cima. Lella è convinta che mi sia fermata a fotografare, io ansimo per non aver dosato bene le forze e perché l'asma ha deciso di far sentire la sua punizione per lo sforzo fatto. Mi riprendo e puntiamo verso il castello normanno, quando ci sono stata dieci anni fa non si poteva entrare e mi è rimasta la curiosità. Passiamo per la chiesa di San Domenico ma la piazza è chiusa da uno stuolo di forze dell'ordine. C'è qualche autorità che evidentemente non vuole essere disturbata dai quattro gatti di turisti presenti in quel momento. Io è Lella siamo la metà di quei quattro.  Questo ci impedisce di visitare qualcosa di importante che però non ricordo cosa fosse. Non so perché gli sbarramenti dovuti a celebrità o cose del genere mi innervosiscono. Personalmente non ho nessuna curiosità rispetto a qualsiasi tipo di figura ritenuta di spicco in qualsiasi settore e se intralcia le mie visite mi crea solo irritazione e sconcerto. Tanto non mi avvicinerei a loro per nessun motivo.

Torretta PepoliCambiamo strada e proseguiamo verso il Castello di Venere, il suo vero nome. I giardinetti pubblici sul belvedere sono un richiamo irresistibile, ci sediamo nella panchina all'ombra di poderosi alberi decise a rifiatare. Si fa per dire! Lella "rifiata" con le sue sigarette elettroniche. Alzarsi è faticoso, il silenzio, l'afa, la parte assolata che ci aspetta contribuiscono a tenerci inchiodate sui nostri lombi. Uno scatto di reni e di volontà ed eccoci ad ammirare dall'alto la Torretta Pepoli, fiabesca struttura della fine del XIX secolo proprio sotto il castello. È stata restaurata e verrebbe voglia di spenderci gli anni che seguono a leggere ed ammirare la vista da quello splendido angolo di paradiso. Due foto e proseguiamo per l'entrata più in basso al castello, questa volta la strada assolata non ce la risparmia nessuno.

Sito archeologico di Castello di Venere Prima di entrare l'addetto ci avvisa che all'interno l'area è puramente archeologica e si possono notare i resti del tempio di venere romano e qualche segno di casa punica. L'ha detto, ma chissà cosa pensavo. Facciamo biglietto, 4 euro a cranio, dentro troviamo ancora da salire, sotto il sole, e davvero dei resti interpretabili solo da un vero appassionato archeologo fornito di notevole immaginazione. Il costo è eccessivo per quel po' che c'è e neanche il panorama ripaga, non è dissimile da quello fotografato qualche metro più in basso. Il sito è work in progress e molte parti sono interdette. A mio parere non ne vale la pena ma sono certa che ritrovandomi nella stessa situazione la curiosità mi farebbe propendere per un "ma si andiamo a vedere!". Ci avviamo verso la Porta Trapani per tornare alla funivia. Una insegna attira la nostra attenzione caffè al pistacchio. Entriamo in cortiletto coperto che da accesso ad bar ed un negozio di souvenir. Ci sono delle botti grandi e piccole che fungono da tavoli e sgabelli. Chiediamo se possiamo sederci ed ordiniamo i due caffè al pistaccio, la curiosità è enorme. Caffè al pistacchioIl caffè è particolare lo beviamo servito al bottinetto (storpiatura fra botte e tavolinetto) e poi vado io a pagare. Usciamo, ci allontaniamo di qualche passo e mentre Lella si lecca le labbra dicendo << Buono >>, io le rispondo >, << Ah però! Neanche tanto >> lei di rimando, << Sei euro l'uno>> preciso io, l'imprecazione in romanesco di Lella chiude lo scambio. Pensiamo subito alla sproporzione rispetto al costo e alla bontà della colazione da Maria Grammatico fatta con un solo euro in più, ma la curiosità ha un prezzo!

Facciamo ancora una deviazione verso la Chiesa Matrice con la torre campanaria che domina il promontorio. Ci sono salita dieci anni prima e oggi non ho energie neanche per un gradino. Anzi su un gradino di una casa ci sediamo aspettando di riprenderci per fare la gradinata della chiesa. Ho visto sicuramente anche quella ma non la ricordo ed una occhiata si può sempre dare (chissà poi perché dal momento che mi dimentico sempre degli interni a meno che non ci sia qualcosa di fenomenale). Lella svapa! Mi fa sempre ridere questo modo di dire che fuma la sigaretta elettronica, però mi ci adeguo. Del resto si scrive più brevemente, quattro parole contro una. Mi faccio coraggio e salgo la scalinata. Ad ogni gradino il piede aumenta il suo peso di un chilo. Arrivata all'ingresso c'è un giovanotto che mi avvisa che si paga un unico biglietto per chiesa e torre. Non mi sembra una buona soluzione, non tutti riescono a salire sulla torre. Vista su Trapani dalla funiviaRinuncio e ce ne torniamo alla funivia. 

Adesso il parcheggio di Erice e stracolmo così come quello alla base, non c'è più un buco a disposizione. Ormai è evidente che noi presentandoci alle nove del mattino eravamo "mattiniere".  È mezzogiorno e mezza, la sola idea di andare nelle assolate saline ci fa sentire deboli e spossate. Abbiamo fame. Purtroppo non è il periodo adatto ed inoltre la visita sarebbe meglio farla all'inizio della mattinata o al tramonto. Lascio a Lella la decisione. Quindi consultando Google su cosa c'è nei dintorni andiamo a rifocillarci in una deliziosa gastronomia a suon di arancini e leccornie varie.

Precedente episodio


Marina Hiker pubblicato il 08.12.2019 [ Viaggi ]


  Vuoi dare il primo "Mi piace" a questo scritto?


Commenti dei lettori
Per lasciare un commento Registrati | Accedi